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Nosferatu a Venezia

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Nosferatu a Venezia 3.00 of 5 1 Vote.
Nosferatu, sepolto a Venezia durante la peste del Settecento, viene riportato in vita da una nobile aristocratica (diretta discendente di un antico amore del vampiro) tramite una seduta spiritica. Ormai allo stremo delle forze, inizia così la ricerca del sacrificio di una giovane vergine tra le viscere di una nebbiosa Città Morta.

Il seguito tutto italiano del Nosferatu, Il Principe della Notte di Werner Herzog è una pellicola dalle molteplici sfaccettature proprio come l'eccentrico attore protagonista. Un cast di ottimi interpreti (Klaus Kinski, Donald Pleasence, Christopher Plummer, Yorgo Voyagis) e una bella, fredda romantica fotografia che ritrae una Venezia amara ed oscura, amica/nemica dell'oramai inerme Vampiro. Insomma, il film rappresenta l'ultimo Gotico Italiano degno di nota. Nebbia, castelli, vergini e vampiri sono le colonne portanti della pellicola, coadiuvate da una serie di sequenze niente male (citiamo ad esempio le Ombre di Nosferatu, il suo risveglio nei sotterranei del Castello o il volo su Venezia). Discrete le musiche e curati al punto giusto gli effetti speciali.
Purtroppo vi è da registrare un montaggio non soddisfacente dovuto anche alla girandola di registi che si sono susseguiti (Mario Caiano, Augusto Caminito, il medesimo Kinski e Luigi Cozzi), attori di seconda fascia fuori parte (Barbara De Rossi su tutti) e un'eccessiva lentezza.



E' doveroso citare però che il film ha vissuto una lavorazione alquanto travagliata. A monte infatti, per i pochi che non ne fossero al corrente, vi sono le bizze dell'indemoniato Kinski, mai così istrionico e preso da manie di protagonismo. Appena giunto sul set scagliò iracondo uno specchietto di scena contro il regista Mario Caiano. Ma questa fu solo l'inizio di una serie di follie messe in atto dall'attore. Per comprendere meglio la psicologia dei sudetti comportamenti è necessario scorgere una dichiarazione:

Non interpreto, sono Aguirre, Nosferatu, Fitzcarraldo, Woyzeck. Lo verifico ogni volta. Ho dentro di me le anime di milioni di persone, di cose, di animali. Non sono niente, ma attraverso di me passa una forza che va verso gli altri. Credo nella reincarnazione. Nella vita, prima di tutto. Ma nel cinema è ancora più evidente. Anche la gente inconsciamente lo sa, e va al cinema aspettandosi la reincarnazione di Nosferatu. Dopo Woyzeck non riuscivo più a liberarmi dal personaggio, e mi chiedo cosa sarebbe successo di me, se non avessi potuto vivere tutte le vicende dei miei personaggi. Perché siamo tutti potenziali assassini o vittime. Questo lavoro che la gente chiama cinema, io lo chiamo avvicinarsi al mistero dell'universo.

Basta questa Sua bellissima asserzione tratta dal documentario My Best Friend di Werner Herzog, per sintetizzare lo spirito e l'anima di Nosferatu a Venezia e di come egli intendeva fare (e essere) Cinema.



Klaus si accingeva ad interpretare per la seconda volta uno dei personaggi che gli aveva regalato fama e successo, proprio nella fase decadente della sua carriera, giunto nel freddo inverno della sua esistenza. Possedeva tutto. Donne e denaro. Avrebbe potuto tranquillamente seguire le direttive di Mario Caiano, svolgere il compitino, rispolverare le movenze e la gestualità che lo aveva reso celebre e sottoporsi alle consuete sedute di make-up che fecero le fortune del capolavoro di Herzog. No. Non poteva andare così, strada facilmente percorribile e scontata.
Liti e sproloqui sul set, specchietti di scena lanciati contro registi, l'intrecciare relazioni con qualsivoglia attrice (Venezia sarà teatro del suo ultimo amore, Debora Caprioglio), decidere quali sequenze girare e quali no, il tutto era perfettamente architettato ad hoc dall'interprete per regalare all'Opera un'anima di degrado, sporca, corrotta e meschina ma al contempo teneramente dolce. Lui, aveva sempre agito in questa maniacale maniera, ogni suo personaggio rappresentava il suo (momentaneo) stato d'animo.
Una caratterizzazione concepita scialba, stanca e decadente ma proprio per questa perfetta a rappresentare quel suo ultimo tassello, il declino della sua esistenza in una splendida simbiosi realtà/finzione che riassume un mondo controverso fatto di liti, delusioni, successi ed eccessi. E tanta sensibilità.
Morirà infatti 3 anni più tardi dopo essersi ritirato a Lagunitas in California, nella sua villa, da eremita. Proprio come nelle ultime malinconiche sequenze vediamo il Nosferatu decadente eremita trovare finalmente la pace. Genio.

 

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