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Maniac (Remake)

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Maniac (Remake) 2.00 of 5 1 Vote.

Il titolo è anche la migliore delle sinossi possibili: Frank è pazzo e fa cose da maniaco.


Francamente (Frankamente e Franckamente) non so perchè Franck Khalfoun abbia girato il film in POV, ovvero “in prima persona singolare”.
Forse la star Elijah Wood aveva altri impegni contrattuali e di conseguenza pochissimo tempo da spendere sul set di Maniac. Forse l'idea di fare un film (quasi) interamente in soggettiva intrigava gli autori in quanto sfida tecnico-artistica. Forse la scelta registica estrema era pensata per differenziare il remake dall'originale, dandogli una “personalità” indipendente e creando una nicchia di mercato. Probabilmente tutte queste cose insieme.
Certo è, però, che vedere attraverso gli occhi del protagonista non ci rende automaticamente più partecipi del suo dramma: il mito dell'immersività totale tramite soggettiva totale era già stato sfatato negli anni Quaranta da un noioso noir di Robert Montgomery.
Ebbene sì, ho usato la parola “dramma”. Infatti, se il Maniac di Lustig tentava a più riprese di deviare dai binari del thrilling sanguinolento per concentrarsi sullo scavo psicologico e sulla costruzione di un personaggio tragico in lotta con se stesso, il remake di Khalfoun compie un passo ancora più decisivo nel rifiutare le convenzioni slasher.
Non solo sappiamo sin dall'inizio chi è l'assassino, ma la messa in scena ci incatena letteralmente al suo punto di vista, e poiché sappiamo sempre dove è il killer (siamo sempre “con lui”), la suspense derivante dall'identificazione con la “vittima ignara” è soppiantata dalla curiosità di sapere se “il nostro eroe” riuscirà o meno a dominare i propri impulsi omicidi: una scelta di per sé interessante e senza dubbio coraggiosa, ma che a mio avviso non viene supportata a dovere da una sceneggiatura che fornisce motivazioni psicologiche stile “Freud for Dummies”.
Non pretendevo Dostoevskij, ma visto il forte taglio introspettivo che si è voluto dare alla pellicola mi aspettavo qualcosa di meglio del solito cliché “madre prostituta = figlio odia le donne”. E in effetti suona un po' paradossale mettere in bocca a Frank frasi del tipo “Penso che i manichini abbiano più personalità di molte persone”. Ma forse è la sottile autoironia di un regista alle prese con gli stereotipi del cinema di genere, chissà?
Più in generale, questa sceneggiatura incentrata su un personaggio senza spessore tende a far funzionare il film come una serie di “pezzi di bravura” sostanzialmente slegati, incastrati in una struttura tra l'episodico-pretestuoso e il totalmente casuale.
Domanda retorica: sarà un caso che il produttore e sceneggiatore del film Alexandre Aja sia un fan sfegatato di Dario Argento?
Storia a parte, dal punto di vista visivo Maniac è chiaramente il lavoro di un gruppo di professionisti dell'immagine capaci di virtuosismi tecnici ammirevoli, vedere per credere la sequenza del primo omicidio.
Personalmente ho trovato il look del film un po' troppo patinato, ma dopotutto il glamour è perfettamente coerente con l'universo “artsy” in cui si muove il personaggio interpretato da Elijah Wood. Inutile quindi fare paragoni con la Grande Mela marcia del Maniac Anni Ottanta, così come è inutile fare paragoni tra il “vecchio” Frank (un puttaniere quarentenne, sovrappeso e butterato) e il “nuovo” Frank (un giovanotto “faccia d'angelo”).
Un remake, quindi, ma anche e soprattutto uno svecchiamento, un adattamento, una variazione sul tema. Chiamatelo come volete. L'importante è mettersi il cuore in pace e non farsi prendere dalla nostalgia: pensando troppo all'originale, c'è il rischio di perdersi le cose buone presenti nella copia infedele.

 

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