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Halloween: La Notte delle Streghe

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Halloween: La Notte delle Streghe 4.00 of 5 1 Vote.
E' la notte del 31 ottobre del 1963.
Il piccolo Michael (Will Sandin) è improvvisamente pervaso e attanagliato da demoniache voci che rimbombando nella sua iniqua psiche, gli intimano di sterminare la propria famiglia. Dopo aver accoltellato con inaudita violenza la sorella, uccidendola, i genitori, tornati in quel momento a casa, dovranno affrontare l'orrore insito in quell'anima apparentemente innocente. Internato di conseguenza nel manicomio criminale di Smith's Grove, Michael trascorre il suo tempo come un vegetale, con lo sguardo perso nel vuoto mentre nella sua mente scorre l'odio per l'umanità. Quindici anni dopo, grazie ad un abile stratagemma, riesce ad evadere, ritornando così al suo tranquillo paese natìo, Haddonfield, una piccola cittadina dell'Illinois, al fine di ultimare lo sterminio intrapreso tempo addietro, soffermandosi su una ragazza timida e sgobbona, Laurie (Jamie Lee Curtis) e la sua nutrita schiera di amiche.
La giovane troverà un prezioso e fraterno alleato nella sua lotta contro l'ombra nel dottor Samuel Loomis (Donald Pleasence). Lo psichiatra altri non è che il medico curante del folle omicida: per anni il coraggioso psicanalista aveva cercato di scuotere e tramutare quella flemma, quell'incapacità di provare o assorbire emozioni in qualcosa di minimamente umano, fallendo miseramente e come un profeta pronosticò che quella malvagità intrinseca si sarebbe espansa da un momento all'altro, contaminando il mansueto stile di vita di alcuni incolpevoli ragazzi dell'Illinois.

Il destino gli darà ragione. Halloween è una di quelle sensazionali, essenziali pellicole che oltre ad aver segnato indubbiamente la storia del cinema horror e non, possono tranquillamente vedersi etichettato l'epiteto di Capolavoro. John Carpenter plasma alla perfezione horror e thriller, una commistione perfetta di generi che confluisce in un'allucinante atmosfera permeata di inquietanti elementi; ci delizia con stupefacenti giochi di luce e chicche registiche sparpagliate qua e là nella pellicola. La tensione. Quest'ultimo fattore è praticamente inesistente nella fase iniziale, salvo poi affiorare poco alla volta per sfociare con inaudito fervore nel finale denso di emozioni.Girato nell'arco di soli venti giorni con il canzonatorio e irrisorio budget di trecentomila dollari, ne fruttò oltre cinquanta milioni nelle sale, influenzando i gusti di intere generazioni, contaminando decine e decine di schiere composte sia da cineasti che da semplici spettatori. Il tutto deve apparirci come una immane corsa contro il tempo intrapresa da due amici che hanno in comune la passione e l'amore per il cinema, ovvero il regista John Carpenter e la sceneggiatrice e produttrice Debra Hill, conosciutisi durante le riprese del film Distretto 13 - Le Brigate della Morte.

Carpenter stesso ammette schiettamente di essersi ispirato per la realizzazione dell'opera alle tematiche più minacciose e paventate dall'umanità che hanno come minimo comune denominatore la paura della perdita dei propri cari, di casuali infortuni casalinghi, paura del buio, della tenebrosa notte, abbandono dei genitori. Il produttore Irwin Yablans sperimentò e propose ai due l'idea di ambientare e adattare la vicenda narrata la vigilia di Ognissanti. Yablans si rivelò un'inesauribile e interminabile miniera d'oro e di idee da cui poter attingere a piene mani. Tra i tre è amore a prima vista e insieme predilessero di intraprendere una tortuosa e ardua scelta, ovvero quella di ultimare il vanaglorioso progetto in due settimane, pur essendo titolari di un budget appena sufficiente. Stilarono una sequela di scene, situazioni, circostanze spaventose da incastonare nella trama. La mente ora deve portarci ad immaginare uno sconfinato puzzle dove ogni inquadratura è un tassello e ogni tassello è un galattico contenitore di inquietanti particolari. Debra butto giù superflue, fatue ma taglienti conversazioni tra adolescenti, mentre John era alla semidisperata ricerca di una coraggiosa identità da affibbiare al personaggio di Sam Loomis.

