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In My Skin

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Esther, giovane donna in carriera, si allontana temporaneamente da un party per prendere una boccata d'aria in giardino. In seguito ad una banale caduta si ferisce ad una gamba. Da questo momento in poi si innesca un tragico processo di perdita e riscoperta di sé…Scritto, diretto e interpretato da Marina De Van, già collaboratrice di François Ozon, 'Dans ma peau' è davvero un piccolo gioiello della cinematografia francese contemporanea. Lontano dalla radicalità di pellicole come 'à l'interieur' o 'Frontière(s)' e dai perfetti meccanismi ad orologeria di 'Them', il film d'esordio della De Van mette in scena la disperazione senza possibilità di catarsi, svuotandola sia della facile tentazione di stabilire un rapporto empatico e partecipato con lo spettatore, sia della componente voyeristica.Il motivo dell'autodistruzione - tanto dal punto di vista drammatico, quanto da quello visivo-spettacolare - è trattato come un'escalation ossessivo-compulsiva che affonda le sue radici nella sfera 'delle dipendenze' piuttosto che in quella del patologico. Solitudine e autolesionismo sono due facce della stessa medaglia al di là della condizione economica, sociale, relazionale in cui ci si trova. Se sulle prime le ferite che Esther si auto-infligge possono rappresentare, infatti, una sorta di reazione cieca e irrazionale ad uno stato di incertezze e insicurezze (una agognata promozione in ambito lavorativo che tarda ad arrivare, un compagno - Vincent, interpretato da Laurent Lucas futuro protagonista in 'Calvaire' - che vorrebbe trasferirsi da lei ma non ha un lavoro stabile, resoconti manageriali che ha difficoltà a terminare), nella seconda parte quelle stesse mutilazioni - che nel frattempo sono diventate più incisive, violente e abituali - incarnano (è il caso di dirlo!) la risposta ad un malessere fatto invece di serenità, tranquillità e realizzazione professionale (la promozione arriva, inizia la convivenza con Vincent, riesce a tener testa agli impegni lavorativi).Perché Esther, ad un certo punto, prende a fotografarsi il corpo straziato e a conservare pezzi della sua stessa carne? è il tentativo di avere un minimo di controllo su quanto le sta accadendo o la materializzazione ulteriore dei suoi tormenti?In bilico tra una spietata messa in crisi della stabilità economica, sociale e familiare (e di coppia) e l''ossessione per la carne', il film - dotato di un sound designing curatissimo - è pieno di domande, questioni e interrogativi che restano sospesi. La De Van, disinteressata a fornire risposte e spiegazioni, confeziona un'opera chirurgica e glaciale in cui è bandita la bassa macelleria. Mai efferato, gratuito o fine a se stesso, 'Dans ma peau' risponde ai meccanismi di una crudeltà artaudiana seducendo lo spettatore a colpi di sensualità macabra e fascinazione raccapricciante in sintonia con alcuni momenti - anche se declinati su un versante narrativo e spettacolare totalmente diverso - visti di recente in 'Amer' della coppia Cattet-Forzani.Film che lascia il segno, così come indelebile è l'immagine delle lacrime che scorrono sul volto insanguinato di Esther, rintanata nella camera di uno squallido motel.

 

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