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La Sindrome di Stendhal

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La Sindrome di Stendhal 2.00 of 5 1 Vote.
Anna Manni (Asia Argento) è una giovane agente di polizia. Fin da bambina, dinnanzi alle opere d'arte veniva colta da allucinazioni e stati onirici che catturavano la giovane in un vortice fino a portarla alla perdita dei sensi, così come succede alla galleria degli Uffizi, dove oltre che i sensi perde anche la memoria. Riesce a ritrovare la strada dell'albergo grazie all'aiuto di un giovane e ad alcuni indirizzi rinvenuti nella sua borsetta. Davanti ad un altro dipinto nella sua stanza una seconda allucinazione le restituisce la memoria, facendole ricordare di essere stata inviata a Firenze sulle tracce di un assassino, che non tarderà a colpire di nuovo in maniera efferata.Una pellicola visionaria e sognante da considerare un capolavoro dal punto di vista fotografico. Colori e luci rendono giustizia allo scenario artistico in cui la storia è ambientata ed esaltano il personaggio di Asia Argento, musa ispiratrice del regista romano (come lui stesso la definisce in un'intervista).In un periodo in cui la produzione del maestro del brivido subisce un calo di tono, La Sindrome di Stendhal sembra voler riportare timidamente il regista ai fasti degli anni settanta, rapportandosi coi disturbi della psiche umana, anche questa volta esplorata nel profondo.Non siamo di fronte al classico giallo dove l'assassino si rivela nel finale con un colpo di scena. Fin dalle prime battute è esplicito e nello sviluppo del film instaura un rapporto molto particolare con la protagonista, tanto da rendere tutto molto interessante. Alle volte sembra di aver l'impressione che il frutto acerbo di Tenebre abbia trovato la sua maturità, non piu00fa Tony Franciosa che fa rivivere l'assassino, ma Asia Argento che vive con l'assassino. La maestria e l'esperienza di Dario Argento fanno in modo che un discorso così complicato arrivi diretto allo spettatore che rimane affascinato dall'atmosfera del film, aiutata dalla perfetta colonna sonora di un altro grande maestro indiscusso: Ennio Morricone, che con una semplice nenia di 8 note, riadattate a dovere a seconda delle circostanze, accompagna tutta la pellicola.Il Dario Argento sognatore dà il meglio di sé dipingendo stati di allucinazione che rasentano il poetico: Asia Argento si immerge in un quadro e nelle profondità degli abissi il bacio di un enorme pesce la riporta alla realtà; i quadri si trasformano in porte aperte su nuove dimensioni (immagine peraltro ripresa qualche anno dopo da Gabriele Salvatores in Denti).Ancora una volta il tema del disturbo della personalità riporta alla memoria il grande Alfred Hitchcock, che questa volta si inserisce nella creatività di Dario Argento lasciando spazio al moderno, non piu00fa nel montaggio o nelle tecniche ormai obsolete, ma nelle pure e semplici atmosfere, nei costumi, negli ambienti che echeggiano ciò che vi è di malsano nel protagonista.Alcuni personaggi di contorno forse lasciano un pò a desiderare nella recitazione, come ad esempio Marco, il collega di Anna, ma tutto rientra perfettamente al suo posto, come le caselle di un Puzzle.La Sindrome di Stendhal è in effetti un'opera per Asia Argento. Tutto orbita intorno a lei, il centro di ogni cosa dalle prime battute alle ultime, e soprattutto il centro dell'attenzione di papà Dario. L'attrice in un'intervista parla di questo rapporto meraviglioso col padre che, dice scherzando, non l'ha mai fatta morire nei sui film, a differenza di Daria Nicolodi e Fiore Argento, piu00fa volte assassinate brutalmente. Dario Argento a sua figlia:Gli attori son delle bestie! Pensano solo a loro stessi dimenticandosi dell'atmosfera del film, tu non sei un'attrice.... La Sindrome di Stendhal è un lavoro gradevole, l'atmosfera argentiana mette gli appassionati a proprio agio, purtroppo il finale lascia a desiderare. Manca il colpo di scena, quel qualcosa che ti fa pensare e ripensare al film a cui il maestro ci ha abituati. Peccato!

 

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