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Nosferatu: Il Principe della Notte

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Nosferatu: Il Principe della Notte 5.00 of 5 1 Vote.
Sincero e doveroso omaggio alla Scuola Espressionista Tedesca, Nosferatu, Phantom Der Nacht è una di quelle meraviglie senza tempo che verranno ricordate in eterno.Il giovane Harker (Bruno Ganz) intraprende un interminabile viaggio verso i Monti Carpazi, luoghi circoscritti da ambigue leggende, dove la rurale popolazione crede ancora negli spiriti; addentratosi in quelle fredde terre tenterà di vendere una proprietà all'orribile Non-Morto (Klaus Kinski), una creatura dalle raccapriccianti fattezze di un ratto, calvo e scheletrico, con due enormi incisivi e spigolosi artigli. Egli imprigionerà Harker nel Castello recandosi a Wismar per ritrovare il suo perduto amore, portando con sè una terribile epidemia di peste e distruzione.
Il film diretto da Werner Herzog (concepito come remake/tributo del Nosferatu di F. W. Murnau) è un diadema dalla elegante vena poetica che risplende all'interno della Cinematografia di ogni epoca. Il cineasta tedesco oltre a trasporre con maestria e devozione la vicenda tratta dallo storico romanzo di Bram Stoker, regala una intramontabile Opera colma di una moltitudine di spunti e riflessioni sulla vita e le infelicità ad essa connesse. In primo luogo è impossibile non provare tristezza e commiserazione per il Nosferatu interpretato da Kinski, con la consueta classe che lo contraddistingue. Egli è un povero infelice, un reietto condannato all'eterno dolore, tutti lo temono e lo allontanano per il suo aspetto raccapricciante. Lo spettatore viene ingabbiato in una malinconica spirale senza via d'uscita finendo con l'immedesimarsi col Vampiro stesso, vivendo un'esperienza irripetibile e fuori dai canoni razionali. Alla sua solitudine non vi è rimedio, egli vive sempre in bilico in quel sottile limbo tra la vita e la morte, non può abbandonare le spoglie materiali, e la felicità lo respinge. Per esso la paura più grande non è quella di morire ma il perdurare in eterno nei secoli sperimentando ogni giorno le stesse futili cose. Sicuramente è la trasposizione più profonda e sentita, aperta ad infinite interpretazioni.
La fredda ambientazione (pregna di riferimenti pittorici, dai fiamminghi ai preraffaelliti), le rupi altissime senza fine che si perdono nell'immensità del cielo e la fitta nebbia danno al tutto un tocco onirico ed irreale. Questo sostanzialmente può ricondurci a svariate chiavi di lettura. E' tutto un sogno (e qui ci ricolleghiamo all'incubo iniziale vissuto dalla dolce e indifesa moglie di Harker, ossia Lucy) o piuttosto una infernale allucinazione vissuta dallo stesso Johnatan? Non vi è una precisa collocazione temporale, possiamo trovarci nella più arcana delle epoche o in un futuro non ancora identificato o destinato a venire. O meglio, come proferisce uno zingaro:Forse il Castello non esiste, forse esiste solo nell'immaginazione degli uomini. Il tutto è dunque relativo e aperto a qualsiasi significato. Ogni spettatore può farlo suo e interpretarlo come meglio crede. Le litanie dei Popul Voh e di Wagner contribuiscono nel rendere la triste storia ancor più inquieta, infernale ed apocalittica. Magnifico l'utilizzo dei colori intrapreso per rendere i paesaggi ancora più morti di quello che sembrano; il tutto congiunto ai giochi di luci ed ombre. Ancor più superba è la fotografia caratterizzata da colori opachi in modo da marcare l'impossibilità di fuggire dall'incubo che lentamente prende forma e si materializza. Tremendamente tragico.
Il finale è sicuramente uno dei più belli che la settima arte abbia regalato ai posteri, una meravigliosa, sognante, malinconica angoscia pervade e dilania anche dopo la visione del film. Inutile rimarcare la magistrale bravura degli attori che scalfiranno i loro volti nell'Olimpo del Grande Cinema. Nosferatu: Il Principe Della Notte, non è un'Opera di facile comprensione; per avvicinarsi e per apprezzarlo appieno munitevi di una sorta di preparazione interiore e impegno di fondo. Una volta riusciti in questo intento, lasciatevi coinvolgere dalla bellissima mimica del camaleontico Kinski, dalla pallida ed inquieta bellezza di Isabelle Adjani e dalla più sentita, allegorica ed elegante rivisitazione del mito del Vampiro: Nosferatu, Il Principe Della Notte."

 

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