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Mulholland Drive

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Mulholland Drive 4.00 of 5 1 Vote.
Betty è una ragazza giovane, bionda, dagli occhi azzurri e dai grandi sogni fanciulleschi. Le sue aspirazioni a divenire una stella del cinema la conducono a Hollywood, dove alloggia in una casa in prestito da una zia. Al suo arrivo nell'appartamento 'da sogno' però, trova ad aspettarla una ragazza misteriosa la quale ha perso completamente la memoria. Betty decide di aiutarla a ricostruire il suo passato, eccitata dal profumo di avventura; intanto, nel portare avanti le loro ricerche, tra le due comincia ad instaurarsi un rapporto di grande amicizia che, col passare del tempo, diventerà vero e proprio amore.Possiamo dire che la trama, a grandi linee, sia questa, ma, come è noto, costringere un film di Lynch semplicemente nella traccia della sua vicenda è un'operazione, oltre che complessa, del tutto macchinosa e, volendo, quindi, anche piuttosto 'deleteria' e dovuta solo dalla necessità di fornire, a chi legge, qualcosa che somigli almeno vagamente a un punto di riferimento. Con quest'opera Lynch raggiunge uno dei suoi picchi più alti, anzi, forse addirittura è la sua migliore realizzazione. Il regista fornisce allo spettatore qualcosa di più di uno spettacolo, di più anche di un'opera d'arte: Lynch mette in mostra la sintassi completa dell'incubo, la rappresentazione perfetta delle nostre più intime paure, il capovolgimento totale dei nostri sogni più nascosti, attraverso un caleidoscopico gioco di immagini come riflesse in una miriade di specchi in frantumi. Il complessissimo intreccio di personaggi e di sviluppi è davvero sorprendente, come un puzzle fatto di pezzi minuscoli, anzi, come se il regista accompagnasse lo spettatore nella ricostruzione minuziosa di un vaso di porcellana cinese precedentemente andato in frantumi.Tutto ciò è, in più, completato dal consuetamente altissimo livello tecnico. Perfetta la regia, con delle inquadrature veramente stupefacenti, in cui viene fuori anche il Lynch pittore; impeccabili le interpretazioni, ognuna mirata a ricreare personaggi misteriosi, oscuri e solo parzialmente definiti; eccellente la sceneggiatura, suggestiva e, a tratti, quasi sillabica ma molto diretta, come se lo spettatore inciampasse in un coccio che pensava di aver perso; splendide, infine, la fotografia, richiamante quella di Strade Perdute, come le musiche, realizzate dal sempreverde Angelo Badalamenti, un vero e proprio colosso! Insomma, praticamente un capolavoro, cosa che di questi tempi si dice molto di rado, per cui, per adesso, godetevi questo nuovo psichedelico viaggio nel mondo infinito dell'incubo umano creato da David Lynch.

 

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