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La Donna che Visse Due Volte

Rating: 5.00/5 (1 Vote)
La Donna che Visse Due Volte 5.00 of 5 1 Vote.
Questo non è semplicemente un film; è un incantesimo per immagini, un'esperienza metafisica e una lacerazione che dolcemente (ma inesorabilmente) si apre sull'inconscio e ne mostra le viscere. L'atmosfera di questa pellicola è talmente unica e sospesa, da rendere impossibile un suo accostamento con altri film della storia del cinema realizzati prima o dopo. C'è un qualcosa di misterioso, di profondamente malato e romantico nel senso letterario del termine, che trasuda da ogni sequenza; la fusione tra immagini e musiche (bellissime, del grande Bernard Herrmann) crea un pathos mesmerizzante che vive di luce propria e mostra un'opera d'arte compatta, al punto di trascendere la pur bella ed elaborata sceneggiatura che sta alla base del film. Se Psycho risulterà essere il capostipite dell'horror moderno e un poema (in nero) sull'amore negato, questo Vertigo (il titolo italiano, la donna che visse due volte, non gli rende certo giustizia), porta il melodramma thriller a vette inarrivabili, dove il delirio sulla ricerca dell'amore perduto si rende ufficialmente visibile a tutti nella sua forma più onirica, sottile e crudele. Gli attori (James Stewart e Kim Novak), si muovono come burattini finiti in un ingranaggio che li porterà, inconsapevolmente e reciprocamente, ad essere l'uno la vittima dell'altro. il burattinaio (Hitchcock stesso) li renderà degli antieroi destinati a rappresentare una parabola sulle difficoltà di vivere questo amore utopico e straziante, basato su ambiguità, illusioni e fantasie mentali, nonché isolato dal resto del mondo (stupendo vedere come gli altri personaggi del film via via appaiano sempre più come alieni, nella loro ragionevole normalità). Utopie che l'animo profondo di Hitchcock conosceva senz'altro molto bene e messe a nudo in questo film in maniera disarmante. L'alieno ipersensibile che si nasconde tra i comuni mortali, manipolandoli come fanno tra di loro i personaggi di Vertigo. Ma non è una manipolazione compiaciuta e semplicemente sadica, c'è una reale sofferenza dietro e una profonda coscienza di quanto sia difficile essere umani, soprattutto quando ci si pone delle domande e si oltrepassano le rigide regole della società. Realizzata in un'epoca in cui le maniere e la comunicazione erano più affettate e formali che non ai tempi nostri, questa ricerca sottilmente fuori binario di sir Alfred, acquista una forza spropositata che rende i suoi film molto più avanti della loro epoca, e dona loro oggi un doppio fascino alienante: quello di comunicare vibrazioni moderne, con il bagaglio visivo di un'epoca che non c'è più e di cui lui ha preso il meglio. Vertigo si pone come uno dei vertici dell'opera hitchcockiana, un film che ha stravolto generazioni di cinefili e registi, una pietra miliare della storia del cinema, un capolavoro senza età."

 

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