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Nightmare: Dal Profondo della Notte [1]

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Nightmare: Dal Profondo della Notte [1] 4.00 of 5 1 Vote.
Nancy (Heather Langenkamp) è ossessionata ogni notte da terribili incubi che tormentano sadicamente anche i suoi amici. L'angosciante sogno è il medesimo: dilaniati da quattro rasoi affilati e invisibili durante il sonno e puntualmente uccisi e ritrovati esanimi nella realtà, con profonde ferite su varie parti del corpo. La polizia annaspa nel trovare il colpevole, specialmente per mancanza di prove concrete, addossando le responsabilità a persone innocenti e intricando ancor più la situazione. Un inquietante interrogativo assilla Nancy:Chi è il carnefice?. Scopre così, tramite sua madre, che anni prima un pedofilo di nome Fred Krueger (Robert Englund), seviziò e uccise barbaramente diversi bambini della cittadina di Springwood: questi orrendi fatti spinsero i genitori delle vittime a farsi giustizia da soli, bruciandolo vivo nella caldaia dove lavorava. Così Krueger perì tra le fiamme, ma la leggenda vuole che il suo spirito torni in sogno e si vendichi tramite la dimensione onirica, seviziando i figli della gente che lo arse anni prima. Un modo sadico, brutale e atroce per sfogare la sua sete di vendetta che si riversa inarrestabile sulle nuove incolpevoli generazioni. Nancy è ormai l'unica rimasta in vita nel suo gruppo di amici, ma è anche l'unica ad avere un piano per fermare il demone dei sogni: trascinarlo nella realtà, più precisamente in Elm Street, in modo da privarlo di tutti i poteri che rendono Krueger immortale. Ma tra il dire e il fare...


Ottimo film diretto dal regista più discontinuo del pianeta, ovvero Wes Craven. Il merito principale della pellicola è aver creato un'icona da brivido tale da simboleggiare attualmente l'intero genere horror: un look semplice ma al contempo fantastico e brillantemente efficace nel colpire e affascinare lo spettatore. Difficilmente scorderemo i suoi artigli, il suo maglione a strisce rosse e verdi, il capellaccio consunto, elementi distintivi di un personaggio che grazie al suo carisma darà vita a una sfilza infinita di seguiti, nessuno dei quali eguaglierà però il capostipite. Freddy Krueger è una metafora: simboleggia le paure inconsce dei giovani, dei bambini, di tutti noi, rappresenta la paura dell'ignoto, della solitudine, di quello che ci è estraneo. Chi da piccolo smetteva di fare i capricci sentendo solamente nominare l'Uomo Nero? Un esempio forse semplicistico ma efficace se rapportato al messaggio cardine del film. Questo concetto verrà snaturato con il passare degli anni e delle generazioni, grazie a seguiti apocrifi. Torniamo a noi: in questo primo episodio Freddy è sempre avvolto dall'oscurità, le sue apparizioni si contano sulle dita di una mano, ma è proprio questo l'elemento che determina la meravigliosa riuscita del film. L'assassino nascosto dietro una caldaia, pronto a dilaniarci con rasoi affilatissimi e a ridurre in poltiglia tutto ciò che gli capita a tiro crea una tensione non indifferente; il tutto condito da una buona dose di perverso cinismo. Robert Englund stesso rimarrà intrappolato per sempre nel personaggio, e come una sorta di Genio della lampada, infatti, non riuscirà più a liberarsi dei panni del diabolico Freddy. Ancora oggi la sua voglia di ritornare nelle vesti dell'uomo artigliato lo affascina terribilmente! Quindi gran parte dell'encomiabile successo del film va indubbiamente attribuita anche agli attori, perfettamente a loro agio nelle rispettive parti, tra i quali annoveriamo inoltre un giovanissimo Johnny Depp che non è che inizi bene la sua carriera.


