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Nella Mente del Serial Killer

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Nella Mente del Serial Killer 2.00 of 5 1 Vote.
Caro Jack Torrence, conosci la suggestiva filastrocca attorno alla quale ruota il più celebre dei romanzi di Agatha Christie, Dieci Piccoli Indiani? Probabilmente una delle più grandi fonti di ispirazione per un intero filone cinematografico: quello degli horror e dei thriller e anche in Nella Mente del Serial Killer i tempi sembrano battuti da questo stesso modus operandi tipico del genere e l'intreccio della storia si districa tra le fatidiche quanto successive morti dei protagonisti. Qui al posto dei dieci indiani del romanzo sopra citato, abbiamo sette aspiranti profiler che si ritrovano, loro malgrado, su un'isola deserta a dover sostenere l'ultima esercitazione di indagine per essere ammessi nell'organizzazione.

Tra manichini e scenografie create ad hoc, isolati dal resto del mondo, il gruppo deve tracciare il profilo del potenziale sospetto analizzando le scene del crimine. Ben presto però si ritroveranno ad affrontare una prova ben più complessa di quella prevista, dal momento che tra di loro si nasconde un vero assassino, che comincerà ad ucciderli uno ad uno con metodi sanguinolenti e fantasiosi e, come spesso accade in questi casi, li metterà l'uno contro l'altro, terrorizzati, con gli occhi sgranati nel tentativo di indovinare la prossima mossa del killer e la sua identità. Le premesse per sfornare un bel thriller psicologico alla Seven ci sono tutte, ma come spesso accade, quando si hanno idee originali si presta più attenzione ad evidenziarle all'occhio dello spettatore piuttosto che preoccuparsi della sostanza stessa del prodotto finale. Così, la sceneggiatura di Kevin Brodbin e Wayne Kramer, nel tentativo di sfruttare in toto gli ingredienti di partenza (il mestiere del profiler, l'isola deserta), fa pochi sforzi per raccogliere i frutti seminati dalla premessa, perdendosi in una serie di luoghi comuni sull'arte del criminal profiling. L'introspezione psicologica dei personaggi si riduce ad un banale quanto blando tentativo di esaltazione delle fobie dei protagonisti e dell'arte stessa dei profiler, che qui più che uomini appaiono delle caricature, a mezza via tra il supereroe e nostradamus.

Così, abbandonando il tema psicologico e riflessivo, il regista Harlin punta tutto sull'action movie, enfatizzando la componente spettacolare e teatrale, in particolar modo nelle modalità delle morti, nel corso del film sempre più pirotecniche, suggestive e chiassose. Quello che si ottiene alla fine è un effetto alla Final Destination, pilotando l'attenzione dello spettatore non sugli indizi, non su quando o come verrà smascherato il deus ex machina della strage, bensì su come e quando morirà la prossima vittima. Le sciarade del mostro, con le quali Harlin strizza l'occhio al genere horror, sono comunque gli spunti migliori della pellicola, così come le trovate sceniche, che ben si inseriscono nella scenografia onirica e kafkiana di Charles Wood (il quale ha già lavorato con Sam Raimi e Wes Craven). Nella Mente del Serial Killer è in definitiva un film senza troppe pretese, forse più indicato a chi vuole intrattenersi con un thriller d'azione tinteggiato qua e là da sprazzi horror, piuttosto che ai cultori del genere più smaliziati.

 

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