SplatterContainer Logo
SplatterContainer Logo

L'Ultima Onda

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
L'Ultima Onda 4.00 of 5 1 Vote.
David Burton, brillante avvocato di Sidney, viene coinvolto nella difesa di un gruppo di aborigeni accusati dell'omicidio di un loro compagno, con un movente apparentemente legato ad una banale rissa tra ubriachi. Il corso del processo e delle relative indagini da lui svolte, destinate a rompere il loro silenzio sulla vicenda, lo gettano in un vortice di misteriosi ed inquietanti avvenimenti. Burton viene visitato da bizzarri sogni, una società nascosta sembra conoscere qualcosa sul suo conto che egli stesso ignora; un'indicibile profezia diventa reale, nella terrificante verità finale.

Ipnotico capolavoro dell'australiano Peter Weir, già messosi straordinariamente in luce con l'ottimo Picnic ad Hanging Rock (1975), rappresenta un'indimenticabile lezione di cinema fantastico che scava nelle radici e nella quintessenza del terrore umano. L'Ultima Onda potrebbe essere sintetizzato come una pellicola di terrore assoluto (ed assolutista), tanto questo straordinario cineasta di Sidney sia riuscito a filtrare, sublimare ed epurare la vicenda da ogni pur vaga connotazione di violenza, di sangue, di spettacolarità. Eppure il film riesce a terrorizzare lo spettatore nel profondo, come pochi altri esempi di cinema erano e riusciti a fare prima di lui, e come altrettanto pochi riusciranno in seguito.

I fattori sono molteplici: in primis la magistrale tecnica registica dell'australiano, in grado di inventare l'orrore dove non c'è, controllando elegantemente il linguaggio simbolico e metaforico dell'immagine, con un soggetto di ardua rappresentazione.
In seguito, uno script straordinario, scritto dallo stesso Weir con la collaborazione di T. Morphett e P. Popescu, che sembra in più punti ispirato ad alcune componenti della poetica di due sommi maestri della letteratura fantastica del '900: H. P. Lovecraft (gli antichi culti misterici, la scoperta di antichissimi segreti che l'uomo farebbe meglio ad ignorare), e J. G. Ballard (il rapporto con la natura, la disgregazione dell'equilibrio nel meccanismo individuo-società).
Sull'aspetto tecnico-registico non tutti converranno sulle stesse opinioni, dato che Weir possiede uno stile difficilmente definibile, complesso ma poco avvezzo al facile ed eclatante virtuosismo con la m.d.p., criptico ed obliquo quanto basta da risultare forse troppo insolito agli occhi meno esperti. I più competenti ed appassionati di cinema, invece, riusciranno sicuramente a cogliere tutta la plasticità dell'inquadratura di Weir, l'incantevole uso del rallenti e la cura maniacale per la definizione e la caratteristica della luce.

Già dalla sequenza iniziale, in campo lungo, si intuisce la maestosità del suo messaggio, con quel rapporto aborigeno-Australia (o per meglio dire, uomo-natura) che pochi hanno saputo così efficacemente trasporre su grande schermo. L'inquietante scelta di campi lunghi fusi in piani sequenza mostra appieno lo straripante talento visionario del regista, ponendolo come uno dei primi cineasti ad utilizzare questa tecnica con tale efficacia nel cinema fantastico. Quest'ultima definizione, va però sottolineato, risulta leggermente riduttiva per un artista che si è spinto ben oltre l'horror nella sua cinematografia, ma che in questo campo ha saputo creare qualcosa di veramente unico, di sicuramente indimenticabile.
Si potrebbe quasi azzardare la definizione di stile Weir o quantomeno stile Ultima Onda tanto forte e dominante è la personalità dell'uno e dell'altro, soprattutto per la triplice componente natura-minaccia-uomo.

In realtà quest'opera, come il suo diretto predecessore, Picnic ad Hanging Rock, va vista da un'ottica completamente diversa da quella con la quale si guarda di solito l'80% degli horror/thriller statunitensi. Ben presto ci si accorge che il regista australiano ha ben poco a che fare con psicopatici mascherati, sgozzamenti, diavoli, e simili. L'orrore di Weir si trova nelle ombre, nelle gelide sfumature, negli allucinati primi piani del protagonista (Richard Chamberlain in una delle sue migliori interpretazioni) che fanno il paio con altrettanti maniacali primi piani su dettagli chiave per lo scioglimento dello script. Claustrofobici e maniacali interni si contrappongono a vasti e sconfinati spazi, in un dualismo paranoico che pochi sarebbero riusciti a rappresentare in modo così compiuto, maturo e personale. In altre parole l'orrore è puramente psicologico, la sceneggiatura dipana progressivamente un inesorabile viaggio nella paura della conoscenza, del fato e della fine del tutto. La meta finale sarà qualcosa di agghiacciante, ed al tempo stesso sublime nella sua poetica essenza.

Il sogno, ossessiva componente della vicenda, funge da fondamentale (e spaventoso) collante tra differenti piani della realtà, e gli oscuri ed inquietanti culti tribali degli aborigeni sono elegantemente (e rispettosamente) rappresentati, prendendo distanze nette dalle stereotipate tipicizzazioni di un certo cinema hollywoodiano.
La natura è protagonista assoluta della vicenda: indomabile, maestosa e misteriosa, di una bellezza fascinosa e perversa. Da autentico australiano Weir la percepisce in modo diverso, riesce a filmarla sotto una luce raggelante, che insinua tensione e angoscia in ogni singola inquadratura. La sua concezione elementare dell'acqua, basilare leit-motiv della storia, lascia lo spettatore in continuo disagio, ponendo l'elemento aristotelico per eccellenza come una terrificante ed onirica minaccia. Questo per tutta la durata della pellicola, senza un momento di vuoto, senza un attimo di respiro, riuscendo nel miracoloso intento di usare al tempo stesso un linguaggio lento, spesso scandito da pause e silenzi. Un meccanismo filmico ai limiti del perfetto.

Se a tutto ciò aggiungiamo degli ottimi attori magnificamente diretti, una colonna sonora efficacissima nel suo sinistro minimalismo, ed una sceneggiatura intrisa di cultura australiana, il risultato non può che essere più che memorabile.
L'Ultima Onda è un'esperienza cinematografica unica, un'autentica gemma della settima arte, un'opera troppo spesso sottovalutata e dimenticata. Senza ombra di dubbio...più che un semplice horror.

 

Articoli correlati
Altri articoli
  • Sabato, 25 Giugno 2005
  • Da jenkin

La Cosa da un Altro Mondo

  • Martedì, 11 Ottobre 2011
  • Da Alberto Genovese

Apri gli occhi

  • Lunedì, 27 Ottobre 2014
  • Da Federico Greco

Screamfest 2014 - Premiati un venezuelano e un australiano come miglior film e miglior corto al "Sundance dell'Horror" di Los Angeles

  • Sabato, 05 Novembre 2011

Picnic a Hanging Rock

  • Lunedì, 15 Dicembre 2014
  • Da Fabio Zanchetta

Wolf Creek 2 - Recensione Film

  • Lunedì, 15 Marzo 2004
  • Da Luca Durante

L'Uomo dagli Occhi a Raggi X

  • Martedì, 28 Aprile 2009
  • Da Luca Durante

Imago Mortis

  • Mercoledì, 27 Giugno 2012
  • Da Super User

Secondo fantastico Trailer italiano per Frankenweenie di Tim Burton

 

Copyright © Splattercontainer | Informativa sulla Privacy | Powered by Tix Production

 

  • gunceladres.top - bahis siteleri - casino siteleri - alanya escort