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Possession

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Possession 4.00 of 5 1 Vote.
In questa recensione sono presenti alcuni spoiler. La trama di Possession non potrebbe essere, apparentemente, più banale: una giovane coppia, Marc e Anna, in crisi a causa del tradimento di Anna. Un semplice triangolo che si complica nel momento in cui Marc si accorge che il vero amante di Anna non è il fatuo Heinrich, esaltato dalle filosofie orientali (e soprattutto dall'assunzione di qualsiasi sostanza stupefacente che lo conduca sulla via dell'illuminazione sessuale), ma bensì una sorta di mostro tentacolare - ideato dall'immaginazione della protagonista e poi da lei realmente partorito in una delle scene più deliranti del film. Marc, il giovane marito, nel tentativo di recuperare l'amore di Anna la seguirà in un viaggio folle all'interno degli orrori nascosti della coscienza umana, i quali si sono aperti una strada verso la realtà materializzandosi.I mostri, infatti, non si trovano fuori dall'uomo, ma proprio nella sua parte più nascosta e imponderabile, l'inconscio, l'anima. E quando la reificazione delle nostre paure infine avviene, non le riconosciamo finché non assumono il nostro volto. Questo capiterà a Marc quando si renderà conto che il mostro creato da Anna ha il suo aspetto e rappresenta il suo doppio negativo. Zulawski, rifacendosi a uno dei topoi classici della letteratura e di cui Dostoevskij è un maestro indiscusso, s'inoltra in una profonda analisi psicologia sulla compresenza nella natura umana dei due opposti: il bene e il male. Solo la sintesi fra questi due opposti, che regala all'uomo la consapevolezza di poter contemplare i due abissi, permette di raggiungere l'equilibrio - come, all'interno di una visione manichea, la presenza nell'immaginario collettivo delle idee di Paradiso e di Inferno garantiscono un equilibrio sulla terra.


Il prevalere di una delle due inclinazioni conduce l'uomo alla rovina, alla follia, portandolo a scardinare tutte le regole sociali. Anche Anna si ribella al sistema di felicità impostole, quello del focolare domestico, per affermare la libertà della sua volontà che la condurrà alla distruzione e al caos. Scardina così tutte le regole logiche negando la morale comune, per perdersi negli abissi del peccato in cui la mortificazione di sé, il vizio e la sofferenza permettono di sentirsi profondamente vivi: indifesi ma, allo stesso tempo, capaci dei più efferati delitti che rappresentano poi il tormento più grande per essersi allontanati da Dio e dagli uomini. Così Anna, anima ribelle e ferita ormai scissa, genera il doppio negativo di Marc che si sviluppa solo attraverso l'annientamento della protagonista e del Marc buono che, consapevole di essere responsabile della follia della moglie, decide di assecondare la donna che ama in questa avventura schizoide. Una volta scelta la via del Male, come una sorta di autopunizione, Anna non può più tornare indietro e si vota interamente alla sua nuova fede negativa senza avere più rispetto per se stessa e dimenticando le persone che ama. Anna è ormai disposta a tutto per salvaguardare il suo nuovo dio e vi si dedica completamente concedendosi in amplessi osmotici che, ricordando visivamente L'Incubo (Nightmare) del pittore romantico Fu00fcssli, ci catapultano in una dimensione onirica morbosa in cui la fornicazione tra Anna e l'essere deforme, a lui necessaria per svilupparsi, ci trasmette il sapore cocente del peccato.Questo rapporto illecito ci conduce dritti a quell'inferno da tutti immaginato come terribile perché diventa il luogo in cui le paure di ciascuno si trasformano in veri e propri mostri. La vittoria del male è assoluta, senza possibilità di mediazione e il regista non ci concede nessun tipo di speranza neanche nell'enigmatica scena finale. Sullo sfondo di una città anonima, nonostante i continui richiami a Berlino, e privati della dimensione temporale noi spettatori ci consumiamo insieme alla protagonista nella ricerca disperata della sua identità attraverso l'orrore più cupo.

 

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