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Half Light

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Half Light 2.00 of 5 1 Vote.
Rachel Carlson, scrittrice in crisi dopo la morte per annegamento di suo figlio, cerca la rinascita creativa rifugiandosi in un piccolo villaggio sulle highlands scozzesi, ma ben presto la salute mentale che cercava verrà turbata da inquietanti messaggi dall'oltretomba.
Lanciato da un trailer che strizza l'occhio all'ultimo cinema paranormale stile The Ring (sin troppe le coincidenze: il faro, bambini fantasmi e protagonista di nome Rachel) Half Light si rivela essere ben altro genere di film.
Filmato in suggestive locations costiere inglesi, Half Light ricalca molti stereotipi del thriller soprannaturale, a metà tra la ghost e la love story, con la scrittrice visionaria e paranoica alla quale ovviamente nessuno crede, e i classici ribaltamenti finali (che magari i più smaliziati smaschereranno in fretta, anche se qualche trovata è effettivamente carina) con una strizzatina ad Hitchcock.


Nulla di ecessivamente originale si potrebbe pensare.
Effettivamente è così, ma la pellicola è confezionata in maniera molto professionale, il ritmo è abbastanza serrato e migliora progressivamente con l'avvicinarsi al finale, dove il regista, il quasi esordiente Craig Rosenberg, si concede addirittura qualche sopresa gore (plachiamo subito gli istinti dei veterani dello splatter: siamo lontani anni luce dal vostro genere preferito).
Dopo un inizio drammatico il film sembra procedere sui binari della più melensa delle storie d'amore, per poi sterzare bruscamente col procedere della visione, mischiando tutte le carte in tavola come a simboleggiare i bruschi cambi di direzione della personalità della protagonista, combattuta tra il rimpianto e la voglia di reagire.
Degno di menzione l'accompagnamento sonoro, in alcuni casi molto azzeccato e d'atmosfera, sopratutto nel sottolineare le sequenze di maggiore tensione, con un occhio di riguardo ai momenti folkloristici in linea con l'ambientazione.


Tutto il cast regge bene il gioco; in particolare Demi Moore, che tenta il rilancio con un ruolo simile a quella che rimane ad oggi la sua interpretazione più famosa, quella di Molly Jensen in Ghost.
Un personaggio congeniale evidentemente, vista la professionalità e la livida eleganza della sua prova recitativa.
Se si passa oltre qualche ingenuità strutturale e qualche forzatura eccessivamente buonista del plot, ci si trova fronte ad un thrillerino classico, senza troppe pretese ma con qualche momento suggestivo.
Senza dubbio molto meglio di tanti horror fracassoni iperpublicizzati per i quali ancora ci rode l'aver speso i soldi del biglietto (qualsiasi riferimento ad Hostel è puramente casuale).
Magari i fan della Moore possono aggiungere mezzo coltellino alla valutazione.

 

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