Lo script: la capacità di gestire questo copione con perfetto equilibrio e superiore distacco, è figlia di sublime intelligenza. Nelle primissime sequenze scorgiamo delle mani che si riveleranno essere, nell'istantaneo cambio inquadratura quelle del piccolo Michael, all'impellente ricerca di un aguzzo coltellaccio da cucina da poter brandire. Le mani sono quelle della Hill. Per l'ambientazione si fu univocamente propensi ad optare e ottimizzare le sconfinate distese soleggiate di Pasadena: locazioni solari con alberi e querce disseminate dappertutto che tratteggiano ed imprimono al villaggio un tocco di apparente serenità. Un'unione fruttifera che contaminò l'umore e l'intesa fra la troupe, man mano che si proseguiva nella lavorazione il feeling cresceva a dismisura. Da segnalare le amicizie sorte, strette ed intrecciate sul set durante le riprese.Contemporaneamente il buon John era alla ricerca di un anima pia che potesse ricoprire il non facile ruolo del Dr. Loomis, l'antagonista per eccellenza dell'Ombra malefica, ruolo che ricadrà sul veterano, navigato, sempre ottimo Donald Pleasence Ma non tutti sono a conoscenza dell'assurdo via vai di nomi contattati per la parte. In principio i panni del vecchio dottore erano stati confezionati e impacchettati ad hoc per Christopher Lee: l'icona e Vampiro Hammer, rifiutò con sdegno la parte e i riflettori si indirizzarono su un'altra sempiterna, immortale figura, Peter Cushing. Rifiutò anch'egli. Il Pleasence accettò non perché fosse rimasto ammaliato, affascinato, tanto meno lusingato e inebriato dallo script, ma per la genuina ragione che lo indusse ad etichettare Carpenter come un bravo ragazzo, un vero serio cineasta, disposto a tutto pur di dare vita a un sogno covato, a un'idea, una semplice quanto originale concezione di intendere il Male come un fantasma imperituro annidato nella più tranquilla realtà quotidiana. Ufficialmente Donald giustificò la propria adesione ad un film, almeno nelle intenzioni, prettamente adolescenziale, dichiarando che il copione era piaciuto a sua figlia!!!

Con Halloween il sempre compianto Pleasence era sullo schermo per la 108esima volta proseguendo quella che sarebbe divenuta la strabiliante carriera di uno dei più grandi professionisti di sempre. Al contrario Jamie Lee Curtis fu selezionata sostanzialmente per due pretesti: era una ragazza timida, insicura autentica per la parte che le calzava a pennello, e figlia di Janet Leigh Marion Crane in Psycho. Inoltre Pleasence era Sam Loomis, stesso nome del ragazzo della Leigh .Ma tra l'ambientazione boscaiola, boschiva, il presagio che qualcosa di malato, malvagio, perverso, stesse dimenandosi per sfociare nella tangibile realtà era intuibile sin dalle prime scene, dove vediamo un uomo vestito con una consunta, logora tuta da camionista. Trattasi dell'indemoniato Michael Myers. Soffermiamoci volentieri su questo mistico Boogeyman. L'attore che dispose la propria collaborazione e si apprestava ad indossare la maschera bianca, scevra della benché minima emozione e di sentimento aveva il nome di Nick Castle, grande amico e compagno di università di Carpenter.
Per il secondo lungometraggio la preferenza ricadde su uno stuntman che studiò meticolosamente le performance del Castle, a cui il regista assegnò carta bianca e lasciò a lui l'instradamento da seguire per la recitazione. Mai scelta fu così tanto giuliva. Movenze, camminata lentissima quasi deambulante ed inesorabile. La sua interpretazione non deve apparirci come uno svolgimento coattivo del compitino, ma un armonioso colpo di genio, un lampo di artistica bellezza, condito da elementi che agli occhi dei fan traspariranno arcinoti (testa inclinata nell'ammirare il turpe massacro, la solenne immobilità idonea a far carpire il nulla). Ma alla base il look del killer si predisponeva differente. Il ballottaggio all'epoca si diresse su due maschere. La prima ricalcava le sembianze di Emmett Kelly, pagliaccio buffo e grottesco inadeguato per rivestire i panni di un ascetico assassino. La seconda invece rimarcava i tratti somatici dell'attore William Shatner, il Capitano Kirk di Star Trek: si scelse per quest'ultima ma apportando diversi accorgimenti.

