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Kill Me Please

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Kill Me Please 3.00 of 5 1 Vote.
Kill Me Please è un film coraggioso. Parla di un tema così delicato come il suicidio e lo fa con una leggerezza tale da lasciare basiti. La trama prende spunto da fatti reali: c'è una clinica (anche nella realtà ci sono cliniche del genere, io ne ho letto di una in Svizzera) che assiste gli aspiranti suicidi nel loro percorso verso questo così particolare desiderio. L'intento del dottor Krueger, il proprietario della clinica, è quello di riuscire, fino all'ultimo momento, a far desistere i suoi pazienti dal loro così terribile proposito. Nel caso il paziente, però, sia veramente sicuro della sua scelta, il medico non potrà fare altro che servire il bicchiere colmo di veleno e una dolce morte che, anche nel suicidio, possa trovare dignità.Tra i pazienti dell'istituto troviamo i caratteri più disparati e grotteschi: c'è la cantante lirica col tumore alle corde vocali, il rapper afro-americano che si atteggia a star, l'insopportabile precisino, la ragazza con una malattia gravissima, l'uomo vittima della gelosia della propria moglie e altri. La prima cosa che balza all'occhio è che, la maggior parte di questi pazienti abbia preso il suicidio non come una scelta sentita ma come un semplice capriccio. Ne è la prova la paura della maggior parte di loro nel momento in cui la morte si palesa ai loro occhi e si avvicina alle loro essenze. Tutti scappano terrorizzati di fronte a quello che, in teoria, sarebbe dovuto essere il loro più grande, unico desiderio. E' questa la prova della leggerezza e stupidità con la quale molti uomini si avvicinano a scelte così importanti senza nemmeno sapere bene cosa si apprestino a fare. E' chiaro che tutti, o quasi, almeno una volta nella vita, abbiamo pensato al suicidio o a cose del genere, ma una cosa è il pensiero di un momento dovuto alla difficoltà di un determinato periodo o situazione, altra cosa è la scelta sofferta e sentita di chi, per davvero, non vuole vivere più.La considerazione che l'opinione pubblica e lo stato stesso hanno di un suicida è palesata dalla seconda, grottesca parte del film dove un gruppo di uomini armati fa irruzione nella clinica per uccidere tutti gli aspiranti suicidi: per lo Stato, per la maggior parte della gente un suicida è solo un dato, un dato come un altro, come lo potrebbe essere il PIL o l'indice di una qualsiasi borsa. Non si pensa al suicida come ad una persona vera e propria che matura una scelta così estrema per delle ragioni ben precise, si pensa al suicida come ad un essere umano che non produce forza-lavoro, un peso sulle spalle della società.La pellicola del regista belga va a scavare quel lato del libero arbitrio che è patrimonio imprescindibile di ogni essere umano. Decidere se continuare a vivere o morire è la scelta che a nessun uomo dovrebbe essere negata, benché sia ideologie politiche che religiose sostengano l'esatto contrario. E', quindi, allo stesso tempo, anche l'idea della clinica e del suicidio assistito una scelta malsana: decisioni del genere fanno parte dell'io interiore più profondo di ogni uomo e non c'è cura o medico che possa intervenire in tale scelta.Durante la visione si sorride spesso, quasi sempre di un riso disincantato e un po' triste.La scelta del bianco e nero l'ho trovata azzeccata.I personaggi sono quasi tutti caratterizzati in modo egregio.Ci troviamo, quindi, di fronte ad una buona pellicola che, anche senza essere un capolavoro, riesce a trattare sapientemente un tema così difficile e così poco sfruttato.

 

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