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Death Race 2000

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Death Race 2000 3.00 of 5 1 Vote.
Chi era bambino nella prima metà a cavallo tra gli anni '70 e '80 probabilmente ricorda il cartone animato Le Corse Pazze (H&B's Wacky Races), in cui variegati e numerosi equipaggi, alla guida di fantasiosi trabiccoli a quattro ruote (o più o meno, a seconda dei casi), si sfidavano in una sorta di Mille Miglia con ogni mezzo a loro disposizione, combinandone di solito di tutti i colori.

Agli stessi bambini, in piena adolescenza digitale, non sarà poi sfuggito il videogioco di culto Carmageddon, che nel 1997 fece uno scalpore mondiale perché presentava come scopo di una gara automobilistica l'omicidio del maggior numero di inermi pedoni. Tralasciando le motivazioni etiche dei suoi detrattori del tempo e la bruttissima censura italiana che sostituiva bambini e vecchiette con zombies dal sangue verde (viva le patches), è impossibile per il bambino in questione, oggi adulto, non rievocare questi due prodotti dell'intrattenimento della propria infanzia (ri)guardando Death Race 2000 dopo quasi 35 anni dalla sua uscita e a pochi mesi dall'uscita del suo bel remake.

La trama è lineare, ma interessante: in un vicino futuro (il 2000, appunto) la società è retta da un solo uomo, una sorta di presidente dal potere quasi assoluto, che riesce a tenere soggiogato il popolo mediante il controllo totale della sfera mediatica. E' in realtà contrastato da un gruppo di ribelli che vorrebbe rovesciarlo, ma finora questi ultimi non hanno mai dimostrato di costituire un vero pericolo. Fulcro della programmazione politica del regime è l'organizzazione della famosa Death Race, una corsa tra i campi e le cittadine americane con automobili armate e corazzate, da parte di uomini senza scrupoli ormai divenuti i nuovi gladiatori ed eroi popolari. Chi vince la gara (composta da varie tappe), infatti, avrà onore e gloria imperitura. Gli altri partecipanti di solito non giungono vivi al traguardo. Di più, gloria anche per coloro che durante la gara perdono la vita, facendosi investire dalle auto lanciate a folle velocità. E' un comportamento assolutamente insensato, ma a quanto pare molto comune, in tutti gli strati sociali e d'età.
I ribelli tentano di contrastare questa follia collettiva sabotando la corsa, in particolar modo il leader, Frankenstein, il più amato e favorito per la vittoria. Ma li aspetta una sorpresa, a loro e all'eccitata platea televisiva che segue in diretta l'evento.

Il punto di forza del film non è certo la realizzazione tecnica o le idee visive (le auto sono assolutamente improbabili e evidentemente di cartone, i partecipanti alla corsa hanno tute sgargianti e attillate da fenomeni da baraccone, le ambientazioni sono solitamente anonime campagne o periferie di città), ma la profonda autoironia che rende funzionali anche le carenze tecniche. I personaggi sono insensati, caricaturali abbastanza da essere riconoscibili nei protagonisti del cartone animato citato all'inizio, ed esprimono una logica e un'etica distorte, alla luce delle quali spesso si dimentica anche il fine della corsa, che dovrebbe essere quello di arrivare primi al traguardo. Un ruolo importante ce l'ha la rivalità tra Frankenstein e Machine Gun (un buon Sylvester Stallone in erba che già esprimeva le sue discrete capacità comiche) ed è intorno a loro e ai loro demenziali dialoghi che il film si sviluppa fino all'emergere della tematica della ribellione al potere costituito. Qui la trama è ben costruita, con al centro il contrasto tra la ribelle sotto copertura che partecipa in segreto alla gara e la madre, ispiratrice della ribellione stessa. E naturalmente il colpo di scena finale che coinvolge Frankenstein.

Molti personaggi sono ben riusciti: indimenticabile lo speaker ufficiale della corsa, gasatissimo in tutte le fasi della gara, che si fà portavoce della morale dell'evento e rende anche le tragedie peggiori infinitamente spassose. O l'amante-fan di Frankenstein, su cui si costruisce il miglior scambio di battute del film. Lo stesso Stallone, o il capo della resistenza, con i suoi piani al limite dell'idiozia per sabotare la corsa. Una menzione meritano poi le macchine, tanto colorate quanto assurde, con lame che non sono altro che coltelli giganti fatti col polistirolo, e armi visivamente roboanti, ma che non vengono mai usate.
E ci sarebbe da parlare delle numerose gag che costellano il percorso della gara, con spettatori che sfidano i piloti a metterli sotto o si fanno ammazzare per sport, ma sono forse la cosa migliore del film e non avrebbe senso rovinare la sorpresa.

Un ultimo cenno al remake del 2007, che è riuscito perchè ha mantenuto la medesima idea, ma cambiando tutto. Ha personalizzato il film, incentrandolo maggiormente sul protagonista, Frankenstein; lo ha reso più serio, sopprimendo la vena autoironica; ha portato a livelli inimmaginabili all'epoca la qualità visiva delle immagini; lo ha reso più violento. Guardando quindi lo stesso evento, la Death Race, da un altro punto di vista. In questo senso, quindi, i due film sono complementari, più che uno il rifacimento dell'altro. Da vedere entrambi, quindi, ma in serate e con predisposizioni d'animo differenti."

 

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