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I Bambini di Cold Rock [2]

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
I Bambini di Cold Rock [2] 2.00 of 5 1 Vote.

Ho sempre pensato che Saint Ange fosse sottovalutato. Trovo il modo delicato, estetico, quasi manierista con cui Laugier manipola lo splatter in quel film davvero delizioso.

Martyrs mi è piaciuto ancora di più, per come il tema della tortura viene scavato, analizzato, manipolato in modo morboso e clinico nello stesso tempo. The Tall Man è, tra i film di Laugier, quello che mi è piaciuto meno. Non fraintendetemi, per quante critiche possa muovergli, è nell'insieme un bel film, dove la mano del regista si percepisce molto (e come ho detto la considero una mano più che capace), il suo modo di vedere il mondo traspare anche qui e anche qui mi coinvolge e mi tiene in qualche modo incollata alla sedia dall'inzio alla fine.

Andiamo con ordine:

Sulla trama stavolta non vorrei dire molto, è troppo complessa, e svelandone anche solo alcuni elementi rovinerei a voi la visione e a Laugier l'effetto sorpresa. Vi basti sapere che ci troviamo in un villaggio, Cold Rock, la cui vita economica si basava sulla produzione di una miniera che ha chiuso i battenti. Mentre il paesino muore lentamente per mancanza di risorse, i bambini cominciano a sparire. Tra gli abitanti si sussurra la leggenda di un uomo alto che li porta via, per farne chissà cosa. Il film comincia quando a sparire è il bambino della protagonista, Julia, interpretato da Jessica Biel. Qui la prima nota stonata: Jessica Biel è una ragazza procace, che considero perfetta per il ruolo della tettona che scappa e urla in pieno stile 70's, un po' meno per parti di spessore come questa. Spogliata del trucco, segnata dalle occhiaie, infagottata in un camice o in maglioni per qualche motivo sempre oltre la sua misura, dovrebbe, (vorrebbe) dare prova di non essere solo gnocca, ma anche brava. L'interpretazione è tutto sommato abbastanza intensa, ma sono convinta che migliaia di sconosciute o quasi avrebbero saputo fare di meglio, ed essendo io sempre e comunque del parere che horror e thriller guadagnano in coinvolgimento e credibilità se gli attori sono emeriti ignoti, ecco che la scelta della Biel mi fa storcere un po' il naso, anche se capisco perfettamente che, contrariamente a come la vedo io, un nome famoso è un'attrattiva per una porzione maggiore di pubblico, per cui considerando che se l'è cavata discretamente, chiudo un occhio e vado oltre.

Il problema fondamentale di questo film sta nel fatto che è troppo raccontato. Dall'inizio ho l'impressione che Laugier abbia il terrore di non essere capito. Abbiamo una voce narrante, numerosi dialoghi-spiegoni (anche piuttosto banali) in cui i personaggi e le loro storie vengono esposte, in modo che ci siano dati tutti gli strumenti per capire cosa succede. Troppi, perché in questo modo, per chi ha un'occhio allenato al genere o semplicemente molto attento, è facile arrivare ben presto alla conclusione che è ciò che non viene detto ad essere realmente importante. Abbiamo così tante informazioni che inevitabilmente viene da chiedersi perché su alcuni elementi piuttosto centrali della storia si sia scelto di sorvolare completamente. Questo ci mette dei dubbi, ci fa porre domande che forse se tutto il resto fosse stato solo leggermente più fumoso non ci saremmo fatti. E lo svolgersi della trama ci darà ragione, svelando in quei silenzi le chiavi che fanno muovere gli ingranaggi della storia. Questo mi ha rovinato un po' una serie di colpi di scena che avrei davvero voluto godermi, perché sono intelligenti e ben costruiti.

Di contro c'è da dare a Laugier il grande merito di non scegliere la via (che spesso è più una scappatoia) del finale aperto. Si percepisce anzi un godimento quasi narcisistico nell'andare fino in fondo nelle sue storie, di scavare finché non c'è rimasto più nulla da dire, ed è una cosa che apprezzo moltissimo. E poi è indiscutibilmente bravo. Sono belli i suoi movimenti di macchina, il linguaggio cinematografico che usa è limpido e pulito, l'occhio della macchina da presa è sempre puntato dove vorresti che fosse il tuo. Altro sassolino: temo di aver subito un po' troppo il digitale in questo film, a volte tutto era così pulito e nitido che sembrava di guardare un videogioco di ultima generazione, e questo stonava un po' con la storia e le ambientazioni. La fotografia resta comunque molto bella, godibile, piacevole per gli occhi, ma visti i precedenti non mi stupisce affatto.

Che dire, è certamente un film da vedere, la storia è interessante e diversa da quel che siamo abituati a vedere, ma da "fan" di Laugier mi aspettavo qualcosa di più e (soprattutto) qualcosa di meno (tipo la voce narrante di uno dei personaggi, che non mi è andata giù dall'inizio alla fine e di cui sarebbe stato molto meglio fare a meno).

 

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