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Riflessi di Paura

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Riflessi di Paura 3.00 of 5 1 Vote.
Kiefer Shuterland interpreta Ben Carson, un poliziotto roso dai sensi di colpa dopo aver ucciso per errore un uomo. Perso il lavoro, in lite con la moglie ed ospite a casa dalla sorella, Ben decide di trovarsi un altro impiego per salvare il salvabile. Lo assumono come guardia notturna presso un vecchio centro commerciale in disuso. Il complesso è stato vittima di un incendio anni addietro e necessita di sorveglianza sebbene sia deserto. La guardia precedente, lasciato l'impiego senza motivo, era ossessionata dagli specchi, stranamente ancora intatti all'interno della struttura. Carson si ritrova a girovagare di notte per gli ambienti bruciati ed anneriti, accorgendosi presto che qualcosa non va con gli specchi: sembrano animati. Oltre a questo ci sono delle strane impronte sui cristalliu2026

Alexandre Aja, regista Francese, è noto oltre che per Haute Tension aka Alta Tensione, soprattutto per l'ottimo remake de Le Colline Hanno Gli Occhi. Anche il film in oggetto, sebbene alcuni punti siano differenti, è una sorta di remake di Into The Mirror, scritto e diretto dal Coreano Sung-ho Kim. Aja e il suo sceneggiatore di fiducia Grégory Levasseur mettono mano allo script modificandolo a proprio piacimento. La cosa strana, ma positiva, è che il duo Francese non occidentalizza il tutto come di solito si è abituati a vedere in remake di film orientali, ma crea una sorta di visione speculare, in tutta probabilità facendo riferimento al soggetto del film, creando sbalzi temporali completamente opposti, speculari appunto. Sebbene sia un horror a tutti gli effetti, la struttura di entrambi i titoli è quella del poliziesco, dell'indagine con la I maiuscola, vista tantissime volte in pellicole made in Usa. L'aspetto curioso è che l'opera di Sung-ho Kim appare a tratti più occidentale di quella di Aja, il quale dimostra di aver realizzato un lavoro che non si riduce al mero copiare.

Alcune scelte del regista sono volte a rendere più paurosa la storia (in effetti l'originale come dosi di suspence lasciava parecchio a desiderare), introducendo momenti di tensione palpabile, sequenze in cui il cosiddetto salto dalla sedia è in agguato. Il terrore viene però ben dosato e non è mai fine a sè stesso. Sebbene ci si aspetti il solito spaventatutto, sia Into The Mirror che The Mirrors non trattano di fantasmi dai lunghi capelli corvini o di rancori dissepolti.
Il film in analisi è migliore dell'originale. Alla sua prima opera Sung-ho Kim realizza un lavoro a cui manca molto; forse con una maggiore maturità ne sarebbe scaturita un'opera indimenticabile, risultando invece troppo di ampio respiro, volendo includere emozioni e sensazioni che andavano oltre le capacità stesse del film.

Aja sa quello che fa dall'inizio alla fine e si permette di ricalcare gli ultimi istanti del film Coreano facendoci capire che il suo sviluppo della storia è in funzione di quel finale, è perfetto per quel finale, creando angoscia e smarrimento senza perdere le redini.
Aja ci coinvolge viaggiando sul filo degli eventi, i quali hanno sempre una conseguenza riflessa in altri circostanze. Riflessi di Paura è un meccanismo di intrattenimento perfetto, ben dosato, che suscita emozioni al tempo debito. Il regista anche in questo film abbonda con lo splatter, ma non in maniera imponente come nei suoi precedenti lungometraggi. Le riprese attraverso gli specchi ci rimandano di continuo al tema principale del film, all'oggetto in questione, ma questo lo si vede anche in Into The Mirrors. Interessante è invece l'aggiunta dell'acqua come materiale riflettente, caratteristica assente nell'originale.

Kiefer Sutherland da un ottima prova recitativa, spesso mettendo in ombra gli altri membri del cast, ma come dicevo prima la struttura è quella di un'indagine e viene portata avanti da una sola persona: gli affetti sono solo un contorno sebbene occupino una parte rilevante del meccanismo.
In definitiva Riflessi di Paura è un buon prodotto che probabilmente verrà bistrattato, criticato. Il fatto che superi l'originale farà parlare molto, ma comunque siamo di fronte ad un raro remake che è stato confezionato con un piglio non solamente alimentare. Avrebbe potuto tranquillamente scopiazzare la pellicola di Sung-ho Kim e non vi sarebbero stati problemi, invece Aja ci ha messo del suo, in maniera tutt'altro che casuale. Viene da pensare che dopo aver visto l'originale non abbia resistito a correggerlo.
Ora non ci resta che attendere il terzo remake del regista Francese, Piranha 3-D, che attualmente si trova in pre-produzione. Auguriamoci anche che prima o poi Aja si dedichi ad una sceneggiatura che sia del tutto originale.

 

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