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Halloween: The Beginning [1]

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Halloween: The Beginning [1] 3.00 of 5 1 Vote.
. ..le mie ricerche hanno rafforzato l'idea che uno psicopatico può essere carismatico, può essere affascinante, può essere amichevole. Il problema è che non possiede il discernimento tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Non ha rimorso. Non ha il senso di nulla... Il temerario regista de La Casa dei 1000 Corpi e La Casa del Diavolo si accosta ad una delle pietre miliari del cinema horror moderno con questa precisa impostazione mentale. Confezionando un riuscito remake, che è molto di più di questo. E' la stessa opera d'arte del Maestro, con luci ed ombre differenti, ammirata da un'inedita inquadratura. A tal proposito afferma:. .. [Il ramake] non ha mai funzionato molto bene. Soprattutto per i film che penso fossero già buoni la prima volta. Non ne vedevo il senso. Poi ho cominciato a pensare a film che mi erano piaciuti molto e che erano dei remake, come Scarface o Cape Fear: Il promontorio della paura. Ho pensato che se non fosse esistito il remake, staremmo ancora a guardare la versione muta di Dracula...u00e2u0080u009d Il giovane Michael Myers (Daeg Faerch, al suo primo lungometraggio) vive la sua giovinezza immerso in una situazione familiare disastrosa. La madre Deborah (Sheri Moon Zombie, già protagonista nei primi due film del marito) vuole un bene autentico ai tre figli (oltre a Michael, la neonata u00e2u0080u009cBoou00e2u0080u009d, futura Larie Strode, e la ribelle Judith Myers, interpretata da Hanna Hall), ma non è assolutamente in grado di gestirli e crescerli. Spartisce la propria casa con un ubriacone perdigiorno (Ronnie White, interpretato da William Forsythe) che maltratta i due ragazzi più grandi senza remore, e guadagna da vivere per tutti durante la notte, prima in un locale di lap dance, poi tra i pantaloni dei clienti. E' in questa doppia faccia della vita della madre che si annida il primo seme della dissociazione che comincia presto a incrinare l'animo di Michael. Questo ragazzino biondo, con la faccia a luna piena e lo sguardo un pò perso, passa le giornate a subire le angherie dei coetanei a scuola, quelle pesanti e volgari del compagno della madre a casa, la disattenzione e trascuratezza della sorella grande, perennemente impegnata nello sport preferito dei giovani della provincia americana: sesso e birra.La maschera da clown che indossa sempre più spesso è una illusoria difesa nei confronti di quella realtà violenta e pian piano, in maniera invisibile dall'esterno, Michael trova da solo il modo di sfogare le sue frustrazioni e le categorie morali per interpretare il proprio mondo: la differenza tra Bene e Male, e la conseguente scelta per una parte o per l'altra, richiedono la capacità di individuare queste due categorie. E questa capacità non è innata, la si impara in famiglia e nella società. La mente di Michael non raggiunge mai questa tappa del suo sviluppo.
Zombie mostra come le azioni di Michael seguano in realtà un pattern lineare, semplice: tra lui e i suoi obiettivi il mondo pone degli ostacoli, per raggiungere i primi bisogna trovare il modo di superare i secondi. Il modo più semplice e diretto. Chiunque di noi lo fa ogni giorno, ma dando per scontati i vincoli della morale. Per Michael è paradossalmente molto più facile, non avendone alcuno. Ecco l'origine della tragedia che scuote la cittadina di Haddonfield, nell'Illinois, nella notte del 31 ottobre 1963. Anche nella magia festiva di Halloween, Michael è solo. La madre nel locale balla nuda tra uomini con la bava alla bocca, il u00e2u0080u009cpatrignou00e2u0080u009d smaltisce la sbornia sul divano, la sorella lo ha ingannato non accompagnandolo a fare u00e2u0080u009cdolcetto o scherzettou00e2u0080u009d, preferendo il proprio u00e2u0080u009cstalloneu00e2u0080u009d nella camera di sopra. Durante la notte, nel silenzio, Michael ha tutto e tutti nelle sue mani. Un'impetuosa rabbia repressa si scatena, lo sconvolge e lo stravolge profondamente: il pesante nastro adesivo riduce finalmente al silenzio l'ubriacone sul divano, il leggendario coltello da cucina lava nel sangue le colpe della giovane coppia sul letto.
