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Life, Death and Sins

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Life, Death and Sins 2.00 of 5 1 Vote.

Davide Pesca appartiene a quella razza indefessa di piccoli filmmaker underground che da anni sfornano in Italia centinaia di oscuri cortometraggi, quasi sempre di genere horror. Opere piccole, realizzate quasi sempre in posti ameni, tra amici, in assoluta povertà di mezzi ma con tanta passione e sopratutto tanto uso di sangue finto.

Qualcuno di loro, ogni tanto, si azzarda a fare qualcosa di più e sforna, magari, un lungo o un mediometraggio come nel caso di questo Life, Death and Sins, che rappresenta, a detta del regista, la sua opera forse più ambiziosa. Ecco, mettiamo le virgolette al forse, anche perchè speriamo che il buon Pesca e la sua Demented Gore Productions riescano in futuro a realizzare qualcosa di meno personale e più potabile al grande pubblico, in modo da potersi aprire una strada nel futuro del cinema di genere dove abbiamo tanto bisogno di nuovi artisti. Tornando al film, si tratta di una creatura molto particolare, intessuta di atmosfere malvagie che si potrebbe accostare, almeno negli intenti, alle opere più visionarie di Buttgereit o alle Notti di Salem di Rob Zombie. Naturalmente il livello qualitativo è inferiore anni luce alle opere e agli artisti citati. Qui Pesca realizza una sorta di trip mental-satanistico suddiviso in sette episodi, che partono dalla rinascita fino alla decadenza e ci butta dentro di tutto, in un calderone bollente che profuma di sabba, di sangue e di budella fresche. Le prime sequenze vedono un uomo in mutande, senza occhi e un cordone ombelicale che gli sporge dal ventre, piange con la voce di un bambino, incontra un ciccione truccato da joker a cui strappa gli occhi per indossarli. Si prosegue ancora con i bambini, dove assistiamo al gioco di una ragazzina che si diverte a punzecchiare una statuetta voo-doo e a staccare la testa ad un'altra bambola.

E' la volta, poi, di un ragazzino che ha uno sgradito incontro con una ragazza incappucciata all'interno di una sala cinematografica. Si passa poi ad una partita a scacchi tra due body performers del gruppo Mutant Squad che vengono letteralmente ricoperti di uncini e aghi da un tizio agghindato come Skeletor, una sequenza che da un lato omaggia Hellraiser e dall'altra Il Settimo Sigillo di Bergman. Il delirio peschiano prosegue con una ragazza agghindata stile burlesque che si strappa la pelle di dosso, due sorelline cannibali, una strega nuda che si disseta con il sangue (sequenza molto onirica ed inquietante) e, proseguendo con le nudità, una donna allo specchio che vede il suo riflesso scarnificato e si sbudella con un coltellaccio. In un'alternanza tra colori saturi e bianco e nero, l'opera di Pesca è un trip visivo che vuole viaggiare attraverso i peccati dell'uomo, peccati che rappresentano di fatto la sua esistenza.Non ci sono dialoghi, solo una voce narrante, il sangue scorre copioso e le performance di body piercing sono impressionanti. Detto questo, un'opera del genere, nella sua personalissima osticità, troverebbe la sua giusta collocazione in qualche mostra d'arte underground piuttosto che in una sala cinematografica, il che se da un lato non è male, dall'altro ci fa sperare che Davide Pesca si dedichi a qualcosa di più compiuto e narrativo nel suo prossimo lavoro.

 

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