L'intuizione di Carpenter oltrepassava il confine razionale della realtà. La maschera doveva assumere contorni inumani, inauditi, creare tensione, pervadere lo spettatore con un senso di disagio e l'avvedutezza fu quella di riunire il totale di queste sinistre caratteristiche in una pallida ed emaciata maschera bianca a cui vennero profusi dei minimi ritocchi. Una delle ultime tessere che mancavano per ultimare e completare questo epico, fantastico ed irrazionale mosaico erano le musiche che dovevano fare da sfondo alla carneficina. Ad occuparsi del tutto fu sempre il factotum Carpenter che preparò e confezionò la colonna sonora nell'imminente e inimitabile velocità di tre soli giorni. Un grande tema musicale che assegnava una fondamenta, una solida base al film. La prima proiezione del memorabile gioiello avvenne a Kansas City che accolse con brioso entusiasmo l'esito ultimo, dando vita ad un susseguirsi di infiniti ed interminabili passaparola che prendevano piede anche nelle più sperdute cittadine americane. Ma il trionfo finale è da spartire tra tutti quanti: attori, sceneggiatori, stunt-man, fotografi e parenti che assistevano alle riprese dimostrandosi divertiti.Una trama sobria, semplice e senza grandi pretese, un killer seriale (l'Uomo Nero, l'Ombra, il Babau) che incarna la vera entità del Male. Promotore di una spropositata catena di sequel e padre di un sottogenere definito Slasher-Movie (Slasher in inglese vuol dire squarciare, scuoiare, sventrare ecc.) ancora oggi sfoggia inalterato il suo indicibile fascino, la sua celata cattiveria, le profonde escursioni del Male nella tranquilla realtà quotidiana, in quella che viene considerato il solido guscio del genere umano ovvero il focolare domestico.
Difficile distruggere cotanta solidità, ma non esule dall'esser intaccato, quindi non alieno ad influenze esterne, diaboliche, malvagie. Male arduo da schivare, da elidere, da esorcizzare poiché lo psicopatico mina l'intoccabile: puoi urlare, puoi dimenarti, puoi barricarti in casa per una durata immemore e stazionarci perennemente, ma Myers (inteso come metafora, come cattiveria) è sempre là fuori che ti aspetta con la sua flemma. Ritornando al film il caro Michael, che attualmente è vittima di una serializzazione deprimente, decadenza che lo riduce sempre più ad abile dimezzatore di teen-agers senza carisma, cova il desiderio represso di punire gli adolescenti che più di tutti cadono nel peccato con fugaci e occasionali rapporti amorosi, quindi, la perfetta incarnazione del Male, che necessita di un corpo in cui stazionare rapisce e cattura un bambino inerme portandolo a compiere efferati delitti, si sofferma su chiunque intralci i suoi piani, pronto a spuntare da qualsiasi angolo, in quella buia, lontana ma perpetua notte del 1976.

Ma se il Male continua imperterrito a disseminare stragi esiste anche il Bene rappresentato dal Dr. Loomis, illimitata fonte di coraggio, intelligenza, razionalità, pronto a rischiare anche la sua vita pur di far cessare le sofferenze perpetrate ai danni di anime innocenti, in quella antica lotta tra Bene e Male che si protrarrà fino alla fine dei nostri giorni. Un must per tutti gli appassionati, quel classico che non deve assolutamente mancare nella vostra videoteca. Questo è il vecchio modo di fare cinema, questo è Halloween. Halloween è il Cinema.

 

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