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Resident Evil: Apocalypse

Rating: 1.00/5 (1 Vote)
Resident Evil: Apocalypse 1.00 of 5 1 Vote.
Se a Raccoon City imperversano gli zombie infettati dal T Virus della Umbrella Corporation e dietro la macchina da presa troviamo l'esordiente Alexander Witt, qualcosa deve essere sicuramente andato storto.
Molti di voi conosceranno Resident Evil, la celebre saga videoludica dalle atmosfere decisamente dark, che più di una volta ci ha mozzato il fiato in gola. Nel 2002 il regista Paul W.S. Anderson, con il benestare della Capcom, decide di portare questo survival horror sul grande schermo, realizzando un'omonima pellicola con esiti più che discreti, al contrario invece di altre pessime trasposizioni cinematografiche nate con lo stesso obiettivo (vedi House of the Dead o Alone in the Dark). Poi però arriva questo secondo episodio, Resident Evil: Apocalypse, che purtroppo mantiene tutte le promesse del titolo: è una vera e propria apocalisse.

Alice si sveglia in un laboratorio della Umbrella Corporation, dove era tenuta sotto osservazione, ritrovandosi in una città che sembra ormai popolata solo da morti viventi. Il T Virus si è infatti diffuso in modo impressionante, tanto da convincere le autorità ad evacuare l'intera Raccoon City e di circoscriverne il perimetro erigendo delle mura contenitive, in modo da impedire che il contagio si propaghi ulteriormente. Non tutti però sono riusciti a lasciare la città per tempo, così, intrappolati in quell'inferno, saranno costretti a combattere con tutte le loro forze per evitare di diventare cibo per gli zombi. A questo manipolo di coraggiosi si unisce la stessa Alice, ma nessuno di loro ha idea che una nuova terribile minaccia si prepara a spazzarli via: Nemesis, ennesimo progetto della Umbrella Corporation, un gigantesco mostro dotato di intelligenza artificiale, resistente a quanto di più letale possa essere imbracciato da un essere umano.

Questo non è un film qualunque, è una delle più grosse idiozie che siano passate nelle sale italiane nel 2004. Lasciamo stare la trama. E' chiaro fin da subito che il regista tenta di emulare il lavoro precedente concentrandosi sull'azione, le scene violente, la lotta corpo a corpo con gli zombie e la sfida finale Alice vs Nemesis. Però vedere come persegue l'obiettivo toglie la voglia di vivere. Gli umani vengono aggrediti sempre alle spalle, all'improvviso, e tutto si conclude in un attimo con un colpo alla testa o, in caso di esito negativo, con un morso al collo. è come se qualcuno si divertisse a fare BUH!, sopraggiungendo di soppiatto. Ti scuote una volta, magari due, la terza il gioco ha stancato sia voi che lui, ma non Alexander Witt, che prosegue questo meccanismo per ben 86 minuti (e per fortuna che il minutaggio è avaro!).

Per non parlare poi dei ralenti, spesso fuori luogo, che non sortiscono mai l'effetto desiderato, così come alcune esagerazioni francamente evitabili legate ai superpoteri di Alice: che Witt non sia il Brian De Palma di Mission Impossible è ovvio, ma c'è da dire che il giovane regista ce la mette tutta per ricordarcelo. Dedichiamoci infine al capitolo sangue e splatter in generale: ne sarebbe potuto sgorgare molto di più...e molto meglio. Tra le scene mal sfruttate (quasi tutte) spiccano quella del poliziotto assalito da due cani-zombie e la donna divorata dai baby morti viventi; entrambe lasciate all'immaginazione dello spettatore. E questo è un film che non dovrebbe lasciare nulla alla fantasia. Ma se è vero che le sorprese non finiscono mai, godetevi il bel finale moralista, vera ciliegina sulla torta. Peccato che la torta sia nella raccolta differenziata.
Quel che è peggio è che non è finita qui...Resident Evil: Extinction sta per arrivare!!!

 

 

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