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Dies Irae

Rating: 1.00/5 (1 Vote)
Dies Irae 1.00 of 5 1 Vote.

Ho quasi sempre riscontrato, nei piccoli prodotti indipendenti low e no-budget, un particolare fascino. Spesso alcuni elementi interessanti di queste produzioni sono ben nascosti dietro una patina di trasandata approssimazione, altre volte stupiscono direttamente per genialità e selvaggia competenza nella materia cinema.

Per questo motivo quando la redazione mi affida la visione di film e cortometraggi di registi sconosciuti o alle prime armi, la mia curiosità monta. Nella pagina ufficiale dove viene messo a disposizione lo screener di Dies Irae si nota subito che viene specificato, attorno alla finestra del video, quanto segue:

"non-professional actors, non-professional director, nothing professional"...

Nulla che non si possa notare guardando il film, ma l'onestà di queste specifiche è forse l'unico aspetto positivo che ho riscontrato. Per il resto, il mio entusiasmo e la mia curiosità di base, di cui sopra, non hanno trovato nessuna soddisfazione. La coppia formata dal regista-sceneggiatore Massimo Coloso e Luca Sirch prova a narrare le vicende del solito gruppo di ragazzi che vanno a fare baldoria in un bosco, diventando così vittime in un serial killer. Quasi un classico slasher movie la cui peculiarità di ambire all'exploitation più estrema non sarebbe di per sé un obiettivo malvagio per intrattenere. Però, comunque, mi ritrovo nell'imbarazzo di non saper da dove iniziare per spiegare quanto sia poco riuscito questo film girato tra i boschi di Cormons (GO).

Ci sono moltissimi film brutti che alla fine risultano divertenti e scorrevoli nel loro essere così antiestetici, diciamo così. Per queste opere c'è il famigerato e simpatico voto So Bad it's Good (un voto che a volte è ambitissimo). Ma purtroppo non è questo il caso. Per dare un'idea, riassumo scrivendo che Dies Irae è stato girato tra amici e che ha permesso a tutti i partecipanti di giocare per qualche giorno a quel divertente (per loro, ma non per lo spettatore) gioco di ruolo chiamato cinema.

Visionarlo fino alla fine è stata un'impresa e mi spiace dirlo in maniera così brutale. Rispetto sempre l'impegno che comunque viene profuso per metter in piedi un film, ma credo sia giusto e professionale, se non ci sono appigli, far capire quando si tratta di un fallimento.In pratica: se conoscete le persone che hanno realizzato il film in questione e siete curiosi di vederli all'opera mentre giocano a fare gli attori, gli scenografi, i costumisti o i registi, potete anche dargli uno sguardo per ridere insieme a loro.

Per tutti gli altri: non ve lo posso proprio consigliare.

 

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