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Freeze Frame

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Freeze Frame 3.00 of 5 1 Vote.
Il film d'esordio del regista John Simpson gioca con le telecamere allo scopo di realizzare un noir che sia ferocemente paranoico e, allo stesso tempo, anche una evidente critica del sistema sociale e legislativo moderno, così dominato dai mass media al punto che l'unico modo di proteggersi è quello di diventare a nostra volta degli uomini telecamera. E' quanto succede al protagonista Sean Veil (l'attore comico Lee Evans che molti ricorderanno nella parte dell'architetto sulle stampelle in Tutti Pazzi per Mary), il quale, per evitare di cadere nuovamente colpevole di un errore giudiziario (come era già successo 10 anni prima) decide di registrare ogni attimo della sua vita applicandosi una telecamera sul petto e riempiendo di obiettivi l'oscuro bunker dove vive recluso da un decennio.

Purtroppo per lui la ricerca dell'alibi perfetto non funziona, la polizia, indagando su un triplice omicidio, lo cerca nella sua gabbia di metallo per interrogarlo su dove fosse il giorno dell'omicidio. Sean scopre con orrore che le cassettine Minidv relative a quel giorno sono sparite! A quel punto al nostro eroe non resta altro che scappare nel disperato tentativo di ricostruire le prove della sua innocenza.
La storia è un'ottima occasione per il regista di sbizzarrirsi in inquadrature multiple, frenetiche ed in continua alternanza, contribuendo a rendere il film maggiormente cupo e visionario, perennemente fotografato con luci basse e metalliche e dominato da personaggi spesso disgustosi come il laido Saul Seger (Ian McNeice) o l'ispettore Mountjoy (Colin Salmon), che passa quasi tutto il tempo a tossire sangue sul fazzoletto. L'aspetto paranoico del film invece viene esaltato quasi esclusivamente dal personaggio nevrotico di Sean Veil, con le sopracciglia e la testa completamente rasate, che ricorda Bob Geldof nella sua interpretazione in Pink Floyd The Wall, una buona prova recitativa per Evans che dimostra di cimentarsi con convinzione anche in parti decisamente più serie. Se si vuole fare un appunto a Freeze Frame, lo si può cercare nella trama, forse troppo articolata e non sempre chiara anche se, ovviamente, essendo un'opera prima, non ci si poteva aspettare un capolavoro. La freschezza delle idee e la ricerca stilistica miscelata alla frenesia delle immagini in continuo movimento a volte possono essere fastidiose ma Simpson ha voluto cercare proprio in questi aspetti il significato di tutto il progetto.

La continua esposizione alle telecamere ci rende schiavi in una società che vira sempre più al controllo totale dell'individuo. Teoria, questa, di Orwelliana memoria che sta affascinando sempre più le giovani leve del cinema proprio perché sempre più attinente con la realtà che ci circonda. Da segnalare anche l'ottima performance dell'attrice Rachael Stirling nella parte della giornalista televisiva di Crimewave Katie Carter, dominata da un fascino dark che farà sicuramente sentire la sua presenza in future produzioni.
Freeze Frame è stato premiato nel 2004 come miglior opera prima al Taormina International Film Festival.

 

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