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La Terra dei Morti Viventi

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La Terra dei Morti Viventi 4.00 of 5 1 Vote.
George A. Romero è tornato. Lunga vita a George Romero! Fiumi di inchiostro e gigabyte di parole sono state spese per quello che si può definire a ragione il film horror più atteso dai fans degli ultimi 15 anni.
Un'attesa oltretutto sofferta, perchè la genesi di Land of the Dead è stata travagliata e costellata da innumerevoli aborti, tanto che in molti avevano perso le speranze. Inizialmente partito come incorporato nella struttura de Il Giorno degli Zombi, Romero dovette estromettere parecchie idee da quest'ultimo a causa di divergenze con la produzione che gli tagliò i fondi, non permettendogli di produrre ciò che voleva. Vent'anni dopo, grazie soprattutto alla nuova fama che il cinema horrror e che soprattutto gli zombie-movie (grazie ad alcune fortunate produzioni) stanno vivendo, George Romero riceve il denaro per dirigere il suo testamento cinematografico.


Parlare di un film che, prima ancora del primo ciak, è stato già salutato come un capolavoro non è affatto semplice, soprattutto se ci si trova di fronte a qualcosa di completamente inaspettato. La Terra dei Morti Viventi (titolo italiano) è una pellicola d'altri tempi, girata da un regista che viene dal genere e da una generazione di artigiani di B-movie che sarebbe diventata motivo di vanto e orgoglio. L'eco dei fans che temevano una standardizzazione del film di Romero al moderno stile horror mutuato dai videoclip e le pubblicità si era diffusa in tutto il mondo, ma costoro possono dormire su quattro guanciali come dei bimbi paffutelli. La realtà è quanto mai più lontana da questo. Al contrario, Land of the Dead è stato concepito, sceneggiato, girato, montato come una pellicola di almeno un decennio (se non un ventennio) fà, con un'anima che possiamo idealmente porre in una via di mezzo tra Zombi e Il Giorno degli Zombi. Un film fortemente romeriano, che rappresenta un modo di fare cinema che non c'è più. Un film ostico che probabilmente non piacerà alle nuove leve per il suo fortissimo retrogusto antico. Un film che lascia spiazzati e che pretende una assimilazione più meditata e intima rispetto al cinema usa e getta del 21esimo secolo. Land of the Dead è, come tanti lavori di Romero, un plot su un piccolo gruppo di uomini in un contesto che vede esposta un'intera umanità, un approccio che risulta spiazzante per occhi abituati a produzioni abnormi come Il Signore degli Anelli o Le Crociate, che impegnano sul set migliaia di comparse, a loro volta moltiplicate dalla computer grafica.


La realtà di LOTD è quella immaginata pochi anni dopo gli avvenimenti che hanno portato all'invasione da parte dei morti della Terra, che, come da titolo (preferito, forse per scaramanzia, al più logico Twilight), ormai appartiene a queste creature claudicanti in avanzato stato di decomposizione. Il resto dei vivi è recluso nella Grande Città circondata dalle acque, la capitale di un mondo oramai in sfacelo. In questo ultimo baluardo della razza umana continua a persistere una netta distinzione sociale tra le classi benestanti e i poveri: mentre le prime vivono in una lussuosa roccaforte, il Fiddler's Green (guardacaso una specie di enorme centro commerciale), incuranti di ciò che accade fuori dal loro mondo ovattato, le ultime sono costrette ad arrangiarsi per le strade dove regna invece l'anarchia più totale. All'apice di questa struttura c'è un piccolo uomo con un potere troppo vasto nelle sue mani: Kaufman.


