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Drag Me to Hell [2]

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Drag Me to Hell [2] 4.00 of 5 1 Vote.
Assoluzione per aver commesso il fatto. Si, Vostro Onore, si, signori della Corte. Questa è la mia richiesta per il mio cliente. Lo so, lo so, capisco le vostre perplessità, i vostri dubbi, le vostre opposizioni , ma lasciatemi spiegare. E' vero che il mio assistito, il geniale cineasta che risponde al nome di Samuel (Sam, per il suo appassionato pubblico) Raimi, ancora giovane e da poco non più imberbe ci ha deliziati e sorpresi tutti con il suo primo film da regista. Chi di voi, sfido io, non è sobbalzato dalla poltrona almeno una volta durante la visione del suo deliziosamente delirante EVIL DEAD (dall'impietoso titolo LA CASA nella versione italiana), uscito nelle sale cinematografiche nell'ormai lontano 1981? Chi di voi non ha provato un brivido lungo la spina dorsale alla notizia dell'uscita di EVIL DEAD 2 (1987)? E ancora, chi di voi non si è divertito ed ha apprezzato la genialità ed il coraggio di un'opera tanto scanzonata quanto irriguardosa verso il cinema del passato come THE ARMY OF DARKNESS (1992), terzo capitolo di EVIL DEAD? E si, ammettiamolo. Tutti lo abbiamo amato. Tutti abbiamo confidato in lui. Abbiamo atteso da lui nuove oscure meraviglie. Invece il mio cliente ci ha delusi. Proprio così, onorevole collegio giudicante. Egli ha abbandonato la retta via, per così dire, preferendo dedicare la sua arte al servizio di generi diversi, dove il suo estro si è certo palesato, ma mitigato e soffuso in strutture rigide e poco generose, al contrario del versatile e sano horror. Si è dedicato al western, al noir, al thriller paranormale, alla commedia d'amore (arricciate pure il naso, credevo anche io che ci fosse un limite al decoro ed al buon gusto), alle produzioni di serie televisive. Ha prodotto, è vero, film horror. Ne ha firmato i soggetti, in alcuni casi ha fatto brevi apparizioni in qualche scena. Ma di regia, niente. Quasi a voler trarre il profitto insito nel nobile genere, senza sporcarsi le mani; quasi rinnegando le sue felici origine artistiche. All'apice della carriera professionale nella via dei blockbuster, ecco che il mio assistito ci firma in calce niente meno che la direzione dei tre capitoli del sontuoso ed accattivante SPIDERMAN, riscuotendo il dovuto successo ed onore, ma non senza quel velo onnipresente di delusione da parte dei suoi fedeli accoliti dei suoi primi lavori. Ora, Vostro Onore, signori della Corte, noi non neghiamo le colpe de mio cliente. Egli ha tradito il sacro genere dell'horror, per i suadenti progetti che la macchina impietosa di Hollywood gli ha richiesto di volta in volta. Il giovane cineasta del Michigan che amava Wes Craven, Mario Bava, Joel ed Ethan Coen e Ray Harryhausen ha lasciato indietro, quasi senza voltarsi, il genere che lo ha fatto amare a fila nutrite di fans. Si, egli ha tradito. Eppure. Ecco che egli sembra ripensarci. Redimersi. E lasciatemelo dire, alla grande. Nel 2009, nel tempio pagano di Cannes, ecco un nuovo film horror (luce, preziosa luce, a squarciare tenebre popolate da melense creature votate al cinema intellettuale e di tendenza) diretto dal nostro ragazzaccio. DRAG ME TO HELL, Signore e Signori. Il film racconta le vicende della giovane Christine Brown, impiegata presso una banca, impegnata nel tentativo di raggiungere la poltrona al momento vacante di vice direttrice della filiale. La concorrenza è dura, le speranze poche. Christine gioca il tutto per tutto negando ad una vecchia zingara una proroga di rimborso mutuo al fine di far colpo sul direttore. L'operazione sortisce il suo effetto, ma la zingara, che perde così il possesso della casa sulla quale è acceso il mutuo, non prende bene la cosa e scaglia sulla giovane una tremenda maledizione: Christine verrà tormentata da un feroce demone chiamato Lamia per tre giorni, scaduti i quali verrà da lei per reclamarne l'anima. Essa dovrà trovare nel breve tempo che le resta una contromisura per evitare che il terribile maleficio abbia il suo definitivo effetto. Al suo fianco avrà il fidanzato, giovane docente incredulo ma accondiscendente, un santone indiano dotato di conoscenze in materia e una medium che in passato ha già affrontato la Lamia. Qui il mio cliente, lasciatemelo dire e provate a dimostrare il contrario, ritrova se stesso. Quello stile, quella genialità che ci ha fatto innamorare dei sui primi lavori. C'è il montaggio serrato e adrenalinico a scandire le scene di lotta tra la protagonista (quasi la versione femminile del mitico Ashley a cui ha dato il volto il bravissimo Bruce Campbell nella osannata trilogia di EVIL DEAD) e la terribile zingara. Ci sono le possessioni diaboliche fatte di corpi che levitano e voci ultraterrene. C'è il continuo cambio di ruolo della protagonista che passa da vittima a infuriata eroina. C'è il terrore che sconfina ora nel gore, ora nella demenzialità. C'è, addirittura, a definitivo suggello del pentimento del mio cliente, la sua vecchia auto: una Oldsmobile Delta 88 gialla del 1977, questa volta di proprietà della vecchia zingara. Se tra di voi, cari miei Giurati, c'è un vero fan del mio cliente, non potrà non ricordare questa preziosa icona del miglior lavoro del qua giudicato Sam Raimi (in realtà la sua auto è sempre stata presente nei set dei suoi film, incredibilmente anche nel western Pronti a morire n.d.r.). Insomma, il ritorno del mio assistito, seppur forse (e speriamo di no) occasionale, all'horror di buona fattura è il più tangibile, reale e definitivo atto di riconciliazione con i suoi più vecchi e delusi fans. Potreste obbiettarmi che è facile fare un buon film con una buona sceneggiatura e bravi attori come Alison Lohman, Justin Long, David Paymer, Dilepp Rao e Lorna Raver. In tal caso vi direi che la sceneggiatura è firmata proprio dal mio assistito e da suo fratello Ivan e che riguardo i bravi attori, beh, non sempre bastano a dare qualità ad un film. In conclusione, Vostro Onore, signori della Corte, chiedo per il mio assistito, reo di aver abbandonato per lungo tempo la via del cinema horror dopo averci fatto intravedere nuovi orizzonti, l'assoluzione dalla sua colpa di tradimento per aver commesso il fatto, cioè di aver realizzato un nuovo gioiello nel firmamento del cinema della paura. E chiedo l'annullamento di tutte le sue colpe…. Tranne quella di aver fatto il film Gioco d'amore (1999). Quello non glielo perdono neanche io. Ho finito. A voi la sentenza.

 

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Drag Me to Hell

 

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