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Repulsion

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Repulsion 4.00 of 5 1 Vote.
I titoli di testa scorrono placidi attraverso l'iride dell'occhio della protagonista. Siamo noi che guardiamo lei o sono le ossessioni paranoiche di Carole (un'acerba e brava Catherine Deneuve) che ci osservano?

Carole Ledoux, di origine belga, lavora in un asettico centro estetico e dimora, insieme alla sorella Helene (Yvonne Furneaux), in un grigio appartamento londinese.
In parallelo le due sorelle vivono in modo assai diverso le loro storie d'amore. Helene s'intrattiene senza inibizioni con un uomo sposato, mentre Carole respinge le avances di un giovane e gentile spasimante mentre cerca di allontanare il fedifrago dalla sorella e dalla loro casa. Repentinamente ci si rende conto che la protagonista è ossessionata da qualcosa d'indefinito ma, cosa sicura, è sessualmente repressa ed odia gli uomini. I suoi comportamenti palesano a ripetizione questi disagi sia a casa (gradualmente sempre più inquietante) che sul posto di lavoro. Inizia così, tra brutali allucinazioni, la corsa di una donna psicologicamente instabile verso la follia omicida. A far scattare la molla, insieme all'assenza della sorella in viaggio verso Pisa con l'amante (la torre come chiaro simbolo fallico), è la vista del sangue che fuoriesce dal dito che, la quasi catatonica Carole, ha in parte tranciato ad una sua anziana cliente durante la manicure. Solitudine e sangue.

Senza indugi chiarisco subito che siamo al cospetto di un thriller psicologico, iconograficamente assai prossimo dell'horror, di grandissimo spessore (Orso d'argento a Berlino nel u201865).

Cocteau in primis ma soprattutto l'espressionismo di registi come Robert Wiene (Il Gabinetto del Dottor Caligari), ecco i tragitti stilistici seguiti da Polanski per questo suo, imperdibile, primo capitolo di una trilogia legata agli appartamenti di cui fanno parte i seminali Rosemary's Baby e L'Inquilino del Terzo Piano.
Il regista ci guida con maestria verso la protagonista, mostrandoci di continuo dei primi piani da diverse angolazioni, quasi a volerci invitare a guardare dentro la testa di Carole per giungere al suo cervello, ai suoi pensieri ed alle sue paure. La psiche femminile viene così scandagliata da una prospettiva del tutto originale. Intelligentemente, in special modo all'inizio, viene aumentato il senso d'angoscia di Repulsion girando alcune scene come se fossero in loop, rendendo appieno l'idea della monotonia della vita di Carole.

Il meccanismo con cui il regista di origine polacca ci spiega la lenta progressione della follia dell'algida sventurata è a dir poco perfetto. Con un incedere pigro, quasi a volerci preparare all'agghiacciante finale, per quasi tutto il film Polanski insieme a Gerard Brach con cui ha scritto la storia, inserisce una serie di simboli e di scene propedeutiche per la comprensione del dramma in corso. Salvo poi lasciarci la possibilità, nel grandioso finale, d'interpretare a piacimento l'ultima inquadratura e sovvertire o confermare quanto appreso in precedenza. Una persecuzione che giunge implacabilmente da lontano? Geniale ed angosciante al tempo stesso.

In Repulsion gli incubi, mai così reali, ritornano dal passato al ritmo del jazz dell'ottima colonna sonora; ricompaiono per violentare e punire: barricata in casa insieme ad un coniglio putrefatto, rassegnata alla disperazione e torturata dagli squilli del telefono, Carole deve subire violenza da decine di mani che spuntano dalle pareti del corridoio. Alle più che tangibili allucinazioni vengono affiancate anche le violenze di uomini in carne ed ossa, come quelle del padrone di casa. E' solo quando è troppo tardi che s'affacciano sulla scena i vicini di casa a sottolineare e confermare la sensazione di estrema solitudine in precedenza già molto marcata.

Il film è in bianco e nero ma vi assicuro che nelle pochissime scene in cui si vedeu2026il sangue è rosso rubino.
Un'opera solo a prima vista surreale, decisamente potente e sicuramente di culto.


Curiosità: nella sua autobiografia Roman Polanski afferma di aver girato Repulsion solo per poter finanziare Cul de Sac.

 

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