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Disturbia

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Disturbia 2.00 of 5 1 Vote.
I serial killer hanno dei vicini di casa? Sì, perché no? Anche colleghi d'ufficio, amici veri e virtuali. Certo, c'è chi preferisce la fattoria fatiscente nel cuore di lande deserte e assolate e condividere carne e affetti solo con i familiari e i più (ri)stretti collaboratori, ma c'è anche chi impazzisce per le linde casette di Fairview, Wisteria Lane, infestate da casalinghe strippate, pargoli ululanti e adolescenti tecnosvagati. C'e sempre poi l'incauta fanciulla che si aggira inquieta per il vicinato, pronta a colmare la solitudine e gli appetiti del 'domestic killer' e che attende solo lo squillo di un affascinante sconosciuto, per partecipare alla seratina più importante della sua vita: drink, coccole e un finale (splat) a sorpresa...

Sul finire degli anni '80, Disturbia avrebbe fatto la felicità di tanta maldestra prosopopea pubblicitaria: 'Un film imperdibile', 'Assolutamente da vedere', 'Il film che ha sconvolto le platee americane'...Le stesse balorde e scontate didascalie che accompagnano ancora oggi molti trailer, a inizio e chiusura di stagione cinematografica con effetto ottundente di attese spettatoriali. Stupisce il fatto che dopo averne viste un bel pò di queste pellicole confezionate e sponsorizzate così dozzinalmente, il pubblico riesca ancora a decretarne fasti e onori. Ma è proprio quello che è incredibilmente successo con il titolo in questione (peraltro piuttosto bello, il titolo intendo), in testa al box office per settimane.
A questo punto vi sottoponiamo proprio la sinossi. Kale (Shia LaBeouf), ragazzo svogliato e abulico, alla prima provocazione reagisce picchiando un insegnante. Viene condannato agli arresti domiciliari per qualche mese. Niente tv, niente internet nè gameboy secondo gli ammonimenti di 'Mamma Trinity' (che brutta fine per la brava Carrie-Anne Moss, far da genitrice ad un mocciosetto raccomandato che ci rifileranno al cinema in ogni grossa produzione da qui al 2010), ma come sottolinea anche la sexy vicina di casa (Sarah Roemer, The Grudge 2), quando becca il ragazzo a spiare i vicini con binocolo e videocamera (Succede solo a Disturbia) - Wow, è come un reality, ma senza la tv -

Tangibili le allusioni all'hitchcockiano La Finestra sul Cortile, a Omicidio a Luci Rosse di De Palma e persino a The Upstairs Neighbour ( J. Merendino): Kale non ha la gamba rotta come James Stewart, ma un bracciale elettronico che ne segnala lo sconfinamento domiciliare con intervento immediato della polizia. Non ha la Griffith o la Shelton a dimenarsi in mutande davanti alla finestra, ma una super fanciulla in costumino pronta a far da assistente con cappuccino e brioche; non ha un satanista per vicino di casa, ma credetemi, David Morse, basta e avanza...E quando non c'è niente di meglio per passare il tempo che accumulare la biancheria sporca in mezzo alla stanza, fare da supervisore in un'indagine per ragazzini, è davvero il meglio che questa visione vi possa offrire, soprattutto quando il finale pur con qualche momento da applauso, lo abbiamo intuito tutti nei primi 20 minuti del film...
Lungi però dal riproporvi pedissequamente una progressione di inutili spoiler, vi aggiungiamo qualche pregio tecnico: un montaggio incalzante anche se con qualche cedimento didascalico, la sceneggiatura che malgrado tutto riesce a disseminare con bravura i suoi indizi, meccanismi narrativi fruttuosamente retorici, qualche efficace falsa soggettiva del protagonista e dell'inquietante vicino; le carrellate improvvise della mdp, che inquadra dall'alto verso il basso una camera con vista del parametro con cui la gioventù d'oggi, negozia i suoi bisogni senza offrire più nulla di sé.

Dirige D. J Caruso (l'ottimo The Salton Sea ) ma delude le aspettative. Il protagonista Shia LaBeouf, che a parte Il più bel Gioco della mia Vita ( B. Paxton) e Guida per riconoscere i tuoi Santi (D.Montiel), si replica millantando qualsiasi pretesa di rinnovare i suoi personaggi (Transformers), privi del carisma di qualunque Michael J. Fox ma anche della statura del peggior Radcliffe di Harry Potter. Hollywood lo adora e con un patrigno come John Voight, un vate come Spielberg, interviste in cui offre il peggio di sé come persona e attore, non possiamo che augurare a quello che è stato definito il nuovo Tom Cruise, saggezza e una preghiera: non fare peggio.

 

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