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Haunting: Presenze

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Il dottor Marrow sta conducendo uno studio sulla paura e sugli effetti che essa esercita sulla psiche umana, e per recuperare quante più informazioni possibili a riguardo, decide di organizzare un gruppo di pazienti e di recarsi per alcuni giorni in un castello secolare lontano chilometri da qualsiasi contatto con la città: Hill House. L'aspetto cupo e l'oscuro passato che avvolge l'edificio contribuiscono ad alimentare la tensione dei partecipanti alla terapia, i quali, inconsapevoli del reale scopo di quest'ultima (le loro emozioni e paure non sarebbero risultate spontanee altrimenti), sono convinti invece di trovarsi in quello strano luogo per risolvere i loro problemi di insonnia. Marrow sembra aver studiato tutto nei minimi particolari, dal profilo psicologico alle eventuali reazioni emotive dei suoi pazienti, ma ciò che di lì a poco si sarebbe scatenato tra le mura di Hill House avrebbe oltrepassato ogni logica previsione. Una spaventosa entità malefica infesta ogni angolo del castello, rendendolo un'immensa trappola mortale per i suoi sprovveduti ospiti.

Nel 1999 il film ebbe un importante primato: si trattava del primo horror ad alto budget della storia del cinema (produce la Dreamworks di Spielberg): ma i primati, ahimè, terminano qui. Hill House, enorme maniero strutturato in labirintici corridoi e stanze segrete, più che un luogo terrificante, sembra piuttosto una nuova attrazione di Disneyland, e a poco servono scricchiolii e voci dal profondo, lo spettatore qui avrebbe gradito più volentieri dello zucchero filato, senz'altro più economico per la produzione. Che dire poi degli effetti speciali? Troppi, davvero troppi per un horror, che poteva fare del mistero la sua arma più efficace, ma in fondo sono l'unico supporto della pellicola, la quale priva di simili artifici sarebbe durata una mezz'ora scarsa. L'overdose digitale infatti sembra tentare di distogliere lo spettatore da una sceneggiatura e un intreccio davvero carenti, ma spesso non fa che peggiorare le cose, regalandoci a mio giudizio uno dei finali più trash e involontariamente ridicoli della storia del cinema del terrore.

Anche il cast, pur rappresentato da grandi nomi, non va oltre la sufficienza, e ci spiace che una bravissima Lily Taylor venga ingiustamente inghiottita in questo polpettone multimediale. Hill House doveva essere una casa maledetta, ma sinceramente consiglierei all'intero staff della pellicola di dedicarsi con più attenzione ad un'altra casa, la loro...A CASA!!!

 

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