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Paura nella Città dei Morti Viventi

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Paura nella Città dei Morti Viventi 3.00 of 5 1 Vote.
In questa recensione sono presenti alcuni spoiler. Padre William Thomas, reverendo di Dunwich, si suicida impiccandosi ad un albero del cimitero della città. Contemporaneamente, a New York, Mary Woodhouse, durante una seduta spiritica, ha sia la visione della morte del prete sia le terribili conseguenze che da essa ne deriveranno. La vita di Mary si spegnerà di colpo, o almeno così sembra, visto che durante la sepoltura della medium un giornalista, Peter, ha il sospetto di sentire delle grida provenire dalla bara: spalancandola scoprirà infatti con sua grande sorpresa che la ragazza è ancora in vita, salvandola così da una morte atroce. Peter e Mary, superato lo shock, decidono di partire per la cittadina maledetta per indagare sul misterioso evento e sulle terribili visioni che hanno quasi ucciso la ragazza. Giunti in città conoscono Jerry, uno psicanalista, con il quale continuano le loro ricerche.
Intanto i morti tornano in vita guidati da Padre Thomas e seminano distruzione e terrore nella cittadina.


Primo tassello (imperdibile per ogni amante dell'horror) della mitica Trilogia della Morte Fulciana composta oltre che da questo bellissimo film, anche dal meraviglioso Quella Villa accanto al Cimitero e dal capolavoro L'Aldilà...e tu vivrai nel Terrore!
Pur essendo, forse, l'opera meno riuscita fra quelle citate, è sicuramente quella più estrema e disturbante nella sua rappresentazione. Anche in questa pellicola Fulci si avvale della sua Factory, composta da Dardano Sacchetti in veste di sceneggiatore, Vincenzo Tomassi al montaggio, Frizzi alle musiche, Geleng alle scenografie e Salvati come direttore della fotografia, riuscendo a creare un vero e proprio incubo ad occhi aperti con un budget risicato e con pochissime ambientazioni. Notevole come al solito il lavoro del fido Giannetto De Rossi agli effetti speciali: i suoi fantasminonmorti sono incredibilmente originali e spaventosi, molto vicini per rappresentazione agli incubi di Lovecraftiana memoria (non a caso questa pellicola è ispirata alla lontana proprio alle opere dello scrittore di Providence). Fulci non mostra alcun indugio nel mostrare con il maggior dettaglio possibile interiora, vermi e tutte le atroci conseguenze della distruzione della carne.


Molte sequenze entrano di diritto nella storia del cinema horror - splatter: la famosa scena in cui Daniela Doria vomita i propri organi interni sotto l'influsso malefico del prete maledetto, i vari crani spappolati a mani nude, occhi che piangono sangue, la pioggia di orrendi vermi che ricopre (letteralmente) i poveri malcapitati protagonisti, la trapanazione del cranio del povero handicappato Bob (un intenso Giovanni Lombardo Radice) da parte di un padre geloso e folle. A questo proposito ricordiamo tutte le critiche che piovvero addosso al povero Fulci riguardo la sua presunta attitudine fascista e all'odio verso i diversi; che ritengo davvero insulse e senza senso, vista anche la sua appartenenza da sempre all'ambiente culturale di sinistra. Sarebbe stupido pensare però che un autore del calibro di Fulci si potesse fermare ad una semplice esposizione di sangue e frattaglie. Basta infatti citare la sequenza introduttiva del film (silenziosa, buia, con un vento fortissimo di sottofondo) relativa al suicidio di Padre Thomas, per comprendere quanto il tutto fosse artisticamente realizzato ai massimi livelli e senza nessuna sbavatura. Memorabile anche il risveglio di Mary nella bara dopo la sua presunta morte (scena debitrice stavolta del grande Poe), con Peter che per liberare la medium spacca la cassa a picconate rischiando accidentalmente di ucciderla. Un momento agghiacciante, girato in modo sublime grazie anche all'apporto essenziale del grande operatore di macchina Davanzati.
Proprio questa scena verrà omaggiata da Quentin Tarantino nel suo Kill Bill, durante la sepolutura da viva della sposa Uma Thurman. Occorre inoltre segnalare il solito cameo di Lucio Fulci nella parte di un dottore e la breve partecipazione d.o.c. di un giovane Michele Soavi, al quale verrà strappato barbaramente il cervello.
Che dire di più?
Ancora una volta il regista è riuscito a trasmettere un'angoscia ed una spettralità cinematografica unica che lo rende a tutti gli effetti un autore straordinario. Naturalmente alla sua uscita nelle sale la pellicola fu distrutta dagli addetti ai lavori e dai critici benpensanti. ..ma come al solito avevano torto."

 

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