L'epilogo della tragedia è magistrale: la scena di Michael che culla amorevolmente la sorellina piccola, mentre la madre gli chiede sempre più inquieta cosa è successo, fa scorrere un brivido lungo la schiena, perchàu00a9 si hanno ancora negli occhi le sue mani insanguinate. I diciassette anni passati da Michael nel manicomio criminale di Smith's Grove iniziano nel migliore dei modi: la condotta del ragazzo è irreprensibile, ma il medico che lo tiene in cura, Samuel Loomis (il sempre bravo Malcom McDowell) riesce a vedere oltre le apparenze, fino a penetrare il nulla insito in quegli occhi solo apparentemente innocenti. Michael non ha nessuna concezione di quello che ha fatto, quando lo si interroga su quella notte ricorda perfettamente i particolari più banali, ma non dice una parola sul massacro. Questo atteggiamento al di fuori di ogni canone normale disorienta sia lo spettatore che la signora Myers, che dimostra ancora una volta di amare il figlio, pur senza comprenderlo. Fino al climax, il quinto omicidio di Michael all'interno della clinica, assolutamente naturale e al tempo stesso sconvolgente. Per la prima volta il giovanotto biondo perde quel controllo sovrumano che lo aveva sospeso tra la repulsione e la simpatia del pubblico nei suoi confronti, lascia che la sua rabbia infinita esca da sàu00a9 e travolga tutti coloro che lo circondano. Il suo corpo è ancora troppo debole per darle sostanza, ma i suoi occhi, il suo viso, il suo ghigno rivolto alla madre terrorizzata, non lasciano più dubbi. Il resto della trama è noto (rimando alla recensione), Zombie ricalca pienamente quella del film di Carpenter, reinterpretando con abilità e gusto ogni singola scena.La venerazione di questo eclettico regista per il capolavoro originale è palpabile, nàu00a9 l'atmosfera, nàu00a9 i personaggi sono stravolti. E' tutto diverso, ma al contempo è tutto uguale. E coinvolgente. Ci sono naturalmente delle scelte che non convincono appieno: un paio di nei nella trama (chi farebbe mangiare un maniaco omicidia in carcere con forchette di metallo?), la dinamica della fuga di Michael dal Sanitarium (possibile che ci siano solo le quattro guardie che lo devono scortare fuori in tutto l'ospedale?), la stessa personalità del dottor Loomis (che dal film di Carpenter è diventato il prototipo dei medici antagonisti degli slasher). In proposito lo stesso McDowell descrive così il proprio personaggio:. .. Sicuramente non volevo fare una pallida imitazione di Donald Pleasance. Così ne ho parlato con Rob e ci siamo ritrovati d'accordo nel pensare che sarebbe stato molto più divertente se questo personaggio avesse avuto un lato un po' più leggero. Non voglio dire che è un personaggio da commedia, non lo é. Diciamo che è un pò pomposo...u00e2u0080u009d
Questo piccolo appunto su Loomis porta a riflettere sui personaggi ed è proprio su questi che Zombie dà il suo meglio. Sono davvero ben fatti, tridimensionali. Non c'é davvero bisogno di effetti speciali quando è la caratterizzazione a farla da padrone. L'obiettivo del regista era stato fin dall'inizio di pennellare meglio possibile la personalità di Michael, ma la sua bravura è stata quella di non dimenticare affatto tutti i personaggi secondari. C'era comunque da aspettarselo, visti i suoi ottimi precedenti. Qualche dubbio anche per Laurie Strode, l'ultima sorella di Michael, parte che fu dell'indimenticabile Jamie Lee Curtis. Scout Taylor-Comton ha un pò la classica faccia da biondina americana, timida e riservata, ma anche improvvisamente sboccata con le amiche. Il trio delle ragazze funziona, ma solo a tratti: in particolare il dialogo tra le tre quando vedono sulla strada per la prima volta Michael è decisamente eccessivo, inutilmente pieno di parolacce e frasi di cattivo gusto. E poi c'é lui. Imponente, inarrivabile. Con l'impenetrabile viso sempre coperto dalle maschere, che sono un pò l'elemento fondamentale per carpire qualche scintilla del suo buio interiore. Cambiano forma più volte durante il film: prima un semplice gioco quella da clown, poi intrisa di sporcizia quella formata dai suoi lunghi capelli, infine