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Ore 11:14 Destino fatale

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Ore 11:14 Destino fatale 3.00 of 5 1 Vote.
Il destino beffardo fà intrecciare le vite di alcuni ignari individui, coinvolgendoli a loro malgrado in un crocevia di avvenimenti dove l'unico punto in comune, almeno all'inizio, sembra essere solo l'orario in cui questi si verificano: le 11:14 p.m. In questa giostra del fato capita che un ragazzo investa quello che crede essere un cervo, mentre un gruppo di giovani, completamente ubriachi, centri in pieno una ragazza con il loro furgone. Altrove ritroviamo invece un uomo ed una donna intenti a decidere come utilizzare una cospicua somma di denaro: lei (Hilary Swank) vorrebbe servirsene per aiutare la sorella che mantiene, lui (Shawn Hatosy) vorrebbe pagare l'aborto alla fidanzata. Proprio quest'ultima, in quel preciso istante, sta discutendo con il padre (Patrick Swayze) circa il suo atteggiamento un pò troppo libertino con l'altro sesso. La costante che sublimerà le vite di tutti loro sarà il tempo, un orario ben preciso in cui farle scoccare.


Ottimo esordio per Greg Marcks, a cui si accreditano regia e sceneggiatura, che gioca con gli spettatori in un modo apertamente entusiasmante. Lo scandire dei secondi suscita sempre nuove domande all'osservatore, che cerca di ricostruire il puzzle prima del tempo (ancora lui), ma se è vero che il gioco non risulta difficile, grande merito va invece al giovane regista per aver orchestrato una continua evoluzione di situazioni veramente imprevedibili.
Il vero pregio, infatti, non sta tanto nel saper ricucire ad hoc i singoli spezzoni, quanto nel far virare l'atteggiamento dell'osservatore nei confronti dei protagonisti. E' vero che si prova una certa tristezza nel vedere investita una giovane ragazza, ma via via che le ellissi si ricompongono il punto di vista cambia in un attonito stupore di fronte al doppio gioco della vittima. Come si fà a giustificare il comportamento di un padre che occulta un cadavere, specialmente quando sale a galla la verità?


Altro punto a favore è il clima in cui la storia è immersa, una sonnecchiante provincia americana in cui sembrano muoversi quasi solo le figure dei protagonisti; il tutto accentuato da una fotografia alquanto livida e da una colonna sonora che trasmette ancora più chiaramente l'ironia e la voluta assurdità dell'intera vicenda. Ed è proprio il sonnambulesco sfondo che rende ancora più fragorosa la catena di causa-effetti.
Ovviamente, l'intero allestimento messo in piedi per il baraccone di situazioni risulta troppo fittizio e fuori dalle righe per coinvolgere fino in fondo lo spettatore, e se questa era la reale intenzione di Marcks, l'esito si può considerare riuscito solo a metà. In questo modo si prosegue nella visione del film per quello che è, andando a snaturare la tensione in una girandola di momenti in cui si spinge a fondo il pedale del grottesco e dell'ironia ed in cui ogni istante si ribadisce che si tratta di un'opera caratterizzata da atmosfere pulp, volta più che altro al divertimento. Ma non è anche questo il cinema? Per chi si accontenta.
Il film ha vinto un premio al Festival del Cinema Fantastico di Sitges del 2003.

 

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