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Dream Home [2]

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Dream Home [2] 2.00 of 5 1 Vote.
Una città ipertrofica che cresce, dilaga e si espande come un fungo mostruoso. Le persone che la abitano sono ridotte ad essere delle semplici sagome di cartone. Il passato ed il presente si fondono dando un senso al proliferare virulento di cemento, vetro e acciaio, incurante del fatto che in fondo ne sarebbe totalmente privo se non fosse per il suo stato di contenitore di tutte quelle storie che scaturiscono dalle anime che la vivono e la abitano giorno dopo giorno. Probabilmente uno dei pochi casi in cui si potrebbe azzardare a giudicare un libro dalla copertina.
Dream Home dichiara fin dai titoli di testa di essere ispirato ad una storia vera, ma il trucco è un po' vecchio e questa esca ha ormai perso il suo sapore. Quello che avrebbe dovuto accalappiarmi mi fa invece irrigidire, diventare scettico e mettermi sula difensiva, mi sento un po' uno stoccafisso quando succede lo ammetto. Nella notte una figura entra in una palazzina piuttosto moderna e ben mantenuta. Ne vediamo i corridoi tirati a lucido anche attraverso le telecamere della sorveglianza: primo sbarramento il custode. Un'azione inizialmente silenziosa ed una fascetta di plastica possono dimostrarsi una preziosa risorsa se state pianificando di uccidere qualcuno. E sangue fu! Di quello che sgorga copioso e un po' fa accapponare la pelle, state guardando impotenti questo poveraccio e non c'è Dexter con i suoi bisturi lindi e puliti e la sua brava siringa per stordire la vittima. Prove ed errori, tentennamenti, scivoloni. Tutt'altro che perfetto insomma, ma dannatamente sanguinoleto. Il mio killer preferito, quello un po' imbranato. Cheng Lai-sheung è la protagonista del film. Una ragazza come tante proveniente da una famiglia come tante nella Hong Kong degli anni Novanta. Fin da piccola si è confrontata con situazioni spiacevoli scatenate dagli speculatori che hanno rimescolato la città a loro piacimento per incrementare i loro profitti a scapito della povera gente lavoratrice. Ma anche lei è un ingranaggio nella giungla di cemento che si alimenta di sogni, uguali per tutti. Una casa, l'amore, la felicità e banalità del genere. Lei però ha un solo obiettivo nella vita ed è pronta a tutto, lotterebbe con le unghie e con i denti se fosse necessario per vederlo realizzare. Cheng Lai-sheung desidera acquistare una costosa casa con vista sul porto, nel complesso residenziale sorto sulle ceneri della sua precedente abitazione. Forse spinta dai ricordi d'infanzia che irrompono sullo schermo in stile Stand By Me mostrandoci ragazzini che giocano e nonni che si lamentano teneramente perché il mare non è più dov'era un tempo; il progresso ha dei costi che spesso si misurano in galloni di sangue versati. Tecnicamente niente da dire. I prodotti asiatici, salvo casi di conclamata indipendenza, riescono ad avere quasi sempre una buona fotografia e anche a livello registico, se non sapessi che è un'opera prima non me ne accorgerei di sicuro. A Hong Kong non deve essere semplice vivere. Se la situazione rassomiglia solo lontanamente a quanto rappresentato mi ci terrei volentieri alla larga. Ho-Cheung lancia bordate contro la propria società senza risparmiarsi troppo. Non avevo grandi aspettative lo ammetto, dopo tonnellate di fantasmi con i capelli lunghi e meccanismi che stavano diventando ripetitivi già 5 anni fa, ero leggermente prevenuto. Ma fortunatamente qui non c'è nulla di soprannaturale. Dio benedica i pazzi invasati! Il bodycount è gradevole in quanto a efferatezza e dato che anche l'occhio vuole la sua parte non ci vengono risparmiate frattaglie, mascelle sfondate ed abbiamo anche la nostra dose di nudi! In fin dei conti ha un che di occidentale. E' lievemente carente in fatto di ritmo, ma lasciatevi distrarre dalle interiora sul pavimento e tutto vi scivolerà via.

 

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