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I Spit on Your Grave

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I Spit on Your Grave 2.00 of 5 1 Vote.
Una giovane e affascinante scrittrice, Jennifer Hills, per realizzare il suo nuovo romanzo decide fuggire dal caos cittadino e trovare la giusta ispirazione in una casetta situata in un tranquillo luogo di campagna circondato dai boschi. Verrà presa di mira da un gruppo di balordi che la violenterà e le infliggerà le più brutali sevizie. Gettatasi nel fiume, gli stupratori la crederanno morta, ma qualche giorno dopo Jennifer tornerà. Sarà come rinata e da quel momento avrà un nuovo scopo nella sua vita: far pagare ad ognuno di quei porci quello che ha dovuto subire.Quando si ha il compito di riproporre una pellicola con una trama così essenziale come quella di Non Violentate Jennifer, lo scioccante rape and revenge del 1978, ci si dovrebbe chiedere cosa si potrebbe introdurre di nuovo per attrarre il pubblico, soprattutto tenendo in considerazione che da allora sono usciti forse centinaia di titoli con un plot sostanzialmente identico.Ecco cosa dichiarò in proposito il regista e sceneggiatore Steven R. Monroe, quando il film si trovava ancora in fase di lavorazione:Avevamo intenzione di rimanere il più possibile fedeli all'originale, mentre comunque si stava cercando di aggiornare il tutto in qualche modo...ci sarà un personaggio nuovo rispetto al film del 78, si tratta di uno sceriffo interpretato da Andrew Howard e, ovviamente, verrà aumentato il sangue, la brutalità e la durata delle sequenze di tortura. Abbiamo anche cercato di aggiornare lo stile del film, che avrà un taglio davvero voyeuristico ed un forte realismo. Insomma diamoci dentro con la violenza! Un ragionamento che condivido in pieno, proprio perchè con uno schema narrativo così elementare l'unica via da percorrere per proporre qualche novità consisteva in un upgrade del tasso gore. E da questo punto di vista l'obiettivo è stato senza dubbio raggiunto: in I Spit on your Grave sono presenti delle sequenze molto forti, una in particolare quasi stomachevole, sempre legata alle torture ordite dalla feroce Jennifer ai danni dei suoi ex aguzzini.Però, nonostante questo, la scintilla non scocca.Steven R. Monroe mette in piedi infatti un film che sembra un rape and revenge for dummies in formato celluloide. Ogni elemento, personaggio, luogo, oggetto, sembra avere appiccicato virtualmente addosso uno di quei sottopancia televisivi che servono spesso nei servizi dei TG per capire chi è la persona che sta parlando in video, conoscere la città in cui si è svolto un determinato fatto etc. Già dalle prime sequenze, quando ad esempio Jennifer entra nella casetta che contiene attrezzi e solventi vari, il regista indugia sui numerosi utensili, sulla scritta Poison di certi contenitori, come per far capire al più distratto degli spettatori:Hey ricordateli bene questi dettagli eh?. Stesso discorso per il lurido luogo abbandonato, scoperto casualmente dalla ragazza durante una mattinata trascorsa a fare jogging. Anche in quel caso l'atmosfera è quella del rivedremo presto questo posto. E si prosegue così, come se avessimo al guinzaglio una sorta di cane lupo per non vedenti che ci accompagna fedelmente ad ogni piano strutturale della storia, intento a non farci mai perdere la strada. Cosa dire poi dei bad guys"? Per prima cosa un interrogativo che rimbomba nella mia capoccia. In Italia, se alla televisione o in altri media qualcuno, anche per sbaglio, per una battuta fuori luogo, si azzardasse ad esprimere un commento negativo su una determinata categoria di persone, fosse anche nei confronti della tanto vituperata casalinga di Voghera molto cara al mitico Mike, il giorno dopo si scatenerebbero decine di associazioni per la tutela dei diritti, manifestazioni di piazza e petizioni online. In USA saranno quasi quarant'anni che dipingono la periferia americana come una terra pericolosissima, invasa da zotici imbecilli onanisti e bigotti, pronti a stuprare anche la propria madre...eppure non succede nulla; non scoppia nemmeno, chessò, una piccola guerra civile. Ma sarà davvero così allora?Elucubrazioni mentali a parte, si assiste come avrete capito alla più stereotipata rappresentazione del redneck inferocito contro la gente di città, concetto ripetuto più volte per marcare questa irrimediabile frattura fra quelli che sembrano quasi due mondi a parte, ognuno con le proprie regole. E anche qui si tende a voler esporre tutto alla luce del sole, come - inizio spoiler - l'ambigua figura dell'uomo di legge timorato di Dio, con una figlia che si chiama addirittura Chastity, giusto se non fosse ancora chiaro il conflitto morale che affligge quest'uomo, che riesce a scindere la vita candida e pura della propria famiglia e le sue laide pulsioni - fine spoiler - . Il personaggio interpretato da Andrew Howard racchiude un'ottima idea in se, ma ci viene sbattuta in faccia in modo troppo grossolano. Marcare così tanto i personaggi, riempendoli di elementi che devono farti capire assolutamente che ruolo giocano nella vicenda, non serve a renderli più reali; li rende solo delle macchiette. Ecco quindi perchè quando dovremmo aver raggiunto il massimo del pathos, ovvero nella frazione di film in cui Jennifer si ribella, assistiamo solo ad una sequela di scene di torture, davvero ben realizzate e d'effetto, ma prive di un vero coinvolgimento. Penso che quando un autore si ostina a spiegare, far notare cose, guidare chi assiste ad una sua pellicola è segno che la struttura è debole ed il risultato è come quello che vuole per forza spiegarti una barzelletta per la quale non hai riso.Ricapitolando. Consiglio caldamente I Spit on your Grave ai patiti dello splatter e del torture porn senza ulteriori pretese; a quelli che invece cercano un appassionante rape and revenge movie (anche senza il rape) tornate a vedervi il film l'originale, oppure recuperate L'Ultima Casa a Sinistra di Craven, o ancora, per citare dei lavori recenti, l'ottimo Eden Lake di James Watkins, quello si un titolo da calcio in bocca. A quel punto però, visto che ci siete, non privatevi della visione dello straordinario Cane di Paglia di Sam Peckinpah."

 

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