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Paganini Horror

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Paganini Horror 1.00 of 5 1 Vote.
Paganini Horror è il classico esempio dell'horror movie nostrano tipicamente anni '80 che, se da una parte potrebbe benissimo essere stroncato e bollato come film di serie B, dall'altra scatena nell'appassionato la masochistica voglia di andare fino in fondo e sorbirsi, con un sorriso ebete sulla faccia, tutti i dialoghi al limite del buonsenso e gli artigianalissimi effetti speciali.
La trama del film si accorda piacevolmente con la voga cinematografica del decennio della new wave, che vedeva numerose 'intrusioni' musicali all'interno del lungometraggio, presentandoci la vicenda di un gruppo pop in declino che riesce ad avere tra le mani uno spartito di Niccolò Paganini e, dopo averlo riarrangiato (con tanto di sintetizzatori), decide di girarne il video in una villa appartenuta a Paganini stesso.



La Casa del Sol (però, che inventiva...) diverrà presto il teatro di orribili morti e tra apparizioni, lame che escono dai violini e strane concatenazioni di eventi, assisteremo alla triste fine di chi si è azzardato a far rivivere una melodia che doveva rimanere nascosta.
La trama in sè è abbastanza scontata; ciò che la risolleva dall'abisso della noia mortale è l'ingente quantità di carne che Luigi Cozzi ha messo a rosolare. I poveri malcapitati non si troveranno a dover sfuggire soltanto dalla spettrale presenza del famoso violinista che li vuol fare fuori con una lama che esce dal suo strumento (un orrendo violino coperto di lacca dorata che sembra uscito da una copertina dei Duran Duran!), ma anche dagli inganni di sua eccellenza il demonio, artefice, a suo tempo, di aver stipulato un malefico accordo con l'autore dello spartito.
Non manca naturalmente la strizzatina al filone pecoreccio che tanta fortuna aveva avuto negli horror del decennio precedente: il regista ci risparmia i nudi integrali ma veste le ragazze del gruppo con tutine che più attillate non si può, cercando di buttare l'occhio della telecamera, nella maniera più naturale possibile, sui fondoschiena delle giovani attrici (attrici?!).
D'altra parte l'esilità della trama lo rende, a tratti, molto noioso e il doppiaggio è praticamente da buttare: basti sentire parlare la cantante della band per ridere dieci minuti di fila. Le interpretazioni sono più o meno passabili a seconda dell'attore, ma è indubbio che se cercate un horror ben recitato con protagonisti convinti e convincenti state sbagliando porta.

I momenti splatter non sono moltissimi e quelli che troviamo lungo il cammino sono al limite del casalingo, con coltelli che affondano in membrane di gomma che dovrebbero sembrare stomaci pulsanti e strane infezioni di funghi rese con sciroppo d'amarena.
Tutti punti deboli che, se visti da un'ottica puramente trash, diventano motivo di risate e divertimento allo stato puro, compresi un paio di dialoghi senza nè capo nè coda.
Eppure, in questo Paganini Horror, qualche idea carina, che poteva essere indubbiamente sviluppata in maniera decisamente più professionale (vedi il gioco di film nel film e il finale decisamente inaspettato), insieme alla partecipazione di Daria Nicolodi (una delle poche interpretazioni credibili), risollevano il lungometraggio dal puro pattume horror, lasciando però lo spettatore con quella sensazione di amaro in bocca di chi pensa che forse, con più soldi e più tempo, sarebbe potuto venir fuori qualcosa degna di nota.

Da segnalare inoltre la presenza nel cast di una giovanissima Luana Ravegnini, che interpreta la bassista dello sfortunato gruppo; basta vedere le sue espressioni mentre finge di suonare il suo strumento per capire che il prezzo vale la corsa!

 

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