Questo è il panorama all'interno del quale Land of The Dead si muove ed è fin troppo palese ogni singolo riferimento a ciò che avviene oggi nel mondo civilizzato. Era assolutamente certo che anche stavolta Romero avrebbe espresso il suo disappunto per ciò che è l' America ed il mondo attuale. In un pianeta dove esiste un intero Terzo Mondo (e da qui una certa iconografia degli zombi) che sta letteralmente morendo di fame, lo strapotere delle multinazionali e di alcuni paesi si arroga il diritto di decidere le sorti dell'umanità, di chi è nel giusto e chi nell'errore, di chi deve e chi non deve vivere. Romero stesso non ha fatto mistero della volontà di voler fare apparire Kaufman, interpretato da Dennis Hopper, molto simile a George W. Bush, tanto che dai discorsi e dalle frasi pronunciate da questo personaggio non si può non estrapolare la politica del leader americano. George Romero, nel 2005, profetizza la rivolta delle razze oppresse che pretenderanno il loro diritto a stare su questa Terra e quello di avere un posto dove poter esistere. In questo contesto apocalittico, il regista punta la lente d'ingrandimento sulla vicenda di un gruppo di sopravvissuti, di guerrieri a cui è affidata la difesa della città, finchè uno di essi, Cholo (John Leguizamo), si ribellerà impossessandosi di un'arma letale, il Dead Reckoning, un carroarmato trancia-zombie. Starà a Riley (Simon Baker), l'eroe di turno, una figura che sembra provenire direttamente dal cinema anni '80, insieme a una task force di alleati (di cui fa parte anche una Asia Argento in ruolo), recuperare la macchina.



Una trama del genere, raccontata in questo modo, non può non farci pensare per un attimo al cinema di John Carpenter, che fino ad ora era rimasto uno dei pochi a esprimersi sul grande schermo con il medesimo stile. La giusta chiave di lettura per comprendere pienamente LOTD è infatti quella di tenere a mente quel tipo di cinema e calarlo poi nell'universo di George Romero.
Un ruolo fondamentale che ha consentito a La Terra dei Morti Viventi di vedere la luce lo hanno sicuramente giocato gli zombie movie prodotti in questi ultimi anni: Undead, 28 Giorni Dopo, Shaun of the Dead e soprattutto quel remake di Zombi/L'Alba dei Morti Viventi, il quale, seppur odiato da alcuni fans dell'originale, ha però rappresentato una sorta di pellicola sperimentale utile anche a testare i gusti del pubblico, tanto che alcuni elementi di LOTD (su tutti il Dead Reckoning) si potevano già ritrovare nel lavoro del regista Zack Snyder.


Anche per ciò che riguarda il comparto effetti speciali, il film di Romero preferisce rimanere maggiormente legato alla tradizione cinematografica più classica, invece che correre al passo con i tempi: la computer grafica è si presente, ma comunque in piccola parte e mai troppo invasiva. Il resto, make up degli zombie compreso, è affidato alle mani di artisti veterani del settore come Greg Nicotero, fondatore della nota KNB Efx Group, che ha potuto disporre di molta libertà di espressione, visto che in fatto di splatter Land of The Dead è davvero ricco: sventramenti, carne maciullata e uno sbudellamento che ricorda molto da vicino quello de Il Giorno degli Zombi, farciscono quella che sarebbe errato però definire solo una pellicola di puro orrore. LOTD è più un film d'avventura post-apocalittico (si pensi a 1997 - Fuga da New York), all'interno del quale i morti viventi, nonostante le loro spaventose caratteristiche, non si riescono a considerare come una vera minaccia; è quasi palese che siano loro i veri oppressi.


Come in Day of the Dead, tra le fila dei morti viventi ne possiamo trovare uno che si è evoluto rispetto agli altri stolti mangiauomini, esattamente come il Bub del terzo capitolo della Saga di Romero. Si tratta in questo caso di un benzinaio di colore, il quale, memore della sua natura umana, si metterà alla testa di una legione di zombie per riprendersi la propria dignità.
Non si può dire che Romero non sia riuscito a stupire anche stavolta. Un inizio rarefatto che sfocia in una narrazione classica caratterizzata da alcuni notevoli voli pindarici di regia. Un film assolutamente non perfetto che ha nella sua imperfezione una genuinità, ripeto ancora, spiazzante. Su tutto ci rammarica la durata di una sola ora e mezza che sminuisce le sue potenzialità, così come una scenografia abbastanza smunta che vede pochi ambienti testimoni caratteristici degli eventi.
Land of the Dead è una di quelle pellicole dotate di grande personalità, che per questo farà parlare di sè, nel bene e nel male. Un lavoro che merita sicuramente di essere analizzato, codificato, assimilato; l'ultima grande bandiera di un cinema horror di genere, issata con fierezza da uno dei pochi suoi rappresentanti ancora in completo diritto di farlo, il Padre del Cinema di Fantascienza Moderno: George Andrew Romero.

 

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