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Captain America: Il Primo Vendicatore

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Captain America: Il Primo Vendicatore 4.00 of 5 1 Vote.

Mettiamo da parte per un momento l'horror per una piacevole sorpresa, film da cui inizialmente non mi aspettavo molto ma che si è rivelato, oltre che una degna trasposizione del personaggio fumettistico, una delle poche evocazioni cinematografiche efficaci, e prive di cadute kitsch, di quel concetto di sospensione dell'incredulità che sta alla base del fumetto supereroistico.La storia del personaggio, ovviamente lunga e strutturata in molteplici letture talvolta contrastanti tra loro, la conoscono un po' tutti: Steve Rogers, gracile ma coraggioso giovane dell'America degli anni '40, tenta in tutti i modi di entrare nell'esercito per poter fare la propria parte nella guerra in corso, ma viene sempre scartato a causa della debolezza fisica.Scelto come cavia per un esperimento segreto, che grazie all'uso combinato di un siero sperimentale e dei raggi-vita aumenta notevolmente le sue capacità fisiche, diventa Captain America, unico esemplare di Supersoldato e guida morale e sul campo prima delle truppe alleate contro i nazisti e poi, ai giorni nostri, dei supereroi chiamati Vendicatori.Il regista Joe Johnston, che già si era cimentato con successo nelle tematiche pulp e proto-supereroistiche con Le avventure di Rocketeer| sceglie saggiamente di raccontare il Captain America della Seconda Guerra Mondiale e di limitare ad un paio di scene il suo approccio con il XXI secolo, per poter così avere il tempo di rappresentare sia l'uomo che l'eroe e collocarlo in un background che è certamente l'aspetto più riuscito del film.
Il Capitano di questa pellicola sembra scritto a quattro mani da Dave Stevens, autore di fumetti che creò il personaggio di Rocketeer, e Steven Spielberg, nel cui Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta Johnston era addetto agli effetti speciali, ruolo per cui prese pure un Oscar. In Captain America: Il primo Vendicatore il regista vuole evidentemente recuperare le atmosfere che i suoi due punti di riferimento erano riusciti a rappresentare nelle loro rispettive opere, accentuando però la componente dieselpunk che serve a ricostruire in maniera credibile il Marvel Universe, e inserendo in esse un intreccio delle vicende narrative del personaggio con gli aspetti storici di questa icona del fumetto.Ne nasce una interessante interpretazione metafumettistica del Capitano, diviso tra la sua voglia di essere un (super)eroe di guerra e la scelta del Governo americano di farne un mezzo di propaganda bellica tra spettacoli per i finanziatori e fumetti distribuiti ai soldati al fronte: un'idea ambiziosa che riesce nel difficile intento di dare spessore ad un personaggio che, appartendo alla cultura pop fin dai suoi esordi, è sempre in bilico sull'abisso di una rappresentazione semplificata e retorica.Come già detto, l'aspetto più riuscito del film è però il contesto in cui viene collocato tale personaggio, e non si può non ammirare il lavoro realizzato per costruire questo meraviglioso intreccio di atmosfere pulp e dieselpunk con una miriade di riferimenti e citazioni alla Golden Age degli albi Marvel, che all'epoca era chiamata Timely Comics, e alle operazioni di retcon che si sono susseguite negli anni.
Certo, non si tratta del capolavoro che poteva essere con un po' più di coraggio e meno interesse ai risultati del botteghino, e come lettore accanito di fumetti Marvel potrei lamentarmi di molti aspetti: penso ad esempio al poco spazio lasciato ad un personaggio come Bucky, o lo spreco che si è fatto non mettendo Hugo Weaving nelle condizioni di tirare fuori quella nemesi iconica che potrebbe essere il Teschio Rosso, oppure ancora la scelta di rappresentare uno Steve Rogers così immaturo e non il veterano di guerra che tutti conoscono.Captain America: Il primo Vendicatore va però oltre il riferimento fumettistico, e il patrimonio narrativo a cui attinge viene coniugato dal regista con quel sense-of-wonder che nell'epoca del digitale al cinema si vede ormai raramente. In tal senso il film di Johnston può essere visto come quell'ultimo episodio di Indiana Jones che Spielberg non riesce a girare (e il cui aborto nessuno di noi avrebbe voluto vedere nel 2008), e tale tributo si fa dichiarato in più di un momento del film (si vedano ad esempio il look di Zola che ricalca quello di Toth nel primo episodio e -spoiler- la scena del Teschio Rosso con il cubo cosmico/Arca dell'Alleanza -spoiler-).Ci troviamo di fronte ad un film che non è paragonabile a Il Cavaliere Oscuro di Nolan, e nemmeno vuole esserlo. Johnston sceglie la strada opposta al realismo: tenta di farci sentire di nuovo quei ragazzini chiassosi e creduloni protagonisti di Matinè di Joe Dante e che tutti noi, che lo si ammetta oppure no, invidiamo. E ci riesce perfettamente.Nota: I più lo sapranno già, ma vale la pena ripeterlo: alla fine del film aspettate oltre i titoli di coda per vedere la scena che viene inserita immancabilmente in ogni film Marvel. In questo caso si tratta di un teaser del prossimo film: I Vendicatori.

 

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