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Le Colline hanno Gli Occhi

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Le Colline hanno Gli Occhi 3.00 of 5 1 Vote.
25426La famiglia Carter, purissima e antipatica middle class americana, va in vacanza con il camper e decide di prendere una scorciatoia che transita attraverso un sinistro deserto usato dall'esercito per ignoti esperimenti. Arrestatosi il mezzo per un guasto, i Carter vengono assaliti da un brutale e famelico clan famigliare, formato da personaggi psicopatici nonchàu00a9 cannibali. La lotta è all'ultima goccia di sangue.
rn A raccontare Le Colline hanno gli Occhi, ci accorgeremmo di come il film sia praticamente (ma senza dubbio casualmente, a voler credere a Craven) identico a Blood Stalkers (film talmente inesistente che neppure John McCarty lo riporta nelle sue varie guide). Certo è che Craven, oltre a godere di una distribuzione ben più ampia rispetto a quella della sua opera prima (L'Ultima Casa a Sinistra) e a trascinarsi appresso ancora la suggestione di autore maledetto a causa di un solo malsano film, riesce a caricare quest'opera di allusivi significati che mirano altrove, oltre che arricchirla di alcuni notevoli guizzi di sceneggiatura, data per scontata una seconda trama a grado zero esclusivamente giocata sul rapporto tra gli aguzzini e le loro vittime. Insomma, nonostante un budget ancora risicato e alcune veniali ingenuità tecniche, il film fa questa volta intravedere un autore. rn
rn
rn Intanto c'é un preludio di tutto rispetto, assai pregevole se ci sforziamo di vederlo con gli occhi di un ventennio orsono (e ora-non-saranno-più, visto il remake griffato Alexander Aja).
rn Lanciato ancora una volta da un titolo che è in qualche modo geniale e che in questo caso è assolutamente pertinente alla vicenda cui andremo ad assistere, il preambolo ci guida attraverso una campagna desertica e desolata, battuta dal vento e da enigmatici aviogetti che percorrono quell'area per non meglio precisati esperimenti nucleari. Siamo nel Nevada, ma in pochi secondi ci troviamo in un territorio filmico parimenti appartenente tanto al western che alla fantascienza.
rn Lande degradate ed aliene, abitate unicamente da una subumanità ricoperta da pelli di animale e da antichi segni di guerra, che pratica il cannibalismo con la stessa beata indifferenza con cui gli stupidi rappresentanti della middle class si mettono perigliosamente in viaggio attraverso un'America sconosciuta e non esitano a percorrere una deviazione mortale pur di accorciare la strada ed ossequiare l'antica sete di avventura dei pionieri loro antenati. Antichi discendenti dei nativi? Alieni? O, con grande imbarazzo, americani? A Craven non interessa molto. La violenza è universale e cosmica è la funzione negativa della famiglia americana. E forse a questo alludono i pianeti con cui si chiamano fra di loro (Papà Giove, Plutone, Marte, Mercurio) i componenti della bizzarra famigliola. rn
rn Il killer peraltro alberga in ciascuno di noi. Superato lo shock della strage iniziale e della barbarie primordiale con cui sono venuti a contatto, i superstiti civili si organizzano e con l'aiuto di una donna dissidente del clan e soprattutto quello del loro lupo (la trovata, a mio parere, più efficace del film: l'animale, battezzato Bestia, è colui che per primo infligge danni rilevanti al gruppo dei cannibali), si ribellano con inaudita violenza ai loro persecutori. Tanta oltraggiosa giustizia della notte non passa naturalmente inosservata, Italia compresa, dove la spocchiosa retorica di quel periodo, che già aveva bollato come fascista il serial dell'ispettore Callaghan, non riserva sorte migliore a Le Colline hanno gli Occhi.
rn Ma è perfettamente inutile giudicare politicamente il primo cinema di Craven (proprio come lo è per Hostel di Eli Roth), al contrario di quanto dovrà fare la critica per pellicole scopertamente politiche come Il Serpente e l'Arcobaleno e La Casa Nera. Al nostro interessa scoprire cosa c'é nel buio oltre la siepe, quale tipo di folle abita nella casa del matto. E in questa ricerca, forse inconsapevolmente, traccia i confini e le regole del gore moderno, al punto che gente come Sam Raimi ne La Casa o Stephen King nel lungo prologo di Desperation, non esiteranno a rifarsi all'incipit de Le Colline hanno gli Occhi. E forse persino Oliver Stone nel suo U-Turn: Inversione di marcia, già una dichiarazione d'intenti a partire dal titolo. rn
rn Il seme è definitivamente gettato.
rn Con Hooper, Craven viene incoronato re del blood and gore, grazie anche al fatto che Le Colline hanno gli Occhi fa man bassa di premi di festival specializzati quali Avoriaz, Londra, Sitges e Los Angeles (premio del miglior film horror dell'anno da parte dellu00e2u0080u0099Accademia del Cinema Fantastico), nonostante le ben note resistenze di certa critica ultraconservatrice.
rn Wes Craven è considerato tra i padri fondatori del new horror, formula con la quale si è voluto definire il cinema d'orrore (estremo) che partecipava al rinnovamento della cinematografia statunitense tra fine anni sessanta e anni settanta.
rn A parte il sasso nello stagno gettato da Romero, almeno per ciò che riguarda la rappresentazione grafica della violenza, è Craven, insieme forse solo a Tobe Hooper, l'unico autore capace di una seria rielaborazione della propria irriducibile cinefilia, che pesca non solo (anzi, sommariamente) dalla tradizione orrorifica, e moltissimo invece dal cinema d'autore, da quello mainstream, cui Craven sembra finalmente ora approdare, e dalla riflessione sulla civiltà del video e della riproducibilità espansa dei film. rn
rn Le Colline hanno gli Occhi affronta, inoltre, il tema della frontiera americana (oggi indagato in diversa maniera dal recente Le Tre Sepolture di Tommy Lee Jones e da Open Range di Kevin Costner) e si pone suggestivamente come versione fobica dell'immaginario edenico ardentemente desiderato (e smentito nella prassi) dal cinema statunitense del decennio sessantacinque-settantacinque.
rn A Craven, cui non è mai mancata una cupa ironia spesso scambiata per debolezza strutturale, interessa inserire piccoli dubbi sottopelle sia sulla società costituita sia sul velleitarismo di una protesta già declinante.
rn Come sempre, specialmente in Le Colline hanno gli Occhi, vittime e carnefici tendono a confondersi (gioco a specchi efficacemente ripreso nella sequenza d'apertura del sottovalutato Scream 3). Il male è semi-bestiale, annidato in uomini disabituati alla civiltà tout court, ma le forze del bene sono pronte alla violenza più efferata.

 

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