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Manhattan Baby

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Manhattan Baby 4.00 of 5 1 Vote.
Un archeologo americano si trova in Egitto con la moglie e la figlia per compiere studi su un'antichissima tomba inviolata. Durante una tragica esplorazione l'uomo perde temporaneamente la vista, mentre la bambina viene avvicinata da un'inquietante figura femminile, che le porge in dono un meraviglioso gioiello. Una volta tornata negli Stati Uniti, la famiglia di New York scoprirà suo malgrado i terribili segreti custoditi dal sinistro monile, simbolo consacrato ad un antico e sanguinario culto del male.Elegante e raffinata produzione del maestro Lucio Fulci, nonché perla colpevolmente sepolta nella sconfinata filmografia del genio romano, Manhattan Baby è un film da percorrere più che da osservare: la sceneggiatura realizzata da Elisa Livia Brigante e dall'esperto Dardano Sacchetti può essere facilmente paragonata ad una scala a chiocciola, in cui si acquista piena consapevolezza del pericolo solo proseguendo faticosamente nella salita ed affrontando situazioni inattese celate in una dimensione spazio-temporale indefinita. La fotografia, di sicuro effetto, contribuisce prima a valorizzare l'ambientazione suggestiva delle piramidi, grazie a colori volutamente sfumati e, in un secondo momento, a colpire l'occhio dello spettatore con tonalità cromatiche più accese, quasi a voler tracciare un solco ideale tra antico e moderno. A dettare splendidamente i tempi di una pellicola dai rari cedimenti estetici e formali giungono le musiche di Fabio Frizzi, decisamente funzionali allo sviluppo narrativo della storia ed all'escalation di terrore che culmina nello spettacolare ed agghiacciante finale.Alcuni effetti speciali e le scelte d'impostazione in talune scene del film possono apparire, allo sguardo smaliziato dello spettatore contemporaneo, sicuramente discutibili: basti pensare all'uso dei raggi di luce blu che più volte si accaniscono sull'imbolsito Christopher Connelly o alla sequenza ambientata all'interno dell'ascensore, in cui il potenziale claustrofobico della situazione viene inspiegabilmente ridotto ai minimi termini. Ad ogni modo, Fulci si dimostra capace di sostenere con sapienza l'impianto scenico della pellicola, compensando alcuni errori con la realizzazione di un'atmosfera sulfurea degna dei più blasonati prodotti hollywoodiani del periodo. Riproporre il tema dell'innocenza posseduta da forze oscure e diaboliche era un passo decisamente rischioso, soprattutto considerando i numerosi precedenti più o meno illustri che avevano infestato gli schermi negli anni '70 (su tutti 'L'Esorcista' di William Friedkin ed il sopravvalutato 'Il Presagio' di Richard Donner) quasi a voler mostrare uno sviluppo ideale del demoniaco pargolo apparso nel sommo 'Rosemary's Baby' di Roman Polanski. Fulci, però, riesce ad imprimere all'opera un taglio decisamente più realistico (e per questo motivo più sgradevole) rispetto ai prototipi del genere, mostrando un malessere fisico che dilania solo internamente il corpicino indifeso della piccola e brava protagonista e risparmiando al pubblico risibili mutazioni estetiche ed improvvise alterazioni di personalità.La bambina è una vittima a 360 gradi, uno strumento nelle mani del male, del tutto incapace di dominare o anche solo di comprendere gli eventi originati dalle forze oscure: neanche il suo candido tentativo di trasportare l'orrore in una dimensione ludica (i 'viaggi') le risparmierà atroci sofferenze. La consistenza del terrore risulta, infatti, l'elemento chiave del film: l'immedesimazione dello spettatore con i protagonisti tocca vette raramente raggiunte dal regista romano (soltanto nel thriller 'Non si sevizia un paperino' rintracciamo un analogo coinvolgimento), qui particolarmente ispirato nel rappresentare il male come una sorta di tumore impalpabile che infetta e tortura senza alcuna pietà una debole rappresentazione dell'innocenza.'Manhattan Baby' è una pellicola che tende ad acquisire maggiore intensità con lo sviluppo della propria trama, un film 'in crescendo' capace di destabilizzare gli equilibri con scene deliziosamente disturbanti (il primo drammatico incontro di Adrian Marcato con l'entità maligna), per poi raggiungere splendidamente il culmine nel sacrificio finale, una memorabile citazione de 'Gli Uccelli' di Alfred Hitchcock, in cui Fulci eleva all'ennesima potenza l'elemento 'gore' semplicemente suggerito nell'opera del maestro.

 

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