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L'Ultimo Treno della Notte

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
L'Ultimo Treno della Notte 3.00 of 5 1 Vote.
L'Ultimo Treno della Notte, anche a distanza di anni, è un film che merita rispetto e almeno un'attenta visione, perchè, seppur incastonato in un'epoca, quella del sessantotto, ormai molto lontana dal mondo contemporaneo in senso assiologico (purtroppo), conserva ancora intatta la sua carica antiborghese ed il suo forte senso di sdegno verso certi valori che nel frattempo si sono cementati nell'attuale società, assumendo forme più complesse e meno identificabili.
Ritenuto dai critici uno dei lavori più riusciti del regista Aldo Lado (tutt'oggi viene spesso proiettato in diverse rassegne dedicate al cinema di genere), L'Ultimo Treno della Notte non mancò di far discutere all'epoca della sua uscita. La confezione della pellicola è quella tipica del filone Rape and Revenge, anche se poi la trama è un pretesto per trasmettere al pubblico tematiche care al regista, che ha sempre avuto uno stile autoriale ben definito che lo ha reso difficilmente classificabile da critica e pubblico.
Già dall'ambientazione della storia, leggiamo in Lado la necessità di sprovincializzare il cinema nostrano, rendendolo più libero da certi schemi (non è infatti la prima volta che il regista ambienta uno dei suoi lavori all'estero).
La trama è una variante (a mio avviso meno gratuita e più riuscita) del film di Wes Craven, L'Ultima Casa a Sinistra.

Due ragazze, in Germania per motivi di studio, devono tornare a casa dai loro genitori per le vacanze di Natale. A causa di una presunta bomba (più di una volta Lado farà aleggiare l'ombra del terrorismo), le due giovani si ritroveranno a bordo di un treno praticamente deserto: in loro compagnia ci saranno solo due pericolosi criminali insieme ad una misteriosa donna. Di lì a poco il viaggio diventerà un incubo ad occhi aperti, un viaggio fatto di violenze ed atroci abusi ai danni delle povere ragazze.
Lado, per rendere la storia meno scontata, fa incontrare le due ragazze coi loro prossimi assassini già prima, in quello che è un incontro apparentemente amichevole.
L'Ultimo Treno della Notte non è sicuramente un horror, ma le tematiche in esso affrontate ed alcune sequenze shock dal forte impatto emotivo lo rendono un prodotto appetibile agli amanti del genere. Ci sono due momenti nella pellicola che hanno segnato nel loro piccolo la storia del cinema off di quegli anni, ovvero lo stupro col coltello perpetrato da un criminale nei confronti di una delle due ragazze ed il violentissimo finale.
Un cenno agli attori non può mancare in un'opera che basa la sua credibilità su diverse situazioni catartiche davvero impegnative dal punto di vista recitativo. Enrico Maria Salerno è perfetto nella parte del dottore e padre delle ragazze, uomo dall'aspetto schivo e mite, anche se probabilmente le interpretazioni più ricche di sfumature sono quelle di una strepitosa Macha Meril (la celebre medium e prima vittima in Profondo Rosso) e del criminale interpretato da Flavio Bucci (anche lui con Dario Argento in Suspiria). La prima è una donna apparentemente rispettabile ma interiormente perversa e violenta, il secondo un criminale non del tutto privo di scrupoli.

A Lado è riuscita benissimo la critica nei confronti di una società che si disinteressa del male fino a quando non ne viene contaminata, delle maschere di una borghesia che guarda solo il suo praticello e si barrica dietro a rassicuranti buone maniere e luoghi comuni.
Apprezzabile, inoltre, il fatto che il lungometraggio non sia privo di alcuni momenti di ironia (che però non stemperano la tensione quasi sempre costante) e, lo avrete capito, di una certa ambiguità che rende difficile distinguere i buoni dai cattivi.
Agli spettatori attende una buona ora e mezza (con qualche caduta di ritmo) dove respireranno un'atmosfera claustrofobica e un senso di indigeribile complicità con le aberrazioni commesse dai criminali e soprattutto un senso di colpa incarnato nel simbolico personaggio del guardone, davvero mostruosamente reale, in un'atmosfera che sta fra il Pasolini di Salò ed il western urbano alla William Lustig.
Averne ora di autori come Lado, che nascosti dietro ad un cinema per la massa, riuscivano a comunicare degli importanti messaggi sulla nostra società.

 

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