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Phone

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In seguito ad uno scottante articolo di denuncia legato ad un caso di abuso sessuale nei confronti di minorenni, una giornalista, Ji-Won, comincia a ricevere delle pesanti minacce telefoniche ad opera di un misterioso maniaco, evidentemente coinvolto nello scandalo. La soluzione migliore in questi casi è quella di far perdere le proprie tracce e sparire per un pò, lontano dalla realtà del quotidiano e soprattutto lontano da possibili spiacevoli epiloghi, così, la giovane reporter, decide di andare a trascorrere qualche tempo presso una casa fuori città, una lussuosa villa prestatale dalla sorella. Per evitare di essere rintracciata si fa cambiare anche il numero del proprio cellulare: così davvero nessuno avrebbe potuto mettersi in contatto con lei. Eppure è proprio in seguito a questa decisione che iniziano degli strani fenomeni inspiegabili. Qualcuno comincia a chiamarla nuovamente al telefono, ma stavolta non si tratta delle solite minacce, c'è qualcosa di ben più inquietante e malvagio nascosto in quelle telefonate fatte di grida e lamenti agghiaccianti, e la casa dove ora Ji-Won è andata a vivere, sembra essere proprio l'epicentro dal quale scaturisce questa forza oscura.E' innegabile come le espressioni artistiche di qualsivoglia entità si differenzino di paese in paese, teoria valida per la musica, la pittura o l'architettura e quindi anche per il cinema. La cinematografia horror Orientale possiede un inconfondibile marchio di fabbrica, all'interno del quale sono racchiusi un concetto della paura e dell'orrore assolutamente originali e caratteristici nel loro contesto, che possiamo ritrovare, seppur espressi in storie diverse tra loro, nella stragrande maggioranza del loro cinema. Phone invece non sembra seguire questi schemi, almeno non del tutto, e ciò lo rende un'eccezione non pienamente gradita. La pellicola sembra infatti strizzare troppo spesso l'occhio al cinema Occidentale, a quello meno valido purtroppo, quasi come se ci fosse l'intenzione di realizzare un film più facilmente esportabile dalla terra d'Oriente. Le citazioni sono tante (Le verità nascoste, L'Esorcista, Echi Mortali), prime fra tutte quelle dei due The Ring, sia l'originale di Nakata che il remake USA di Verbinski. Ahn Byung-ki ci offre una prova di mestiere più che dignitosa dalla quale però non sembra tirar fuori nulla di personale, di realmente creativo, un difetto al quale il regista sembra cercare di rimediare con espedienti ahimè già riscontrati in molti prodotti mediocri del cinema Occidentale: gli effetti sonori sparati all'improvviso.Ci sono tuttavia dei discreti momenti di tensione, come pure delle note di merito per Phone, ed una di queste è l'interpretazione della piccola bambina coprotagonista, davvero brava e nonostante l'età, la più convincente a mio giudizio rispetto all'intero cast. Anche la parte finale è buona, ed è lì che affiorano finalmente le radici Orientali della pellicola, il problema è che si arriva troppo tardi a queste atmosfere, così non possiamo assegnare a Phone più di una sufficienza.

 

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