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Il Nascondiglio [2]

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Il Nascondiglio [2] 2.00 of 5 1 Vote.

Mi stupisce molto la buona accoglienza ricevuta da questa nuova incursione nell'horror da parte di Pupi Avati. Sono arrivato persino a supporre che le recensioni entusiastiche su questo film fossero state realizzate da critici esasperati da La Terza Madre, i quali, visibilmente provati dall'ennesima schifezza prodotta da Dario Argento (ma questo è veramente il suo zenith cinematografico in negativo) hanno cominciato a fare termini di paragone con un thriller horror di matrice nostrana, uscito in concomitanza e decisamente più accettabile.

Tutto ciò non toglie che, pur amando alla follia capolavori come Zeder e La Casa dalle Finestre che ridono, non riesco a trovare grandi spunti d'interesse in quest'ultima fatica del regista emiliano, anzi, la delusione appare molto più cocente proprio a partire dal nome di chi ha diretto questa pellicola noiosissima, inconsistente e piena di incongruenze narrative. Avati parte con il solito espediente del prologo nel passato da cui però non si capisce nulla (beh del resto accadeva anche in Zeder) per catapultarci ai giorni nostri con una Laura Morante che passa un'ora e mezza a rompere i coglioni ad una cittadina americana per capire cosa sia successo nella "casa dei serpenti".

La vocina da bambina in overdose da elio strappa solo risate e la storia non riesce a catalizzare l'attenzione dello spettatore neanche per sbaglio. La tensione è quasi assente anche perchè ormai suoni, rumori e oggetti che cadono dalle scale hanno fatto il loro tempo. Burt Young è assolutamente poco credibile come agente immobiliare e non basta il breve cameo di uno dei nomi di punta del cinema di genere, Giovanni Lombardo Radice, a far appassionare gli amanti del B movie. La fotografia è ottima anche se riesce a emanare solo freddezza e apatia e la musica di Riz Ortolani esplode nei momenti più sbagliati.

Chissà, forse questo è l'ennesimo segnale della morte del cinema di genere italiano o almeno una prova inconfutabile del suo inarrestabile cedimento. Certo che se la qualità scade proprio nei film dei maestri del genere, non è un bel segno incoraggiante.

 

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