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Non aprite quella Porta 3D

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Non aprite quella Porta 3D 2.00 of 5 1 Vote.

Dopo il successo del remake ad opera di Marcus Nispel nel 2003 e i non esaltanti risultati al box office del prequel di Jonathan Liebesman tre anni dopo, la saga delle sanguinose scorribande della famiglia Sawyer di Non aprite quella porta (The Texas Chainsaw Massacre), creata da Tobe Hooper e Kim Henkel nel 1974, subisce un brusco stop da parte dei produttori della “Platinum Dunes”, fino a quando i diritti del “franchise” non tornano nelle mani di Henkel e del finanziatore originale Robert Kuhn, da cui li acquista Carl Mazzocone per la sua Twisted Pictures nel 2009, con l’intenzione di ridare nuova vita ai personaggi, ma rimanendo fedele al materiale originale.

 

Quando Christa Campbell e Lati Grobman coinvolgono la Nu Image/Millennium Films nel progetto, la pellicola entra ufficialmente in produzione, alimentando le aspettative dei fans, in particolar modo di quelli Italiani, le cui insistenze hanno convinto la Moviemax ad anticipare l’uscita nelle nostre sale dalla prevista metà giugno al prossimo 28 febbraio.

Non aprite quella porta 3D merita l’estenuante attesa? Noi di Splatter Container lo abbiamo visto per voi in anteprima! Affidato alla regia di John Luessenhop, autore dell’interessante Action Takers, il nuovo capitolo della saga inizia con le ultime immagini del primo film di Hooper, quando la giovane Sally Hardesty riesce a sfuggire alla motosega di Leatherface. Gli sceneggiatori Adam Marcus, Debra Sullivan e Kirsten Elms immaginano poi che lo sceriffo Hooper (il nome è un voluto omaggio al vecchio Tobe), intervenuto sul luogo della carneficina, riesca a convincere i Sawyer a farsi consegnare “Faccia di cuoio” per assicurarlo alla giustizia, ma non a fermare la furia dei suoi concittadini, che danno alle fiamme la loro casa ed uccidono tutti i membri della famiglia. Dal massacro si salva solo una neonata che viene portata via da uno dei partecipanti alla strage ed adottata e cresciuta senza farle sapere nulla delle sue vere origini. Anni dopo la ragazza, che porta il nome di Heather Miller (una sensuale e carismatica Alexandra Daddario), ormai adulta, riceve una chiamata dall’avvocato Farnsworth (Richard Riehle) e, con il fidanzato (il rapper Trey Songz, al suo debutto sul grande schermo) e due amici, fa ritorno alla cittadina di Newt, in Texas, per ricevere l’eredità di una nonna mai conosciuta: una magnifica villa Vittoriana. Ma gli abitanti ed in particolar modo il sindaco, hanno un atteggiamento misteriosamente ostile nei suoi confronti e negli scantinati della casa vive un altro sopravvissuto a quel terribile giorno: il mostruoso e folle “Leatherface”, che per decenni ha covato propositi di vendetta nei confronti di chi gli ha sterminato la famiglia.

Luessenhop e Mazzocone con Non aprite quella porta 3D confezionano il primo vero sequel del classico di Tobe Hooper. Nessuno dei film della saga ha infatti mai mostrato cosa è accaduto all’unica superstite della motosega di “Faccia di cuoio”, ed i primi dieci minuti della pellicola, che miscelano efficacemente le scene originali del 1974, elaborate in 3D, con quelle girate a nuovo hanno, su noi fans con qualche capello grigio, un piacevole effetto nostalgico trasportandoci, come una macchina del tempo, indietro di quarant’anni, mentre invoglieranno gli spettatori più giovani a riscoprire la pellicola originale. E’ una gioia per gli occhi rivedere nella saga di Non aprite quella porta ben tre interpreti del film capostipite: Gunnar Hansen (Leatherface), Marilyn Burns (Sally Hardesty) e John Dugan (Nonno Sawyer), oltre a Bill Moseley, che aveva dato vita al folle Chop Top nel primo sequel di Tobe Hooper, qui chiamato a sostituire Jim Siedow, purtroppo deceduto nel 2003, nel ruolo di Drayton Sawyer. “A volte quando le persone fanno un sequel o un remake, girano “frame for frame”. Credo che la linea tra l’omaggio e il plagio sia molto sottile”, spiega Carl Mazzocone, “In questo film abbiamo discusso continuamente per cercare di andare il più possibile nella direzione giusta. Per rispetto volli che Gunnar Hansen facesse un cameo, lui è stato l’originale ed il miglior Leatherface e fu sostituito in tutti i film successivi. Giurai che se mai avessi ottenuto i diritti avrei corretto questo misfatto!”.