Sequenze da brivido e scene di sangue come non se ne vedono più da un bel pezzo, unite a una superlativa musica, lo rendono un film che ha segnato, indiscutibilmente, nel bene o nel male, la storia del genere horror. Sin dalle prime battute è palese che ci si trovi di fronte ad una pietra miliare della cinematografia del suo genere. A completare l'opera contribuisce ancor di più Charles Bernstein, già autore della colonna sonora del film Cujo, con l'inquietante e melodico tema musicale che sarà poi il cavallo di battaglia di tutta la serie, un marchio di fabbrica indelebile, facilmente orecchiabile, che non si discosterà più dalle menti dei fans. Bisogna, per dovere di cronaca, rammentare tutti i retroscena che sono alla base della caratterizzazione dei personaggi e del film stesso. La selezione meticolosa, minuziosa e accurata del cast, voluta dallo stesso Craven per interpretare il perfido Freddy, è curiosa e al contempo originale negli effetti. Il regista richiedeva qualcuno disposto a caratterizzare il personaggio con fare sinistro, malvagio e, attenzione, senza la benché minima venatura di ironia. Al colloquio per le selezioni il buon Robert Englund, che seppur giovanissimo era reduce dalla batosta dell'invana audizione per la parte di Luke Skywalker di Guerre Stellari, ma facilmente riconoscibile dal grande pubblico per la simpatica parte interpretata nel serial Visitors (nel telefilm era Willy l'alieno buono), si presentò con fare stralunato e con una mise da incubo: cappottone nero e cerone bianco sul volto per risultare ancora più cadaverico, in sintonia con il personaggio che si accingeva ad interpretare e dare prova di una non indifferente versatilità. Forse il futuro BaBau inscenò il tutto per paura di non essere idoneo alla parte e sappiamo tutti quanto tenesse a quest'ultima. Insomma, il camaleontico Robert, non voleva dare nell'occhiou2026 Una volta sul set Englund diede dimostrazione e sfoggio di un impegno e una classe senza precedenti, sorprendendo tutti, attribuendo un anima ma soprattutto la gracchiante voce (per questo vi consiglio il dvd americano) al sadico mostro che stona incredibilmente con il look da vecchio maniaco. Soffermiamoci su quest'ultimo aspetto. Wes aveva in mente di strabiliare il pubblico così come fece con il capolavoro L'ultima Casa a Sinistra. Nella riuscita dell'intento aveva ben pensato a qualcosa di oscuro e tenebroso che non si dimenticasse tanto facilmente. Qualcosa che fosse compresa, compatita e fosse portatrice di inquietudine e brutali tormenti. Qualcosa in grado di richiamare l'attenzione di pubblico e critica (la pellicola vincerà il Premio di Avoriaz nel 1984).


Condusse così ricerche approfondite sull'imperscrutabile, sconfinato, immenso, mondo dei sogni e gli effetti che essi hanno sulla nostra flebile psiche, il loro strano modo di farci sentire fruitori di messaggi, che assumono un senso tramite la simbologia, sogni che a seconda dei casi, dei momenti, delle emozioni recepiamo, sono sinonimo di fortuna o di malasorte. Possono rispecchiare i nostri sensi di colpa o i desideri reconditi più nascosti che albergano nell'animo umano che prendono vita appunto nel mondo onirico. Approfondì anche la simbologia degli animali ed ecco cascare a pennello una bestia, forse portatrice di influenze negative, nelle prime sequenze (Tina sogna una pecora che spunta all'improvviso). Per Craven l'idea che qualcuno potesse minare, tormentare l'impassibile quiete del sogno, ovvero quello strumento indispensabile alla natura umana per ricaricare le batterie, attingere energie, staccare la spina e discostarsi dalla monotona e usuale routine quotidiana, lo affascinava terribilmente. Ed ecco così che il nostro Freddy prende forma. Adesso bisogna dare un volto alla creatura. Ma qualcosa va storto. Krueger non piace del tutto a Craven in quanto reo di incutere poco timore. Il regista lo voleva più marcio, abominevole, sudicio, con il volto ancor più viscido e scuro e ghigno ancor più satanico come un vero e proprio Demone che si rispetti.


Queste idee non presero vita sostanzialmente per due motivi. In primo luogo per non incorrere nei pesanti e monotoni tagli della censura americana, colpevole di aver cesoiato pellicole ben più soft come Venerdì 13, defraudata delle scene più sanguinolente e significative. Secondo motivo prettamente importante: Englund costretto a recitare sotto chili di trucco e a sostare giornalmente a faticose e interminabili sedute di make-up, conciato a quella maniera, a malapena riusciva a respirare! Tuttavia il risultato fu quanto di più azzeccato possa offrire un film dell'orrore, se pensiamo anche all'irrisorio budget e ai ristretti tempi di realizzazione che resero tutto ancor più arduo. In definitiva Craven è riuscito a creare un paese dei balocchi dipinto di cattiveria, dove tutto quanto serve ad alimentare l'inumana potenza del Male, rappresentato e presieduto da un leader incontrastato e indaffarato nel cimentarsi nei suoi formali passatempi e giochi preferiti, inconsapevole di esser divenuto l'indiscusso emblema del terrore.

 

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