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Rubber Johnny (Cortometraggio)

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Rubber Johnny (Cortometraggio) 4.00 of 5 1 Vote.
Johnny è un bambino mutante iperattivo rinchiuso in una cantina. Grazie alla sua fantasia riesce comunque a crearsi un mondo fittizio dove divertirsi nel buio. Questa è la trama di Rubber Johnny, se di trama si può parlare.
Siamo qui infatti lontani dalla canonica forma narrativa pura, dal lineare scorrere del tempo, quasi fossimo tornati indietro all'epoca delle avanguardie surrealiste e dadaiste. Quello che conta in questo cortometraggio, che con tutta la buona volontà proprio non ci si sente di definire un semplice videoclip, è l'unione fra immagini, forti ed evocative, e suono, paranoico e schizofrenico. Chris Cunningham, ultrapremiato regista di video per Aphex Twin, Madonna, Bjork e tantissimi altri, riversa in questi sei minuti la summa delle sue esperienze registiche, filtrate attraverso una dimensione onirica proveniente in diretta dai suoi peggiori incubi, creando così un'opera d'arte visiva e sonora di forte impatto.

Quasi completamente girato in infrarossi e filtri notturni, fin dall'inizio facciamo la conoscenza di Johnny, un essere deforme che per i primi due minuti è inquadrato in primo piano mentre qualcuno gli rivolge prima delle domande e poi lo picchia brutalmente. Bloccato su una sedia a rotelle, in compagnia di un grottesco cagnolino macrocefalo, una volta lasciato solo nella sua prigione Johnny si sbizzarrisce in ogni modo possibile. Diventa così l'eroe di qualche situazione fantascientifica e schiva raggi laser provenienti da chissà dove; sgomma sulla sua sedia a rotelle trasformatasi in un velocissimo veicolo ipertecnologico; gioca ad un inquietante nascondino con il cane, spettatore allibito e spaventato; immagina deformazioni facciali peggiori delle sue, teste aperte, facce divise a meta che si sfracellano su di un vetro (le uniche immagini a colori) e sniffa persino una pista di superdroga prima di ripiombare nella sua fantasiosa realtà creata, che tanto è liberatoria per lui quanto a noi sembra terrificante.

Il tutto sparato a velocità doppia, con un lavoro di montaggio che avrebbe spinto chiunque ad abbandonare il progetto (o ad impazzire). Anche perché tutto ciò che Johnny fa, tutte i suoi movimenti sono perfettamente sincronizzati con la musica, una mistura sincopata di jungle/drum'n'bass astratta e confusa ma mai cacofonica, del solito Aphex Twin (si tratta in particolare del brano 'afx237 v.7' dal disco 'Drukqs') che ben si adatta alla schizofrenia generale delle immagini.

L'atmosfera che si respira in questo brevissimo film è angoscia pura, inquietudine allo stato brado; non viene lasciato allo spettatore nemmeno un attimo di respiro, tutto è iniettato direttamente nel cervello a velocità supersonica, tant'è che per cogliere appieno tutti i particolari è necessario mandare il video al rallentatore.
Tutto quello che vediamo avviene all'interno della mente di Johnny. Le quattro mura della cantina sono monumenti oppressivi di reclusione, ma una volta iniziato il sogno/incubo queste crollano, diventano intangibili ed invisibili e Johnny sembra muoversi in uno spazio illimitato, nerissimo, un universo fatto apposta per lui e lui solo. La figura stessa di Johnny ispira al contempo compassione e ribrezzo, e la scarsa durata del video spinge a formulare un'opinione frettolosa su ciò a cui assistiamo, senza mezzi termini: o si ama da subito o fa schifo.

Come nel capolavoro di Cunningham, Flex, di cui purtroppo non esiste una versione in commercio ma si può solo ammirare nelle rarissime uscite live in coppia con - indovinate? - Aphex Twin, anche qui cose concrete vengono trasformate in immagini astratte che danzano frenetiche sotto gli occhi, come Ruttmann fece nei suoi vari Opus ed in virtù di quell'isomorfismo sbandierato da Wiene. Proiezioni paranoiche della mente umana vengono stampate su pellicola, giungendo al risultato finale: sei minuti di puro shock visivo, sei minuti di raccapriccio futurista, sei minuti di repulsione tecnologica e carnale allo stesso tempo - ricorda un pò un certo Cronenberg? Certo! -, i sei minuti migliori di Johnny, sei minuti spesi decisamente bene. Consigliato e dedicato ai sostenitori dell'arte per l'arte, arte senza uno scopo specifico, arte intesa come pura visione estetica.

 

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