immortale quella grigia e inespressiva. Tutte riunite nella sua cella del Sanitarium, un vero luogo demoniaco. Indimenticabile.. .. ho pensato che fosse importante scegliere qualcuno che avesse sì una presenza fisica intimidatrice, ma che fosse anche un attore. E ci è riuscito in pieno. Tyler Mane, ex wrestler e già comparsa in The Devil's Reject, valorizza la figura di Michael Myers da grande come era molto difficile fare. I suoi occhi fanno trasparire la freddezza dell'assassino, il vuoto interiore che fa avanzare lentamente, ma con sicurezza, un corpo immenso e indistruttibile. Il cast tecnico è per lo più mutuato dai precedenti di Rob Zombie: Phil Parmet (fotografia) e Anthony Tremblay (scenografia) conoscono molto bene la sua immaginifica intuizione e caratterizzano tutto il film. Molto ben fatto il lavoro di post digitalizzazione:. .. Quando il giovane Michael è sullo schermo, il film appare un pò più caldo. E comincia a farsi un pò più freddo mano a mano che entriamo nel film. Poi diventa più freddo e ancora più freddo u00e2u0080u0093 più blu, più sgranato e più sabbioso u00e2u0080u0093 e quando arriviamo alla fine, è glaciale. Verissimo e palpabile.
Ben fatta anche la colonna sonora (Tyler Bates), molto zombiana all'inizio (perfetto il primo frame, schitarrata di fronte alla casa assolata di Michael), poi un buon riarrangiamento del tema originale di Carpenter. Da notare il parallelo tra i due registi: entrambi ottimi musicisti, perfettamente in grado di mettere in note, oltre che in immagini, le proprie visioni. Per concludere, è sicuro che a qualche amante dell'originale questo film non piacerà del tutto. Zombie ha nuovamente fatto quello che ha dimostrato di saper fare molto bene: prendere i suoi miti, i nostri miti, e ripresentarli al pubblico sotto la propria luce. I film veramente grandi, però, sono tali perchàu00a9 presentano un perfetto gioco del vedo-non-vedo che permette all'immaginazione di ognuno di riempirli, di sostanziarli. Zombie lo fa a modo suo, differente da quello di chiunque altro, poi lo condivide, tecnicamente in maniera impeccabile, con il suo pubblico. Per chi ci si ritrova, bene, altrimenti si rimane delusi. Nello specifico, Zombie vuole dare una nota di realismo alla figura di Michael e lo considera fin da subito uno psicopatico a causa della sua difficile giovinezza. Non è un demone immortale che uccide solo per uccidere. Purtroppo il filone degli slasher-movie si è sbilanciato per lo più verso questa seconda versione dell'assassino, anche perchàu00a9 molto più facile da realizzare. Il protagonista di Zombie, invece, è molto più maturo, artisticamente parlando. E che Zombie non apprezzi il troppo cinema horror semplicistico, lo si vede anche nell'epilogo di questo film.àu0088 ben noto che dopo Carpenter i successivi film della saga sono stati quasi un insulto ad Halloween: per Zombie non ci sono seguiti ad Halloween, è questo lo spirito più puro di Halloween. Unico.Curiosità: Tylor Mane è fisicamente il più imponente Michael Myers della storia. Il coltello originale con lama da 25 cm è stato allungato di ben 5 cm per renderlo atroce anche nelle sue mani enormi.
Durante le riprese lo specialista degli effetti speciali al trucco (Wayne Toth) ha usato dieci galloni di falso sangue. Nel film originale non si vede quasi, questo la dice lunga su come sia cambiato il gusto horror in trent'anni.
La maschera di Michael originale è andata perduta, quindi Toth ha dovuta ricostruirla dalle immagini del film o da foto e locandine. Ha impiegato due settimane per scolpirla, adattata al volto di Mane.
La maschera da clown del primo Michael è stata acquista su eBay a 12 dollari.
Nelle settimane subito precedenti l'inizio delle riprese, Rob Zombie e buona parte della troupe hanno girato Werewolf Women of the SS, falso trailer incluso nel progetto Grindhouse dell'accoppiata Tarantino-Rodriguez.
Le riprese sono durate 8 settimane e sono state effettuate tutte in esterna, senza studi di registrazione. In particolare negli stessi luoghi del film originale (Pasadena del sud)."

 

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