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Familiar (Cortometraggio)

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Familiar (Cortometraggio) 4.00 of 5 1 Vote.

John Dodd (Robert Nolan) ha quarantacinque anni, una moglie (nuovamente incinta) ed una figlia che sta per iniziare il college.

Incatenato da un matrimonio senza amore, John inizia a sentire dentro di se una voce che - assillandolo - gli prospetta una nuova vita e nel contempo comincia a sgretolare la sua fragile psiche. Si tratta solo della voce della sua coscienza o è qualcosa di decisamente diverso?

Mi sono chiesto spesso cosa rende speciale una storia raccontata attraverso delle riprese cinematografiche. E’ impossibile, ovviamente, dare una risposta univoca. A volte è solo merito degli attori, oppure del regista e non della storia in sé. Ma questo non è il caso di Familiar in cui, grazie all’ottimo regista e sceneggiatore canadese Powell, vengono messi a nudo degli aspetti psicologici dell’uomo che potrebbero riguardare noi direttamente o chi ci circonda; in questo caso è l’immedesimazione - con i dovuti supplementi fantastici e gore - che rende così potente e “dolorosa” un’opera come questa. Nei primi minuti viene lasciato spazio all’ambientazione familiare che tratteggia una sorta di crisi di mezza età del protagonista. Il quadretto familiare di padre, madre e figlia che siedono in silenzio a tavola è desolante e, nello stesso tempo, orribile. Quando John è a letto con la moglie, controvoglia, le rivolge meccanicamente frasi di convenienza ma pensa: «speriamo che non mi tocchi!». Quasi come una malvagia escalation, da questi semplici pensieri di avversione verso i familiari, il protagonista inizia il suo faticoso duetto con quella che è molto di più di una voce interiore. La sceneggiatura e i dialoghi prendono il sopravvento e così ben strutturati esaltano la storia, che altrimenti rischiava di diventare noiosa, visto che per buona parte dei ventiquattro minuti di durata c’è una voce fuori campo che parla a John Dodd. Tutte le azioni del protagonista sfilano silenziose e morbose dalla pura banalità quotidiana a qualcosa di decisamente poco igienico prima per i suoi cari (mentre cucina pensa a come far del male alla moglie) e successivamente per lui stesso. Sono sicuro che alcuni spettatori, pur al cospetto di assolute crudeltà, giustificheranno alcune delle attività del protagonista. Si giunge così alla tremenda, dolorosa e ultra splatter catarsi finale, di cui ovviamente non scriverò nulla.

A rendere quasi eccezionale Familiar ci pensa anche Robert Nolan, attore di notevole spessore, che regge quasi da solo la parte recitativa. A quanto pare Nolan, che non avevo mai notato prima, è un vero e proprio specialista in cortometraggi semi-indipendenti e in produzioni televisive. Un vero peccato, perché meriterebbe un pubblico ben più ampio.

Ci sarebbe molto da disquisire sul lavoro del regista, ma va sottolineata principalmente la sua bravura nel mostrare il lento passaggio dal disagio psicologico a quello più tangibile del dolore fisico. Ritengo che la definizione di body-horror si avvicina molto agli intenti perseguiti e sublimati nel finale davvero sanguinoso. Un finale che nella sua violenza risulta un tributo non banale a registi come Cronenberg.

I primi a parlare bene di questo short movie sono stati i tipacci di Fangoria che lo hanno proiettato al “Fangoria Fright Nights” (marzo 2012) in Canada, dove è stato prodotto e girato. Sono seguite altre proiezioni in giro per il mondo e ovunque per Familiar è stato un successo.

Un consiglio: tenete d’occhio il web ed i vari festival, perché questa è una visione obbligatoria per gli utenti di questo sito e non solo. Se riuscite, date uno sguardo anche a Worm (2010) diretto sempre da Richard Powell in cui il protagonista ha più che delle semplici “affinità” con John Dodd.

 

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