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Circuito Chiuso Extreme

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Circuito Chiuso Extreme 3.00 of 5 1 Vote.

Claudia e Daniele si introducono di nascosto nell'abitazione del giardiniere David De Santis per installare delle telecamere a circuito chiuso e riprenderlo segretamente nelle sue attività quotidiane.

Convinti del suo coinvolgimento nella scomparsa dell'amica Francesca, i due giovani svelano l'orrore che nasconde la vita di un uomo apparentemente innocuo.

Uno dei sintomi più evidenti della ben nota crisi dell'horror italiano è la modesta quantità di esperimenti mock venuti alla luce negli ultimi anni nel nostro Paese, fenomeno questo che illustra chiaramente tale crisi se confrontato all'enorme quantità di produzioni simili realizzate nel resto dell'Europa, in America e persino nel continente asiatico, ma che è anche rivelatore di una potenziale vitalità soffocata nella culla se viene rapportato alla qualità e all'originalità delle poche produzioni italiane realizzate. Dopo gli ottimi Road to L. e The Gerber Syndrome, Circuito Chiuso Extreme di Giorgio Amato conferma una volontà da parte del cinema indipendente e semi-indipendente italiano di non seguire pedissequamente i canoni del genere ma di esplorarne a fondo le potenzialità.

Se inizialmente Circuito Chiuso Extreme può essere frainteso come una sorta di Paranormal Activity nostrano, ben presto diventa evidente come il regista voglia percorrere una strada molto differente, anch'essa memore del fenomeno dei reality show e della larga diffusione attraverso la rete di riprese amatoriali di vario genere, ma certamente meno spettacolarizzata e viceversa incline ad inquietare lo spettatore non solo attraverso i fatti narrati ma anche attraverso una tipologia di ripresa opprimente e dal sottofondo malsano.

La dimensione voyeuristica della spycam è infatti il fulcro attorno al quale ruota il film di Giorgio Amato, che attraverso uno sguardo freddo e impassibile riprende un tòpos abbastanza noto al cinema horror, ovvero lo spaccato della vita di un serial killer in cui convivono follia e normale quotidianità. I pregi e i limiti di Circuito Chiuso Extremesi giocano quindi sul grado di realismo raggiunto, in relazione anche alla capacità di comunicare attraverso una ripresa che, per rispetto appunto di quel realismo, deve porsi come più distaccata possibile. In tal senso funzionano, pur con qualche sbavatura, sia i personaggi che le situazioni in cui essi si trovano, e in particolar modo è apprezzabile una scelta delle inquadrature fisse che trasmettono costantemente l'impressione di essere intrappolati nella casa di De Santis, costretti ad assistere agli eventi e con il timore di essere scoperti.

A limitarne invece la credibilità sono la scelta poco felice di integrare le riprese con inserti di post-produzione che introducono i personaggi e la chiara costruzione della trama in funzione del climax. Come suggerisce l'aggettivo estremo del titolo, il film di Giorgio Amato non risparmia nudità, anche sgradevoli, ed efferatezze varie, distribuite però non in maniera causale, ma piuttosto secondo uno schema che vede un passaggio da un atteggiamento pudico della regia ad uno di totale esibizionismo.

Il film di Giorgio Amato va giudicato in rapporto ad una doppia contestualizzazione, ovvero tenendo conto delle reali difficoltà del panorama horror italiano, di cui risentono un po' tutte le produzioni, e del valore dell'originalità in un genere come quello mock/found footage, nel quale si assiste troppo spesso alla riproposizione di situazioni già viste innumerevoli volte.

Pur con i suoi difetti Circuito Chiuso Extremeriesce almeno a sfuggire alla sensazione di déjà-vu, risultando un prodotto consigliato agli amanti del genere."

 

 

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