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La Maschera di Cera

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Sei ragazzi si stanno recando alla finale più importante del campionato di football americano, ma a causa del viaggio troppo lungo decidono di fare una sosta a sera inoltrata in un campo vicino alla strada. Tutto sembra scorrere in piena tranquillità, finché non arriva un inquietante furgone che si piazza davanti a loro cominciando ad abbagliarli insistentemente con i propri fari, salvo poi andare via non appena uno dei ragazzi gli tirerà contro una bottiglia. Sebbene scossi da quello strano episodio, i giovani vanno a dormire, ma il giorno dopo si ritroveranno una delle due auto inspiegabilmente manomessa. Bloccati e senza idea di come chiedere soccorso, Carly e Wade decidono di rinunciare alla partita e di accettare un passaggio da un abitante del luogo che li condurrà ad Ambros, l'unica cittadina nelle vicinanze dove poter trovare aiuto. Il paesino sembra però stranamente deserto e per passare il tempo i ragazzi entrano nel Museo delle Cere di Trudy, vecchia attrazione del luogo, ora apparentemente disabitata: c'è qualcosa di sinistro e disturbante in quell'edificio e le statue che ne adornano le sale sembrano fin troppo realistiche per essere dei semplici pupazzi di cera.



La Maschera di Cera è l'ennesimo remake Made in Hollywood, in questo caso dell'omonimo film del 1953 di Andrè De Toth (a sua volta remake della pellicola di Michael Curtiz del 1933), con il mitico e sempre istrionico Vincent Price. Nel film l'attore interpretava il professor Henry Jarrod, un bravissimo artista di sculture di cera che rimaneva orrendamente sfigurato a causa di un incendio appiccato nel proprio museo dal suo disonesto socio. Assetato di vendetta e ormai completamente folle, Jarrod deciderà di riaprire l'edificio, ma questa volta le sue splendide opere nasconderanno un orribile segreto. Dell'originale, nel film di Jaume Collet-Serra rimane solo il macabro riferimento alle statue non del tutto artificiali; il resto invece è messo al servizio della più trita compagnia di protagonisti da teen horror: la bella e virtuosa protagonista (una Elisha Cuthbert incredibilmente somigliante alla Jessica Biel in canotta del remake di Non aprite quella Porta), l'amica decisamente più avvezza al sesso (Paris Hiltonu2026e qui le battute si sprecano), il fratello scontroso ma in fondo eroico, più una serie di comprimari destinati a servire da semplice carne da macello. Anche la trama non brilla per originalità, con l'ambientazione campagnola isolata dal mondo (vedi Alta Tensione, Non aprite quella Porta, Jeepers Creepers etc.), la macchina che si ferma e obbliga i protagonisti ad affrontare l'incubo, oltre chiaramente ad una serie di scelte riscontrabili solo in un tipico film horror, come fughe nella direzione sbagliata o l'insopportabile tendenza a continuare a restare nei posti più macabri, quando chiunque correrebbe il più lontano possibile. Insomma, fino alla metà della pellicola assistiamo alla perfetta messa in pratica delle regole del più comune degli slasher movie, con in positivo solo una atmosfera da malsana provincia americana (alla Wrong Turn, per capirci).



Ad un tratto però le cose cambiano ed il paesino in apparenza disabitato ed innocuo diventerà teatro di un incredibile spettacolo gore: dita tagliate, pali di legno conficcati in testa, gole sgozzate, persone ancora vive trasformate orribilmente in statue di cerau2026insomma, ce n'è per tutti i gusti. E così, dopo questa brusca accelerata, si arriva al fatidico scontro finale, davvero inaspettato nella sua rappresentazione che definirei quasi metafisica, con un uso eccelso della cera e delle sue peculiarità (ossia morbidezza, infiammabilità e capacità di inglobare qualsiasi cosa si trovi sul suo cammino). Davvero complimenti alla scenografia, che permette di risollevare questo film dalla banalità cui sembrava destinato. La regia è funzionale alla storia, senza eccessivi guizzi di ingegno o montaggi particolarmente elaborati, così come la colonna sonora, che si limita a sottolineare con un cambio di ritmo i momenti in cui la tensione aumenta. Per quanto riguarda il cast possiamo contare sul classico gruppo di attori tutti giovani, carini e molto glamour (basti pensare alla scelta di Paris Hilton che non fa altro che ripetere il clichè di bambola sexy che si è guadagnata nella vita), ma tutti decisamente poco espressivi: al di là di qualche urlo e qualche faccia sgomenta non c'è molto altro, ma è anche vero che non gli si chiedeva di più. Ovviamente non manca il finale aperto (ricordatevi del prologo iniziale) che lascia adito ad un sequel (e quando maiu2026), ma in sostanza si tratta di un filmetto a mio parere superiore alla media di Hollywood degli ultimi tempi, con un certo gusto dello splatter, anche se questo aspetto potrebbe essere visto come un semplice escamotage per attirare in sala gli amanti del gore.

In conclusione, se le statue di cera vi hanno sempre turbato e la calda serata estiva non promette niente di entusiasmante, un'occhiata questo film lo merita, soprattutto se, come me, siete un fan della bellissima Elisha (a chi non la conoscesse consiglio subito di andare a vedersi l'adrenalinica e innovativa serie 24 con Kiefer Sutherland, già arrivata alla sua quarta stagione).

 

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