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Oldboy

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Oldboy 4.00 of 5 1 Vote.
E' bene iniziare questa recensione con un piccolo appello: Spielberg, giù le mani da Old Boy! Da un po' di tempo, infatti, gira la notizia che il cineasta più 'industrializzato' dei nostri tempi voglia girare un remake del capolavoro di Park Chan-Wook. Speriamo la cosa non vada mai in porto! Cominciamo, ora, a parlare di questo piccolo grande gioiello sud-coreano.Oh Dae-Su viene rapito. La sua comune, anonima vita viene interrotta per quindici anni. Quindici lunghi anni che passerà rinchiuso in una stanza di albergo. Con il solo contatto con il mondo esterno rappresentato dalla TV, l'uomo che lo ha imprigionato lo metterà al corrente di quello che avviene fuori e, soprattutto, dell'omicidio della sua amata moglie che, solo poco tempo prima della reclusione, gli aveva regalato una bellissima bambina. Quando, un bel giorno, dopo quindici anni di cattività, la porta della sua camera si apre, Oh Dae-Su è un uomo diverso. Profondamente cambiato. C'è una sola cosa che, ora, conta nella sua vita: la vendetta.Secondo capitolo della trilogia sulla vendetta del regista coreano (che si apre con Mr. Vendetta e si chiude con Lady Vendetta), è il più noto film di Park Chan-Wook, la pellicola che ha reso noto il suo lavoro anche al grande pubblico. Sotto molti punti di vista il più riuscito della trilogia, presenta tutte le caratteristiche tipiche del modo di fare cinema del regista. Sembrerebbe che i contenuti, nei film di Chan-Wook, siano sempre subordinati alla forma, questo è sicuramente vero ma ad un'analisi più approfondita della sua filmografia non si può non notare il suo grande talento nel lasciare passare i contenuti, egregiamente, attraverso la forma, in una sintesi tra essere ed apparire che trova un' armonia perfetta(quasi), rendendo arduo, se non impossibile, il compito di scindere i due elementi.Guardando Old Boy sono tantissime le scene che ci rimarranno impresse. Park Chan-Wook studia ogni singola inquadratura in modo ossessivo, non è mai ripetitivo, in tutto il film non c'è un solo movimento di macchina che si ripeta per più di due volte. Con la sua camera ci mostra angolature nuove, scorci inaspettati. Incanta veramente!La storia del film, tratta da un manga, è molto originale, con alcuni colpi di scena veramente ben assestati che sorprenderanno anche i cinefili più scafati. Si parla di vendetta. Si parla di quella particolare inclinazione dell'uomo a diventare carnefice di se stesso. Si parla della maledizione che ci incombe sul capo, del gioco vittima-carnefice dove i due estremi non sono mai definiti chiaramente e, spesso e volentieri, interscambiano i loro ruoli. Chan-Wook tratteggia personaggi nitidissimi, personalità descritte perfettamente. Ci invita a parteggiare per qualcuno, subito dopo per un altro. Il regista non dà mai un vero e proprio giudizio sui suoi personaggi, l'unica cosa che emerge dalla pellicola è l'immensa pietà (e qui la parte cristiana del regista viene fuori in tutta la sua sincerità) che prova per ognuno.Le trovate geniali si sprecano: si passa da momenti spassosi a scene veramente dure da digerire, da piani-sequenza in stile picchiaduro a primi piani di particolari raccapriccianti. Chan-Wook ci delizia con il suo, esteticamente perfetto, gusto dell'assurdo, riuscendo a spaziare da situazioni comiche a scene drammatiche in modo sempre eccelso. Come già detto all'inizio, la parte autoriale del cinema di Chan-Wook è fusa, in modo inestricabile, con la parte tecnica. La fotografia, la scenografia, i colori, tutto è studiato in modo perfetto. Completano il tutto una buona sceneggiatura e una regia a livelli stratosferici.Certo, qualche volta, capiterà di pensare che il regista ha forse esagerato, che in qualche scena poteva limitarsi ad una regia più anonima senza voler, per forza, personalizzare ogni sequenza, ma queste sono veramente delle piccolezze in un grande film come questo.Assolutamente da vedere, uno dei riferimenti principali del cinema moderno.Spielberg, lasciacelo stare!

 

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