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La Mano

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La Mano 3.00 of 5 1 Vote.
Come tanti grandi prima (e dopo) di lui, i primi passi William Oliver li fa nell'horror, ennesima conferma (come se ce ne fosse ancora bisogno) che si tratta di un genere con potenzialità autoriali infinite. In The Hand si racconta la storia, dal sapore molto gotico che ci può ricordare da vicino atmosfere alla Edgar Allan Poe, di un affermato autore di fumetti, John Lansdale (e bè, si chiama proprio così...) dal carattere abbastanza turbolento, che sta passando un periodo negativo con la moglie ed è sull'orlo della separazione. Come se già non fosse abbastanza il personaggio interpretato da Caine subisce un tragico incidente automobilistico che gli causa la perdita della mano destra, con tutte le conseguenze che una simile disgrazia può comportare alla carriera di un disegnatore. Nonostante Lansdale tenti di rientrare nella carreggiata di una vita serena, l'ossessione della mano persa diventa un serio problema che inizia a minare la sua psiche. A questo si aggiunge che la mano in questione, mai ritrovata, pare aver deciso di farsi giustizia da sè e di mietere un pò di vittime tra i detrattori dell'ex-fumettaro.
Un thriller psicologico, quindi, con diversi travasi dall'horror classico. Nonostante si riscontrino un pò di ingenuità narrative, Stone dimostra già di possedere una certa personalità e fluidità nell'uso della macchina da presa con speciali piani sequenza che ricamano la vicenda. Certo siamo lontani da alcune esagerazioni stilistiche e dalla potenza visiva (e soprattutto contenutistica) che comincerà a manifestarsi 5 anni dopo già in Salvador, ma di certo le carte in regola ci sono. Non si può certo tralasciare l'influenza nella sottotrama della disgregazione familiare, dell'allora recentissimo Shining (anche se Michael Caine con Jack Torrance/Nicholson ci perde alla grande), più che altro nel notare la lenta discesa nella paranoia di un uomo che, in fondo, ha ragione a prendersela con una moglie egoista che vuole vivere per conto suo e, ancor più grave, portar via l'unica figlia della coppia.
Da notare invece, vedendo il film oggi, che è impossibile non pensare, nella scena finale del combattimento con la propria mano, a un riferimento a La Casa 2 (sequenza pressochè identica), se non che ricordare che il cult di Raimi è stato girato diversi anni dopo. Riesce difficile non pensare a una correlazione tra le due scene.
Non una pietra miliare ma un'interessante osservazione sul lavoro giovanile di quello che diventerà uno dei più controversi cineasti d'America.

 

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