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Il Messia del Diavolo

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Il Messia del Diavolo 3.00 of 5 1 Vote.
Film poco conosciuto datato 1973, sceneggiato da Willard Huyck e Gloria Katz, autori di American Graffiti, e diretto dallo stesso Huyck.
La ricerca da parte di una figlia del padre pittore, recatosi in una cittadina californiana, porterà ad una terrificante realtà: tutti gli abitanti si sono trasformati in creature senz'anima che si nutrono della carne degli ultimi sopravvissuti, mentre attendono l'avvento di un oscuro messia.
Il racconto va a ritroso nel tempo. Mentre la protagonista (un'innocente quanto incantevole Marianna Hill) legge alcune pagine del diario del padre, sentiamo la voce di quest'ultimo in sottofondo, introdurci a quello che sta succedendo in quella città. Un Luogo ignoto tra gente sconosciuta. Il film si avvale di immagini suggestive girate in ampi spazi che appaiono al principio illuminati e sicuri, ma che tutt'a un tratto si affievoliscono sino a mescolarsi con l'oscurità circostante. Davvero eccellenti le scene nel supermarket e nel cinema, ove le vittime si ritrovano in luoghi desolati che si riempiono lentamente di figure spettrali, pronte ad aggredirle e a divorarle senza pietà sotto una luna color sangue. La città appare maledetta, isolata dal mare e attraversata da un vento opprimente. Interessante il make-up dei morti viventi, persone perlopiù anziane dai volti pallidi che sanguinano dagli occhi, e che sono in grado di parlare. Esattamente come quelli Romeriani, essi diffondono un virus altamente contagioso. Una figura inquietante su tutte, è quella dell'uomo dai capelli bianchi e dal volto quasi deformato, che va in giro a bordo di un camioncino rosso a raccogliere cadaveri e a mangiare topi.
Gli esterni, caratterizzati dalla predominanza cromatica del colore blu e gli interni arredati in arte surrealista (la dimora del pittore, con sagome chiaro-scure di persone che fissano gli inquilini che ci alloggiano) con prevalenza di tonalità di rosso, donano alla pellicola uno stile personale ed affascinante. Una critica che gli si può muovere è forse il ritmo lento, ma d'altronde è la storia, ottimamente scritta, che impone questo fattore.
E' parer mio che molti grandi horror realizzati in seguito abbiano preso spunto da questo cult poco conosciuto.

 

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