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Nosferatu

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Nosferatu 5.00 of 5 1 Vote.
Un'ombra nera, sottile e spigolosa si allunga sui muri di una scalinata. Lunghi artigli adunchi si muovono artritici nelle maglie della notte. La funerea figura decadente del Conte Orlok mostra l'apoteosi dell'origine di ogni Male. A tutti i detrattori del cinema horror bisognerebbe ricordare che nella cinematografia mondiale, splende e splenderà sempre come indiscusso capolavoro di pure arte notturna Nosferatu: eine Symphonie des Grauens, il capolavoro espressionista di Friedrich Willelm Murnau. Se c'è un film che possa considerarsi eterno nella sua capacità di mostrare il lato più oscuro e terrificante dell'esistenza, se c'è qualcosa che possa essere presa come esempio di quanto una cosa spaventosa e raccapricciante possa essere sublime questo è Nosferatu: Il Vampiro.


Film maledetto per eccellenza, quella di Murnau è una delle più oscure discese nei meandri dell'animo umano, la triste e meschina decadenza del Mondo. La storia è nota a tutti. Una società immobiliare manda nei Carpazi un suo impiegato, Thomas Hutter, per vendere una casa di Wisborg al conte Orlok. Qui scopre che Orlok è un vampiro che lo trasformerà in un suo simile. Viaggiando sulla nave Demeter, il conte arriva in città portando la peste. La moglie di Hutter, Ellen, scopre che per sconfiggere il Vampiro si deve sacrificare una giovane donna e lo accoglie in trappola.


Murnau era deciso a portare a compimento la prima riduzione del fortunatissimo romanzo epistolare di un autore irlandese, quel Dracula di Bram Stoker che è storia della letteratura. La produzione se la dovette vedere con la vedova di Stoker che non era intenzionata a concedere i diritti e si era impuntata contro Murnau. Incurante di questo, il regista tedesco riprese la storia cambiando i nomi. Harker divenne Hutter, Mina divenne Ellen, Dracula divenne Orlok. Anche l'immagine del Vampiro fu cambiata: non l'affascinante ed erotico gentiluomo secolare ma la summa di tutte le paure umane, un essere che tutt'oggi non ha eguali nella storia dei personaggi dell'orrore. Un curvo e ossuto esempio della decadenza fisica e morale dell'uomo.


Ad interpretare l'Immondo fu scelto un ambiguo attore tedesco di teatro di nome Max Schreck, la cui figura divenne motivo di oscure leggende. Lo stesso nome dell'attore, in tedesco, significa l'Orrore più grande, un certo comportamento schivo e il fatto che girasse sempre sul set nei panni del Conte Orlok misero in giro la voce che fosse veramente una creatura della notte. Nel 2000, Elias Mehrige, ne L'Ombra del Vampiro, interpretato da John Malkovich e Willem Defoe, porterà questa leggenda su pellicola. In realtà Schreck era un serissimo seguace del Metodo che ha meritato di entrare nella storia per questa interpretazione crepuscolare. La moglie di Stoker riuscì, in una sentenza del 1925, a ottenere la distruzione di tutte le copie. Murnau ne tenne una per sé che è quella che oggi è arrivata a noi. Oggi ci sentiamo di dire che se non fosse stato così il mondo del cinema ne avrebbe perso drammaticamente.


La bellezza di Nosferatu sta nei giochi di ombre e luci perfetti e ipnotici che spazzano via qualsiasi effetto speciale dell'era moderna. Immagini perfette, gothicheggianti e spigolose che oggi potremmo definire tante piccole opere d'arte. Naturalmente Nosferatu è un film muto ma le immagini dicono più di qualsiasi dialogo. L'ascesa e la caduta del Male è il tema centrale della pellicola, in una lotta ancestrale con le Forze del Bene, di cui Ellen è l'incarnazione, che danno una valenza universale alla storia. La musica, triste e angosciante, trascina lentamente lo spettatore nell'oscura vicenda con l'incedere moribondo del conte Orlok. C'è qualcosa di ipnotico e ancestrale in questa creatura che possiede l'amenità dello sconosciuto, del diverso e di ciò che è sicuramente sbagliato e maligno. Ma anche un emarginato, uno sbaglio i Dio, un mostrum che non può avere spazio tra gli esseri viventi perchè Non-Morto (Nosferatu) per definizione. L'opera è stata proiettata con centinaia di diverse interpretazioni musicali, dalla classica all'elettronica ma sono le immagini in primo luogo ad avere qualcosa di stregato.


Un'anima oscura che in mille (anche dei Grandi) hanno cercato di citare, di imitare o almeno lontanamente di ricordare ma che ancora oggi sarebbe impossibile replicare e riprodurre perché c'era la nebbia e il freddo dei Carpazi nel cuore di quegli uomini (o presunti tali) che girarono quella pellicola. Nel 1978, con grande coraggio ed ingenua passione, il folle Werner Herzog volle trarne un remake, ambientandolo ad Amsterdam, interpretato dal suo nemico-amico feticcio: il compianto Klaus Kinsky, nella parte del conte Orlok ancora più disperato per dover vivere in eterno in quel corpo senza pace. Comunque, nonostante la grande poesia dell'opera, il remake non riesce nemmeno a scalfire la potenza dell'originale.


Nonostante quasi un secolo sia passato dalla creazione di quel monumento gotico che ha fatto la storia del cinema, che la tecnologia abbia raggiunto vette inimmaginabili, che lo studio della settima arte sia arrivato a sezionarne l'atomo, la notte non è mai più stata buia come allora.

 

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