Quello di cui purtroppo pecca il film di Luessenhop è, forse per tentare di accontentare il pubblico di ogni età, una disomogeneità di messa in scena nei vari momenti della storia. Dopo un promettente inizio, Texas Chainsaw 3D cade nei prevedibili clichè degli “slasher” anni ’80, con stereotipati teenagers fatti letteralmente a pezzi dal killer di turno. In un “quasi” remake dell’originale, ritroviamo infatti nuovamente quattro amici in viaggio per il Texas ed un autostoppista incontrato per la strada. Anche la successione delle morti ripercorre abbastanza fedelmente quella della pellicola del 1974.

Poi la sceneggiatura ingrana nuovamente la marcia ed in un susseguirsi di twist la storia ci porta ad un imprevedibile finale che apre la strada ad un possibile sequel. In molti hanno criticato diversi buchi di sceneggiatura, tra cui, il più sottolineato, quello della “timeline”.

La storia si svolge infatti, come evidenziato dalla data su una tomba, nel 2012 e quindi Heather, scampata al massacro del 1974, dovrebbe avere quasi 40 anni, invece che poco più di 20, ma in ogni Horror che si rispetti la logica è uno degli aspetti a cui i cineasti prestano meno attenzione e, si difende al proposito il regista: “…tutti sappiamo che Non aprite quella porta si svolge nel 1974, ma noi qui non diamo una data precisa, diciamo solo che dopo i fatti iniziali la vicenda si sposta a 20 anni dopo, nel 2012”. Apprezziamo nel lavoro di Luessenhop la modernizzazione della storia, omaggiando allo stesso tempo l’opera originale e l’umanizzazione del personaggio di Leatherface, ma rimproveriamo al filmmaker Virginiano il non aver sviluppato a sufficienza alcune buone idee (come il nostro killer armato di motosega che irrompe nel mezzo di un festival locale, ma che poi scompare senza fare alcuna vittima!) e l’aver fatto un po’ troppo ricorso, con poca fantasia, al classico “body count” di idioti ragazzotti che vanno stupidamente incontro alla morte.

Alexandra Daddario è bravissima nel riunire in se, allo stesso tempo, la fragilità di una ragazzina e la forza di una vera guerriera e coloro che si aspettano un alto tasso di emoglobina non rimarranno delusi, grazie agli effetti di makeup della KNB.

Assolutamente trascurabile il 3D, che si limita a qualche scena della motosega lanciata verso lo schermo: il nostro consiglio è quindi di risparmiare qualche euro e di vederlo nella versione bidimensionale.

In conclusione, se entrate in sala carichi di aspettative da questo nuovo capitolo della saga, probabilmente ne rimarrete delusi, ma se invece ci andate dopo aver acquistato un secchiello di popcorn, con l’idea di gustarvi un Horror senza pretese, che strizza l’occhio agli anni ’80 con qualche buona idea, allora ne uscirete soddisfatti.

Un ultimo avviso: aspettate ad abbandonare la vostra poltrona fino alla fine dei titoli di coda...o vi perderete la divertente scena finale!

 

 

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