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La Città Verrà Distrutta all'Alba

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La Città Verrà Distrutta all'Alba 3.00 of 5 1 Vote.

Appena due minuti e già si scatena l'inferno.

Padre e madre morti, la casa in fiamme. In La città verrà distrutta all'alba (titolo originale The Crazies, molto più adatto ed esplicativo), non si perde tanto tempo in narrazioni superflue, ma essendoci George Romero dietro alla macchina da presa la cosa non è che sorprenda più di tanto.

 

Il plot è decisamente semplice.

Nnella (solita) cittadina americana si sprigiona un (solito) virus altamente trasmissibile, capace di far letteralmente impazzire chi ne viene contagiato, rendendolo prima allegrotto, poi scemo e infine pazzo e assassino, come se le prime due già non bastassero a rendersi non molto simpatici agli occhi dei non contagiati, che trovandosi la città invasa dall'esercito non è che abbiano proprio voglia di fare i conti con questi fin troppo briosi compaesani infetti.

Ovviamente il virus è di matrice umana (niente eco-aggression alla Shyamalan), ed è stato creato come arma biologica dagli scienziati dell'esercito, i quali ovviamente non avevano alcuna idea della sua pericolosità e del suo altissimo potenziale infettivo. In maniera non proprio narrativamente da urlo, la diffusione del virus avviene attraverso lo schianto di un aereo sul quale quest'ultimo veniva trasportato. Proprio l'esercito, con tutti i suoi componenti, fa la meritatissima pessima figura. Arrivano, occupano, ammazzano e vogliono far fuori tutti perchè il virus pare ormai inarrestabile. Il carissimo George non ha alcuna intenzione di presentarci i militari come salvatori di chissà cosa o come portatori di chissà quale alta morale, ma anzi ce li descrive come dei poveri fantocci, qualcuno con più personalità, qualcuno meno, al servizio del solito manipolo di potenti chiusi nella loro stanzetta a decidere sulle sorti dei loro concittadini, dei quali hanno una considerazione paragonabile a quella che avreste voi per una telefonata di vostra madre mentre la vostra ragazza stesse lì lì per sgamarvi dei porno sul computer.

Detto ciò, ci troviamo di fronte al quarto film di Romero, siamo nell'anno domini 1973 e il budget disponibile stavolta per George era quello che era, cosa farci. La regia è ancora acerba, dicasi altrettanto per l'apparato scenografico. Purtroppo il caro, carissimo George non riesce proprio a rendere l'idea di un contaggio su larga scala come dovrebbe invece essere (la città d'altronde non dovrebbere essere proprio scarsamente popolata, anzi) e si sofferma in egual modo sull'esercito e sui protagonisti fuggitivi, di cui però si dimentica di fare un'analisi psicologica almeno parzialmente approfondita, rendendo molto difficile per noi poveri spettatori (mortali per altro) affezionarsi a due pesci lessati e stracotti (Will MacMillan e Harold Wayne Jones, nei panni dei due leader dei cinque fuggitivi, il primo molto più leader del secondo in effetti) a una Lane Carroll che con tutto il bene non si può proprio definire attrice, a una (troppo, ma troppo!) brutta Lynn Lowry e ad un non pervenuto Richard Liberty, che di buono riesce solo a finire (morto) in una cantina piena zeppa di morti (proto citazione?).

Per il resto registicamente ci siamo e non ci siamo, alcune sequenze non sono male, la sparatoria nel bosco ad esempio, ma l'esiguo budget ci fa notare fin troppo che i nostri cinque paladini sparano contro un elicottero quasi invisibile, che mantiene questo suo superpotere anche nel momento dell'esplosione (grazie collina, che aiuti a mascherare il velivolo morente). Profondamente presente un abuso di primissimi piani e dettagli durante la maggior parte delle scene d'azione. Vabbè che all'epoca era praticamente una costante nel cinema di genere, ma qui i piani sono talmente primissimi (con motivazioni di linguaggio assolutamente scarse d'altronde) che non li troveremmo nemmeno in un dvd di aggiornamento sulla chirurgia spinale. Naturalmente la qualità splatter che ne risulta è riscontrabile esclusivamente nel solito rosso barilla dell'epoca, niente smembramenti o ferite particolarmente profonde purtroppo. Di sicuro La città verrà distrutta all'alba, pur essendo un film che colpisce poco, si fa notare più per le sue ambizioni, non tanto per quella che è la sua resa effettiva. Apprezabile (premo caps lock e vi avverto dello SPOILER) la fase finale del film, dove una cura viene effettivamente trovata ma per colpa dell'estrema stupidità dell'esercito le fiale che porterebbero alla creazione del vaccino vanno distrutte, e i protagonisti finiscono per morire tutti (tranne uno) e come se non bastasse il virus finisce effettivamente per propagarsi, nonostante l'esercito abbia seccato gran parte degli abitanti del luogo (i restanti li ha chiusi in una scuola e via).

Insomma, protagonisti scialbi, regia un po' casareccia, apparato narrativo alla fin fine passabile, considerando tutto ciò che c'è da considerare, e membri dell'esercito descritti come massa di dementi (a parte lo scienziato). Quindi perchè no ? E poi è sempre Romero..dai che piace.

 

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