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La Leggenda dei Sette Vampiri d'Oro

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
La Leggenda dei Sette Vampiri d'Oro 2.00 of 5 1 Vote.
Innanzitutto una doverosa premessa sulla Hammer, storica casa di produzione inglese del cinema horror, che nei suoi film puntava sempre più sulla storia e sull'interpretazione degli attori che non su effetti speciali e make up di sicura presa sul pubblico. Sebbene questo La Leggenda dei Sette Vampiri d'Oro si stato uno degli ultimi della Hammer (che sarebbe sparita da lì a pochi anni) che, in una sorta di canto del cigno, si è lasciata affiancare nella produzione dagli Shaw Brothers di Hong Kong (famosi per i film di arti marziali), non bisogna dimenticare dei piccoli gioielli che la casa inglese ha saputo regalare al pubblico come Dracula il Vampiro (1958) o La Mummia (1959) con Cristopher Lee e Peter Cushing.Questo è l'ottavo film sui vampiri prodotto dalla Hammer dove ritroviamo un ormai anziano Peter Cushing, sempre nei panni del prof. Van Helsing, alla facoltà di storia orientale nella Cina di inizio '900. Il professore parla nell'aula universitaria a docenti e studenti chiedendo il loro aiuto per appagare la sua sete di conoscenza sulle leggende vampiresche della Cina. Il vecchio olandese narra della leggenda del villaggio di Pin Qwei, dove in un tempio maledetto dimorano sette vampiri che portano maschere dorate in volto e vampiri d'oro al collo e che terrorizzano da secoli la povera gente del villaggio, rapendo giovani donne per placare la loro sete di sangue.Circa un secolo prima un contadino provò a ribellarsi, andando da solo a riprendere la figlia che i vampiri gli avevano sottratto. Nel tentativo, pagato con la vita, riuscì però ad uccidere uno dei sette succhiasangue, sottraendogli il pipistrello d'oro che aveva al collo e riponendolo su un altare buddista. Deriso dai colleghi nonostante le sue convinzioni, Van Helsing viene successivamente avvicinato da Chiang, presente anche lui alla conferenza del professore, ed unico a credergli in quanto discendente del contadino che uccise il vampiro ed originario proprio di Pin Qwei. Van Helsing organizzerà così una spedizione assieme al figlio e alla bella Vanessa Buren (l'ex Bond Girl Julie Ege), difesi da Chiang e dai suoi numerosi fratelli maestri di kung fu, fino all'arrivo a Pin Qwei e allo scontro finale con i vampiri ed il sacerdote che li guida.E' ovvio che il connubio tra l'horror gotico e il gongfu (il genere di film di arti marziali tipico di Honk Kong in cui si usano mani nude e armi bianche) può sembrare ridicolo ma ha comunque una sua valenza, essendo ambientato nella Cina imperiale alla scoperta del mito del vampiro cinese. Difatti i sette vampiri differiscono dai canoni europei, come lo stesso Van Helsing suppone: essi infatti non temono il crocifisso ma si feriscono a contatto con le statue del Buddha, e possono essere uccisi dalle spade, dal fuoco e dalle frecce. Inoltre non hanno alcunché del romantico e decadente vampiro transilvano, hanno un volto orribilmente sfigurato coperto in parte dalla maschera dorata, hanno canini sporgenti anche senza spalancare la bocca per mordere, ma soprattutto...sono grandi maestri di kung fu.Il film risulta comunque divertente e godibile sebbene sia necessario prenderlo per quello è che, dando comunque il merito alla Hammer di essersi inventata un nuovo filone e di non peccare di originalità. Certo i pipistrelli di gomma fanno sempre ridere, così come vedere i combattimenti a colpi di kung fu tra Chiang e si suoi fratelli e i vampiri con il loro seguito di non-morti, o la morte del sacerdote cinese (che altri non è che l'incarnazione di Dracula) in un pentolone di sangue bollente, ma la visione è comunque consigliata.Note: consigliamo, per ulteriori informazioni sulla Hammer, di consultare il nostro Dossier curato dal nostro Hannibal The Cannibal. QUI il Link.

 

 

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