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Ghost Rider

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Ghost Rider 2.00 of 5 1 Vote.
Per alcune scelte stilistiche, per il dosaggio di tempi mal alternato, per i dialoghi da pappa Plasmon, per quel playmobil di Nicolas Cage, verrebbe proprio da sbottare:Andate tutti all'inferno!. Perché i soldi spesi male feriscono più delle pupille assuefatte dagli Sfx. Fanno piangere il cuore. E non si può tradurre senza pathos una scala di tavole fumettistiche che, va da se, riassumono un po' il senso e lo spirito di casa Marvel.
Allora vedere il film di Mark Steven Johnson è al tempo stesso un bene e un pericolo. Un bene per chi vuole trascorrere le (rischiose) due ore di divertimento e delirio visivo, un pericolo per chi dalle pagine Marvel si aspettava tutto fuorché una bulimica accozzaglia di personaggi-macchietta che fanno comparse come la Madonna e non lasciano traccia.
Gli aficionados che non troveranno il Ghost anarcoide che hanno imparato ad amare negli anni Settanta, saranno comunque ben lieti di assistere a un gioco di/per circensi dal sapore dolceagro, a tratti goticheggiante.
Lo stunt motociclista Johnny Blaze, incarnato da Cage, fa in fretta a guadagnare l'adesione degli adolescenti quando, oltre ai tot. chili persi per rendere il suo volto più scheletrico, sceglie di caratterizzare il suo protagonista come ironico, angosciato ma non troppo e, nonostante un micidiale patto con il Diavolo, non del tutto indifferente all'amore (Tu hai Dio dalla tua parte, gli intimerà il vecchio saggio). Quando assume le sembianze del Centauro (Zarathos è il nome originale dell'entità demoniaca che Blaze decide di ospitare nel suo corpo), la testa del motociclista diventa un burtoniano teschio fiammeggiante mentre turbina per i tracciati urbani con la sua motocicletta, lasciando tracce di fuoco ad ogni giro di ruota.

E tanto per metterci dentro tutto, il film si apre con l'episodio fulmineo di Carter Slade. E dare il la a una storia con un ex Ghost Rider non è una scelta molto azzeccata, ma aiuterà il pubblico a tirare le somme prima dei titoli di coda. Tutto nasce infatti dal tanto braccato contratto di San Venganza che doveva essere consegnato a Mefisto e che invece finirà arrotolatou2026non diciamo dove. Passano gli anni e lo show può cominciare. Tra dissolvenze incrociate e rombi di tuono che nulla aggiungono all'incedere, senza infamia e senza lode, del giocattolone. Dal momento in cui Johnny vende la sua anima per salvare il padre dal cancro (l'avreste fatto voi, per uno che vi tampina senza sosta col nomignolo di fighetto?), anche il film sembra prendere quella direzione. Affascinante ma senz'anima. Ghost Rider si sviluppa con una ragazza abbandonata sotto un albero secolare spoglio e umido, in cui è marchiato il patetico J+R Forever, un fast and furious su due ruote e brandelli di scene accattivanti ma ghettizzate dal contorno.
Per tutto il tempo ci ricordiamo che Johnny un giorno vorrà riscuotere il patto, poi lo vediamo servire il male dando la caccia a Cuorenero, uno spietato demone figlio di Mefisto, e altri inefficaci spiriti così aristocraticamente acconciati da far impallidire i vampiri di Anne Rice. Anticipiamo tutto. Non ci accontentiamo di niente. Poi capiamo che Ghost Rider rientra a pieno titolo nella categoria di film sorprendenti ma incapaci di emozionare, come uno Spiderman di Raimi. I pregi sono presto intuibili: gli effetti speciali che pervadono l'infuocata rappresentazione sono impressionanti. Orizzonti finalmente raggiunti per la computer graphic. Un'apocalisse hollywoodiana. E poi anche l'ambientazione, il deserto, il cimitero, gli spazi funambolici delle sfide, restituisce echi fumettistici d'indubbio richiamo.

Ma il film manca di vera adrenalina (sempre accennata, ma subito rilasciata, come l'acceleratore di una moto in prova), di autentica passione per ciò che si narra, e fatichiamo anche a (ri)conoscere i personaggi strappati a un racconto disilluso. Personalità abbozzate. La forza di alcune immagini non è bilanciato da una sceneggiatura altrettanto acuta. La trama non è mai né serrata né avvincente. Rimane la certezza che il fumetto riesce (meglio della pellicola) nell'intento di esplorare il bene e il male di questo cowboy dell'asfalto. Che solca le onde di cemento ma si perde in un orizzonte di pagine bianche.

 

 

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